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Una veduta del Castello di Postignano (Pg)

Foto © Gratet & Maglione

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Una veduta del Castello di Postignano (Pg)

Foto © Gratet & Maglione

A che punto è la ricostruzione della provincia di Perugia a dieci anni dal sisma?

Oltre alle «valorizzazioni virtuose» di Postignano, Collazzone e Solomeo, «ci sono cantieri in corso, alcuni stanno per essere completati. La situazione è positiva perché i lavori stanno partendo. Certo, ci vorranno ancora cinque-sei anni per avere tutti i monumenti, le chiese e i borghi sistemati», sostiene Bernardino Sperandio, restauratore e presidente del Centro di diagnostica di Spoleto per i beni culturali

Stefano Miliani

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In un convegno del 12 febbraio su borghi e centri storici del Dipartimento di culture del progetto all’Università Iuav di Venezia, poi il 23 maggio in una giornata sul paesaggio umbro a Palazzo Donini a Perugia organizzata dalla rivista «Passaggi magazine», la storica dell’arte Caterina Bon Valsassina ha dato risalto a tre recuperi e «valorizzazioni virtuose» nella provincia perugina. Già direttore generale del Ministero della Cultura, dell’Istituto centrale per il restauro e soprintendente, adottando come criterio l’attenzione «al contesto territoriale, alla metodologia e ai materiali utilizzati per il restauro architettonico», la storica dell’arte ha collocato in vetta al suo podio Postignano, presso Sellano, sorto fra il IX e X secolo attorno al castello: «Danneggiato dal sisma del 1997, scrive a «Il Giornale dell’Arte», il borgo venne acquistato dall’architetto Gennaro Matacena, rintracciò i proprietari dei diversi edifici (tutti emigrati altrove) e ne iniziò il restauro nel rispetto sia delle norme antisismiche che dei materiali dell’architettura. Oggi il castello è un albergo diffuso, vi si tengono eventi culturali, ha ripreso vita dopo secoli di oblio. Il restauro c’è ma non si vede e questo è il miglior complimento che si possa fare». 

Al secondo posto Valsassina indica Collazzone, borgo del X-XI secolo attorno a un castello longobardo lungo la Perugia-Foligno: «È stato ristrutturato come relais, con un restauro rispettoso, da quanto si vede dall’esterno. Ma per la vasca della piscina si sarebbe dovuto scegliere un colore meno hollywoodiano». Infine Bon Valsassina piazza sul podio il borgo di Solomeo presso Corciano: «Grazie all’imprenditore Brunello Cucinelli è stato curato fin nei minimi dettagli» e qui, con un teatro e una biblioteca aperta a tutti, l’«“attenzione al contesto territoriale” è diventata un esempio di “utopia viva”».

San Pellegrino, frazione di Norcia, 2 luglio © Dino Sperandio

Nella provincia di Perugia diventa inevitabile chiedere come stanno i borghi colpiti dal terremoto del 2016. L’Usr-Ufficio speciale ricostruzione Umbria, che si occupa della ricostruzione privata ed è coordinato dall’ingegner Gianluca Fagotti, alla nostra testata risponde: «La ricostruzione sta registrando una svolta decisiva, guidata da una strategia che unisce il ripristino strutturale al rilancio economico del territorio. Il 2026 si configura come l’anno chiave per l’avvio della ricostruzione nei piccoli borghi ricompresi nei Piani attuativi e Programmi straordinari dei Comuni più colpiti che rientrano nel cosiddetto “super cratere” ossia Cascia, Norcia e Preci».

Al 30 giugno, nel comparto di sua competenza, l’Usr dichiara 3.949 cantieri avviati, 2.514 conclusi e saldati; su 5.487 istanze presentate 3.973 quelle concesse, 1.046 quelle archiviate o rigettate: «Lo stato di attuazione è pari al 91%». Dal 2017 al 2025 l’ufficio regionale scrive di aver concesso poco più di un miliardo e 555 milioni di contributi e di aver finora erogato 911 milioni di euro. Con «Il Giornale dell’Arte» Fagotti condivide questo bilancio: «A dieci anni dal sisma, la ricostruzione in Umbria si è trasformata da risposta all’emergenza in un modello di rigenerazione rendendo il nostro territorio più sicuro, efficiente e sostenibile. Questo traguardo è il frutto del costante “gioco di squadra” tra Regione, Ufficio speciale ricostruzione, struttura del Commissario straordinario sisma 2016, Comuni, professionisti e cittadini: una collaborazione sinergica che ha permesso di convertire una sfida ardua in risultati tangibili e tempestivi. Non è un caso che l’esperienza maturata con il sisma del centro Italia sia stata assunta dal Governo come riferimento per la legge quadro n. 40/2025. Questa norma non rappresenta una semplice innovazione normativa, ma la stabilizzazione nazionale di quel “saper fare” e di quelle migliori prassi sperimentate con determinazione anche nel nostro “laboratorio” regionale».

In generale nel «cratere» le case hanno avuto la priorità. Norcia ha ripreso da tempo a vivere, è vero; in autunno ha inaugurato la ricostruita Basilica di San Benedetto, mentre questa primavera ha riaperto il Teatro e il Palazzo comunale, sono in restauro la concattedrale di Santa Maria Argentea, Sant’Agostino minore, la rocca della Castellina. Ciononostante (analogamente a frazioni come quella di Piedivalle) molti abitanti vivono ancora nelle Sae, le Strutture abitative d’emergenza, e più negozianti hanno l’esercizio nelle strutture prefabbricate fuori dalle mura.

Campi Alto, 2 luglio 2026. Foto © Dino Sperandio

Già: le frazioni della città di San Benedetto? Laddove le infrastrutture, come le strade, hanno collassato il processo è stato molto rallentato. A San Pellegrino sono iniziati i lavori di alcuni comparti, ma lo scenario non è consolante. Campi Alto, affacciato sulla valle, ad agosto 2025 era ancora pieno di macerie. Per una ragione: gli abitanti hanno richiesto che restassero per essere sicuri che venissero usate per ricostruire. La loro rimozione è iniziata da poco: appaltato il recupero del paese, avviati i primi interventi. Nella sottostante chiesa di San Salvatore in Campi devono partire i restauri appaltati. Ad Ancarano sta decollando il recupero della chiesa di Santa Maria della Bianca. A Frascaro il sisma annientò la chiesa gotica di Sant’Antonio: è stata ricostruita, i tecnici stanno ricomponendo le volte a crociera. A Preci Alto i lavori sono a buon punto, mentre prosegue il restauro della sottostante abbazia di Sant’Eutizio: ricomposto e ricollocato a dicembre 2025 il rosone della facciata, la chiesa è quasi ultimata e si lavora nel monastero; resta il compito più arduo, ricostruire la rupe.

Castelluccio, devastata il 30 ottobre 2016, è un capitolo a sé. Anzi tutto sulla collina si sta costruendo una avveniristica piastra per un isolamento antisismico. Negli incontri tecnici gli abitanti hanno chiesto che venissero ripristinate le forme precedenti all’autunno 2016, tuttavia nell’ultimo mezzo secolo superfetazioni, finiture come infissi in alluminio, intonaci di cemento in numerosi edifici avevano abbassato molto la qualità. La Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio umbra ci fa sapere di aver raccomandato di riprendere il profilo urbanistico e, al contempo, di scegliere infissi in legno, intonaci a calce, comignoli tradizionali, disegni uniformi nelle scale esterne e nelle ringhiere perché dettagli simili fanno la differenza. La parte più consistente dei cantieri è avviata da poco o in partenza.

Oltre la Valnerina, a sud di Cascia nel dicembre scorso a Monteleone di Spoleto ha riaperto la chiesa francescana del XIV secolo di San Francesco i cui lavori erano coordinati dalla ex Soprintendenza speciale sisma 2016 (da questa primavera confluita nel nuovo Istituto centrale per la gestione dei rischi del patrimonio culturale diretto da Claudia Cenci, che guidava quella stessa soprintendenza): restaurati tra l’altro gli affreschi del ’300 e ’400, il cassettonato ligneo settecentesco, le volte, le coperture dell’abside, della sacrestia e della navata centrale.

Quale valutazione dà Bernardino Sperandio, restauratore e presidente del Centro di diagnostica di Spoleto per i beni culturali, già sindaco di Trevi, fotografo, che da sempre segue la Valnerina? «La ricostruzione va avanti molto bene nel settore privato, quello pubblico ha ancora qualche difficoltà, ma ci sono cantieri in corso, alcuni stanno per essere completati. La situazione è positiva perché i lavori stanno partendo. Certo, ci vorranno ancora cinque-sei anni per avere tutti i monumenti, le chiese e i borghi sistemati». Ed è passato un decennio.

Chiesa di San Francesco, Monteleone di Spoleto (Pg), 6 dicembre 2025. Foto Caterina Careccia, Ministero della Cultura

Stefano Miliani, 10 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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