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Roberta Bosco
Leggi i suoi articoliA meno di due settimane dall’inaugurazione di ARCO (dal 4 all'8 marzo) la più importante fiera d’arte contemporanea della Spagna, le gallerie sono sul piede di guerra. Dopo il successo dello sciopero di 5 giorni, dal 2 al 7 febbraio, non vogliono che l’opinione pubblica perda interesse e attenzione per il problema. Per questo oggi, 20 febbraio, hanno approfittato la presentazione della fiera a Barcellona, per convocare un sit-in nel Museo de Arte Contemporaneo di Barcellona (Macba) a cui hanno partecipato tutte le associazione del settore, non solo galleristi, ma anche critici, artisti e professionisti del mondo dell’arte. «È importante che il pubblico capisca che l’arte non interessa e muove solo una manciata di gallerie, ma un settore molto ampio e diversificato» ha affermato Joana Roda, direttrice della barcellonese Bombon Projects, che forma parte del comitato direttivo di ARCO.
La mozione recentemente presentata alla commissione Cultura del Senato dal partito indipendentista Junts per Catalunya è stata appoggiata da tutti i partiti, meno il Partito Socialista (PSOE) che sembra ancora credere che l’arte non sia un bene sociale ma un privilegio per pochi fortunati. «In questo modo cercando di non favorire quelli che considerano dei privilegiati, finiscono per danneggiare un intero settore, mettendo galleristi ed artisti spagnoli in una posizione di chiara inferiorità rispetto ai loro colleghi europei. Non vogliamo una riduzione simbolica, ma che l’aliquota sia equiparata di modo da poter essere competitivi a livello europeo. Inoltre la Spagna è l’unico paese che applica una tassa sull’esportazione e che per questo è stato denunciato agli organismo dell’Unione Europea» ha affermato Marc Domènech, uno dei galleristi catalani presenti ad ARCO, che forma parte della direzione del Consorzio di Gallerie d’Arte Contemporanea della Spagna, che coordina le proteste
La fiera ARCO si svolgerà a Madrid dal 4 all'8 marzo. Courtesy of ARCO
La fiera coinvolgerà ben 211 gallerie. Courtesy of ARCO
La direttrice di ARCO, Maribel López, non vuole sbilanciarsi e si limita a ribadire l’appoggio totale dell’istituzione che dirige alle rivendicazioni delle gallerie. Oggi vuole concentrarsi innanzitutto sulle novità di una fiera che compie 45 anni ritrovando lo spirito dei suoi inizi, quando era più interessata agli aspetti culturali e divulgativi che al mercato “puro e duro” come dicono in Spagna. Per questo tornano ad essere numerosi gli spazi istituzionali (musei, centri d’arte, fondazioni…) che negli ultimi anni avevano diminuito la loro presenza. «Anche se 45 anni sono un anniversario che merita di essere festeggiato, non abbiamo voluto farlo in modo sfarzoso, ma al contrario sottolinearlo con gesti piccoli ma importanti» ha spiegato López. Uno di questi è la caratteristica borsa di ARCO che va a ruba ogni anno e in quest’occasione è stata realizzata con la moquette recuperata dal Guest lounge dell’anno scorso. «Non possiamo continuare a sprecare a questo ritmo, le risorse non sono eterne» ha dichiarato la direttrice, che annuncia sorprese anche per quanto riguarda il catalogo, che quest’anno è stato incaricato a Lacasta, uno studio di disegno grafico con sede a Madrid e Parigi che si caratterizza per coniugare passione e riflessione, classicità e contemporaneità, in progetti estremamente originali e innovativi.
Dopo tre anni dedicato all’acqua il filo conduttore delle sezioni curate di questa e delle prossime due edizioni, affronterà il tema del futuro a partire dal presente. Con il titolo ARCO2045: el futuro, por ahora (il futuro per adesso), la sezione centrale curata da Jose Luis Blondet e Magali Arriola, invita a riflettere su possibili scenari futuri che ci permettano di intravvedere nuovi orizzonti. «La sezione centrale del 45mo anniversario si divide per la prima volta in due spazi che avranno un marcato carattere scenografico e teatrale» ha anticipato López ricordando le cifre della fiera: 211 gallerie (139 internazionali), 30 paesi rappresentati, 38 progetti d’artista inediti presentati da 41 gallerie e 90 tra case editrici, librerie ed agenti culturali di più di 20 Paesi. Le gallerie italiane sono 13: Francesca Minini, Gilda Lavia, Lia Rumma, Massimo Minini, Monitor, P420, Pinksummer, Prometeo Gallery, Studio Trisorio, Vistamare e Ada, a cui si sommano Richard Saltoun e Thaddeus Ropac, che seppur inglesi hanno una sede in Italia.
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