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A restauro concluso «The Migrant Child» di Banksy è stato presentato all’Arsenale Nord: per due giorni sarà visibile su una barca che percorrerà i canali di Venezia in occasione della Biennale

Foto Veronica Rodenigo

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A restauro concluso «The Migrant Child» di Banksy è stato presentato all’Arsenale Nord: per due giorni sarà visibile su una barca che percorrerà i canali di Venezia in occasione della Biennale

Foto Veronica Rodenigo

Che sfida restaurare un Banksy a Venezia

Acqua salmastra, piogge acide, alghe, licheni, irraggiamento solare e un muro da sette tonnellate da maneggiare: il restauratore Federico Borgogni racconta il complesso intervento su «The Migrant Child» e le soluzioni allo studio per la sua conservazione 

Coperto da un drappo nero, su una barca ormeggiata all’Arsenale Nord di Venezia, «The Migrant Child», il celebre graffito di Bansky, nel tardo pomeriggio di ieri ha pazientemente atteso di essere svelato al pubblico per la prima volta dopo il distacco dalla sua sede originaria, Palazzo San Pantalon, e dopo l’accurato restauro avviato la scorsa estate.

Comparso nel maggio del 2019, acquisito da Banca Ifis con l’intero palazzo (il cui recupero è stato affidato a Zaha Hadid Architects con Th&Ma architettura), fino a domani compirà un piccolo tour tra i canali della città lagunare per mostrarsi a cittadini, turisti e visitatori della 61. Mostra internazionale d’Arte di Venezia.

Luca Zaia, presidente del Consiglio regionale del Veneto, Ernesto Fürstenberg Fassio, presidente di Banca Ifis, Vittorio Sgarbi e Kaylash Satyarthi, Premio Nobel per la pace 2014, ne hanno celebrato questa prima restituzione ricordando il messaggio umanitario di cui l’opera si fa portatrice. Lo step successivo sarà la sua ricollocazione, lambito dalle acque di rio di San Pantalon. Una scelta coerente e necessaria che apre però a interrogativi di natura conservativa.

Federico Borgogni, restauratore che si è occupato dell’intervento, ci aiuta a meglio comprenderne i delicati passaggi e le azioni più prossime, sempre in concerto con la Soprintendenza competente.

«Si è trattato di un restauro complicato, afferma Borgogni. Ci troviamo di fronte a un’opera eseguita su di un palazzo in procinto di crollo. Le difficoltà sono state quindi proprio nel consolidare sia la superficie pittorica ma anche il suo retro caratterizzato da diverse parti strutturali mancanti. Ho dovuto realizzare un sistema di ancoraggio con malte antisismiche. Ho agito prima su questa porzione e poi sulla fronte per dare consistenza all’insieme. Atro passaggio rilevante: la rimozione di alghe e licheni sulla superficie. Ricordiamo che il muro era completamente immerso nell’acqua salmastra ed era intriso di sali».

Le efflorescenze saline sono un problema molto diffuso in Laguna e di fatto molto nocive.
Esatto. Il problema non si presenta quando il muro mantiene la presenza del sale, ma quando lo esterna: la pellicola pittorica, in questo caso realizzata con spray acrilici, si rigonfia e poi si spacca. C’è stato dunque un grande lavoro dedicato alla rimozione dei sali. Analisi chimiche (per pellicola, colori e pigmenti) e termografiche hanno inoltre permesso di comprendere la composizione del muro. Un dato utilissimo perché il palazzo negli anni Sessanta è stato oggetto di un importante rimaneggiamento. Il bambino migrante è stato realizzato su di una parte ascrivibile a questo periodo, una porzione prevalentemente composta da calcestruzzo e mattoni. Ciò ha determinato il nulla osta da parte della Soprintendenza per la rimozione del muro. E un muro da 7 tonnellate da maneggiare è una cosa complicata, si rischiano cedimenti… Ho dovuto inventarmi un sistema di cerchiatura ossia costruire, man mano che si proseguiva con il taglio, una cornice di metallo per reggere la struttura.

Per quanto riguarda l’intervento sul graffito si è optato per il ritocco attraverso la tecnica della  puntinatura per ridare vivacità al colore in parte sbiadito e rendere al tempo stesso riconoscibile, come da prassi, l’integrazione. Non si deve forzare la mano. Bisogna sapersi fermare per non creare un falso. A me interessava ricreare una leggibilità soprattutto del fumogeno che, ad un’osservazione attenta, non è tale: si tratta del fusto di una radice a simboleggiare lo sradicamento del bambino migrante».

Ora il riposizionamento comporterà però delle soluzioni di carattere conservativo…
Se fossimo in un contesto diverso non ci sarebbero grandi problemi: basterebbe pensare a una teca attiva ossia con un sistema di controllo di temperatura e umidità. Ma qui siamo in presenza dell’acqua, con un innalzamento della marea ogni sei ore che può giungere a quasi a coprire più della metà dell’opera. È attualmente allo studio un progetto che preservi il graffito dall’acqua e dagli effetti dell’irraggiamento solare.

La pittura acrilica è molto più fragile rispetto alla tecnica dell’affresco, che viene realizzato sull’intonaco fresco: quando questo si asciuga viene inglobato il colore. Lo stencil è esattamente l’opposto: il colore rimane in superficie e non penetra. Questo lo rende molto più fragile. Accanto ad acque salmastra e piogge acide l’irraggiamento solare è un altro fattore determinante. Le prove termografiche hanno rilevato picchi di 80 gradi nel periodo estivo sulla superficie a sole battente.

Sarà sufficiente la soluzione attualmente allo studio?
Ci stiamo lavorando da diversi mesi. Abbiamo fatto molte prove anche «stressando» il colore per trovare una soluzione idonea. Dai test che abbiamo fatto possiamo dire che siamo sulla strada giusta.

Veronica Rodenigo, 08 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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