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Una veduta degli interni della nuova galleria romana

Courtesy of 21Art

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Una veduta degli interni della nuova galleria romana

Courtesy of 21Art

A Roma apre 21Art

Dopo Treviso e Padova, la società benefit fondata da Alessandro Benetton inaugura uno spazio rinnovato da Fosbury Architecture e apre il 2026 con una mostra corale tra giovani promesse e grandi nomi dell’arte contemporanea

Monica Trigona

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Nel tessuto già stratificato dell’arte romana, dove ogni nuova apertura è chiamata a misurarsi con una storia millenaria e con una scena contemporanea sempre più esigente, l’arrivo di 21Art non passa inosservato, tanto più che a fondare la nuova realtà è la società benefit di Alessandro Benetton. Dopo le esperienze di Treviso e Padova, dal 29 gennaio 2026, in Largo della Fontanella di Borghese, a pochi passi da alcuni dei luoghi simbolo della città, la sede romana promette un programma ambizioso.

Innanzitutto nasce da un importante intervento di ristrutturazione firmato da Fosbury Architecture, collettivo noto per aver curato il Padiglione Italia alla Biennale di Architettura 2023. Lo spazio, ripensato con rigore e misura, si offre come contenitore neutro ma non indifferente, capace di accogliere linguaggi diversi senza annullarli, in una dialettica tra architettura e opere che richiama la migliore tradizione espositiva italiana.

L’apertura al pubblico è accompagnata da una mostra corale – visitabile fino al 24 aprile - che riunisce dieci artisti rappresentativi dell’identità di 21Art: Valerio Adami, Gonzalo Borondo, Pierpaolo Calzolari, Mario Ceroli, Jan Fabre, Ahmet Günestekin, Ania Hobson, Cristiano Pintaldi, Piero Pizzi Cannella, Emma Talbot. Un insieme eterogeneo per generazioni, poetiche e materiali, che attraversa alcune delle direttrici fondamentali dell’arte tra XX e XXI secolo. La superficie pittorica e installativa diventa campo di tensione: Calzolari e Ceroli la trattano come materia viva, corpo e spazio insieme; Fabre, Adami, Pizzi Cannella e Günestekin costruiscono narrazioni dense di memoria, mito e stratificazione simbolica; Emma Talbot inscrive il suo segno in una riflessione sull’universo femminile, intimo e politico al tempo stesso. Accanto a loro, Gonzalo Borondo sperimenta supporti e materiali in una pratica che dialoga con l’arte pubblica e il gesto effimero, mentre Cristiano Pintaldi, con i suoi pixel dipinti, traduce l’immaginario digitale in una pittura che guarda consapevolmente alla tradizione. Ania Hobson, infine, affida alla figurazione quotidiana uno sguardo poetico, sospeso tra realtà e introspezione.

La nuova galleria romana si inserisce in una strategia ampia. Come sottolinea il CEO Davide Vanin, 21Art nasce da un’idea di fiducia nel tempo lungo dell’arte, nella crescita degli artisti e nel dialogo con istituzioni, fondazioni e collezionisti. Roma diventa così uno snodo strategico, destinato a ospitare mostre personali e momenti di approfondimento, in dialogo con le altre sedi e con le future aperture già annunciate – da Montecarlo a Milano, fino a Cortina d’Ampezzo. In un panorama spesso polarizzato tra mercato e ricerca, 21Art sembra rivendicare una terza via: quella di una galleria come luogo di relazione, sostenuta anche dal progetto del 21Art Club, comunità di artisti, collezionisti e operatori culturali. Un modello che guarda all’arte non come semplice bene di scambio, ma come pratica condivisa e responsabilità collettiva.

 

Una veduta degli interni della nuova galleria romana. Courtesy of 21Art

Monica Trigona, 14 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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