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Una fotografia dalla serie «New York» di Matilde Damele

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Una fotografia dalla serie «New York» di Matilde Damele

A Trastevere la New York di Matilde Damele

Al Museo di Roma in Trastevere gli scatti anticonvenzionali e periferici della Grande Mela avvolta da un’atmosfera sospesa e poetica

Letizia Riccio

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Una metropoli dolente e periferica è ritratta negli scatti della mostra «New York» di Matilde Damele, a cura di Giovanni De Angelis, aperta dal 10 giugno al 13 settembre al Museo di Roma in Trastevere. Matilde Damele è una neolaureata con la passione per la fotografia, quando, nel 1999 si trasferisce nella Grande Mela per seguire un corso di fotografia, la sua passione. Qui scopre un mondo che, in un certo senso assomiglia alla sua interiorità in quel passaggio di vita, spaesata e un po’ solitaria, propria di chi vive in un luogo che non le è appartenuto fino a quel momento. Inizia una ricerca fotografica durata quindici anni, che dà vita al lavoro in gran parte esposto a Roma e pubblicato integralmente nel volume New York, 1999-2014, edito dalla berlinese DCV. Bolognese di nascita e romana d’adozione (dopo una parentesi londinese), Matilde Damele (1969) ritrova parte delle atmosfere newyorkesi nella periferia capitolina, a Porta Maggiore, «una zona che rispecchia il mio stato d’animo, quello di una persona che appena arriva vorrebbe già ripartire e fatica ad appartenere a un luogo», spiega la fotografa durante l’inaugurazione, riferendosi alle immagini di tram e fermate di bus delle fotografie di Roma. Anche negli scatti di New York appaiono diversi uomini e donne a bordo di mezzi pubblici o in attesa di un autobus, in un’atmosfera sospesa. Un uomo cammina a testa china all’interno della metropolitana, una donna in mezzo alla folla ha lo sguardo perso, una ragazzina fissa l’obiettivo della Leica M6 di Matilde, in piedi accanto al suo chiosco di pane arabo: istantanee che fermano la quotidianità newyorkese che non ti aspetti.

«Sono fotografie che potrebbero essere state scattate a metà del Novecento, commenta il curatore De Angelis. Alcune presentano qualche citazione degli artisti che Marta ama; come nel caso del giovane che si affaccia con un gatto a fianco: ricorda l’immagine di Helen Levitt della bambina alla finestra con un cane accanto». In mostra, anche fotografie di Coney Island, la spiaggia popolare dei newyorkesi, dove il sole si prende sdraiati come capita e ci si ripara con un ombrello per la pioggia, quanto di più lontano dall’immaginario glamour sulla città restituito da film e serie tv; ma il fascino di questi scatti risiede proprio nella loro cifra anticonvenzionale, lontana persino dalle cronache del crollo delle Torri Gemelle, avvenimento che Matilde Damele ha fotografato nel volume Here is New York: A Democracy of Photographs (2003).

Con «New York» e la sua appendice su Porta Maggiore, il Museo di Roma in Trastevere aggiunge un altro interessante spaccato su temi a metà fra la capitale e gli Stati Uniti. In questi giorni sono, infatti, visitabili anche le mostre «À Rome la nuit. Fotografie di Hervé Gloaguen» (fino al 6 settembre), con immagini di Roma scattate dal 1975 al 1995, e «Lungo le Strade Blu. Along the Blue Highways» (fino al 4 ottobre), fotografie di Francesco Conversano realizzate dal regista negli Stati Uniti dal 1999 al 2017.

Una fotografia dalla serie «New York» di Matilde Damele

Letizia Riccio, 10 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

A Trastevere la New York di Matilde Damele | Letizia Riccio

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