Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

Una veduta degli scavi nel foro di Via Annia nel Parco archeologico di Altino

Image

Una veduta degli scavi nel foro di Via Annia nel Parco archeologico di Altino

Ad Altino riemergono il foro, le botteghe e un tratto della via Annia

Nell’antica città romana in provincia di Venezia stanno per concludersi gli scavi (saranno ricoperti) nei ventisei ettari di terreno da poco acquisiti nella campagna altinate

Veronica Rodenigo

Leggi i suoi articoli

Ventisei ettari nella campagna altinate costituiscono la nuova acquisizione, grazie a un investimento ministeriale di 3 milioni di euro, del Parco Archeologico di Altino. Una vasta area corrispondente a una porzione urbana dell’antica città romana all’interno della quale puntuali e recenti scavi si sono concentrati in tre precise aree: foro, vicina basilica e una porzione di uno dei due teatri, quello di maggiori dimensioni.

Oggetto della campagna, avviata nell’ottobre del 2025 e prossima alla conclusione, sono stati 602 metri quadrati circondati da erba medica, papaveri, alte spighe di grano. Indagini preliminari attraverso fotografie iperspettrali e magnometria (2007-2009) hanno consentito di ricostruire parzialmente la forma urbis e di meglio orientare i saggi, promossi e diretti dal Parco grazie a un finanziamento dedicato di 210mila euro della Direzione generale Musei del Ministero della Cultura, con il coinvolgimento dello staff tecnico del Parco, di archeologi professionisti e del Centro Interdipartimentale di Ricerca Studio e Conservazione dei Beni Archeologici, Architettonici e Storico-Artistici (CIBA) del Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Padova.

Le indagini stratigrafiche hanno restituito alcune lastre calcaree attribuibili alla pavimentazione del foro, lacerti di colonne di un porticato, la presenza di tabernae, tracce della vicina basilica, una porzione lastricata della via Annia in buono stato di conservazione, tratti dei muri della cavea del Teatro grande. Ma la campagna attesta anche le progressive fasi di spoliazione, precedenti e successive al VII secolo d.C. che caratterizzarono l’antica Altino sino al suo definitivo abbandono, utilizzata come una cava da cui estrarre materiale lapideo e mattoni. «Gli scavi, dichiara Marianna Bressan, direttrice dei Musei Archeologici Nazionali di Venezia e della Laguna, hanno dimostrato che gli edifici romani sono stati oggetto di chirurgiche spoliazioni in età tardoantica e altomedievale perché gli elementi costruttivi venivano recuperati e riutilizzati altrove. È significativo che l’unico manufatto conservato sia la via Annia: ben costruita e di lunga percorrenza, era funzionale al trasferimento dei materiali edilizi e dunque è stata preservata il più a lungo possibile».

Ora, dopo una visita aperta al pubblico (in programma ce ne sarebbero state altre ma tutte rinviate causa condizioni meteo avverse), gli scavi verranno ricoperti in attesa delle successive indagini. «Perché, precisa ancora Bressan, questa campagna rappresenta il punto di arrivo del lungo lavoro di acquisizione dei terreni, successivo alle prospezioni rivelatrici di quasi vent’anni fa, e il punto di partenza per la programmazione futura della ricerca archeologica nel sito di Altino, con l’impegno del Parco come centro di propulsione e coordinamento degli studi».

Una veduta degli scavi nel foro dove sono riemerse delle botteghe nel Parco archeologico di Altino

Veronica Rodenigo, 05 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

Altri articoli dell'autore

Da Porto Marghera alle ex officine per la lavorazione del ferro nell’Arsenale sud, la nuova «entità corporea» avrà spazi per consultazione, ricerca, workshop, catalogazione e restauro di tutto l’eterogeneo patrimonio dell’Istituzione veneziana, ma sarà anche centro di produzione. Apertura nel 2027 

Luciano Pollifrone ha selezionato sedici progetti realizzati tra 1932 e il 1978 che compendiano l’approccio al design d’interni del maestro veneziano

Acqua salmastra, piogge acide, alghe, licheni, irraggiamento solare e un muro da sette tonnellate da maneggiare: il restauratore Federico Borgogni racconta il complesso intervento su «The Migrant Child» e le soluzioni allo studio per la sua conservazione 

Oltre al monumento funebre, che Gabriele D’Annunzio aveva concepito in modo programmatico, è stato rinnovato anche l’Auditorium dominato dal velivolo da cui il vate lanciò i volantini tricolore

Ad Altino riemergono il foro, le botteghe e un tratto della via Annia | Veronica Rodenigo

Ad Altino riemergono il foro, le botteghe e un tratto della via Annia | Veronica Rodenigo