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Chiara Caterina Ortelli
Leggi i suoi articoliCi sono mostre che si visitano e mostre che si attraversano. Quella di Mohamed Bourouissa (1978) al Migros Museum für Gegenwartskunst di Zurigo appartiene alla seconda categoria. Dal 13 giugno al 6 settembre il museo presenta la prima personale dell’artista in Svizzera, «Pour Noubia», un viaggio geografico, affettivo, politico che parte da Blida, in Algeria, dov’è nato, attraversa la banlieue parigina e arriva fino a Osnabrück, in Germania. Tre luoghi e una vita intera. Quella dell’artista, ma anche e soprattutto quella di Noubia Meyer, sua zia, morta in Germania dopo un’esistenza vissuta ai margini di tutto ciò che solitamente viene raccontato: la storia dell’arte, i media dominanti, la politica ufficiale.
Bourouissa è un ritrattista del tempo presente. Non nel senso banale di chi fotografa la realtà per documentarla, ma nel senso più profondo di chi la abita con le persone che ritrae. Le sue opere nascono da relazioni reali: amici delle banlieue parigine, pazienti psichiatrici a Blida, comunità maghrebine a Gennevilliers. Il suo è uno sguardo che non estrae, non esotizza, non semplifica. Costruisce spazi in cui chi è normalmente escluso dalla rappresentazione trova finalmente posto.
Al centro della mostra c’è «Noubia», il film più recente dell’artista, realizzato a partire dall’archivio fotografico che la zia gli ha lasciato in eredità alla sua morte. Noubia era emigrata da Blida in Germania come sex worker: una traiettoria di vita che Bourouissa restituisce con una delicatezza che non scivola mai nel sentimentalismo. Il film non giudica, non redime, non spiega, ma vuole solo mostrare. Linguaggi diversi (film, animazione, Intelligenza Artificiale, fotografia e oggetti), inseriti in ambienti immersivi, guidano il visitatore lungo le tappe di questo percorso biografico e artistico. Non si tratta di una retrospettiva in senso tradizionale, ma di una mappa affettiva: ogni opera è un punto di riferimento, una stazione nel viaggio che Bourouissa compie insieme allo spettatore. Accanto alla zia Noubia, la mostra dà spazio ad altre figure femminili della famiglia e dell’entourage dell’artista: la cugina Alyssia, che con la sua presenza sfida le rappresentazioni stereotipate delle donne musulmane; un’altra zia che ha trascorso l’intera vita a Blida, contribuendo silenziosamente alla propria comunità. «Pour Noubia» è un tributo collettivo, un atto di memoria che si oppone all’oblio sistematico cui sono condannate certe esistenze.
La pubblicazione che accompagna la mostra, edita da Mousse Publishing insieme al Migros Museum e al Museum Marta Herford, include serie fotografiche inedite di Bourouissa e testi di Oriane Durand, Yasmin Naderi Afschar, Kathleen Rahn e Marie Robin, in quattro lingue (inglese, tedesco, francese e arabo). Una scelta editoriale che è già di per sé una dichiarazione di intenti: nessuna lingua privilegiata, nessuna gerarchia culturale.
Uno still dal video «Noubia», 2025, di Mohamed Bourouissa. © Mohamed Bourouissa, Noubia Meyer Collection, ProLitteris, Zurich