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Ermanno Arslan che lavora su una moneta alla Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme nell’agosto 1966

Foto Francesco Tiradritti

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Ermanno Arslan che lavora su una moneta alla Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme nell’agosto 1966

Foto Francesco Tiradritti

Addio a Ermanno Arslan, grande numismatico con la passione per l’Egitto antico

L’egittologo Francesco Tiradritti ricorda l’autorevole archeologo mancato il primo giugno, conservatore per trent’anni delle Civiche Raccolte Numismatiche di Milano, grazie al quale la città meneghina si riscoprì egittologica

Francesco Tiradritti

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Ermanno Alessio Arslan (Verona, 15 agosto 1940-Milano, 1º giugno 2026) è stato un numismatico di notevole valore i cui studi erano apprezzati e noti in tutto il mondo. Forse non tutti però sanno che nel suo sconfinato amore per l’archeologia, l’Egitto antico aveva un posto particolare.

Ho avuto modo di conoscere bene questa sua propensione perché, trentasei anni fa, mi volle a lavorare con lui come consulente egittologo delle Civiche Raccolte Archeologiche di Milano. Tutto quello che so su mostre e musei lo devo al fatto di avere avuto l’onore e il piacere di lavorare con lui per tredici anni. 

Quando lo conobbi stava collaborando all’organizzazione dei «I Celti» (Palazzo Grassi, 1991). Malgrado fosse impegnatissimo, acconsentì alla preparazione di un evento espositivo sulla raccolta egizia milanese, da inaugurare in concomitanza con il VI Congresso Internazionale di Egittologia di Torino (settembre 1991). 

Subito dopo fu la volta della pubblicazione di un sontuoso volume dedicato all’egittologo Luigi Vassalli (Milano, 8 gennaio 1818-Roma, 13 giugno 1881), i cui manoscritti e lettere erano stati da poco recuperati e riuniti dalla direttrice della Biblioteca del Castello Sforzesco Rina La Guardia. Arslan ebbe anche l’idea di organizzare una mostra dedicata a Vassalli al Museo Egizio del Cairo. In quell’occasione, era il 1994, i suoi mirabili disegni, era diplomato all’Accademia di Brera, furono esposti accanto ai monumenti da lui scoperti durante la sua attività di ispettore del Servizio delle Antichità egiziano. 

Grazie a queste iniziative Milano si riscoprì egittologica e Marina Arosio, segretaria di Arslan, ricevette da un parente un album con 47 fotografie che documentavano le varie fasi della costruzione del Museo Egizio del Cairo. Si scoprì così che l’edificio era opera della ditta edile di Giuseppe Garozzo e Francesco Zaffrani, due dei numerosi italiani emigrati in Egitto alla fine del XIX secolo. L’album fu il pretesto per una mostra che Carla Maria Burri, direttrice dell’Istituto Italiano del Cairo, volle per l’inaugurazione della sezione archeologica (14 dicembre 1995). 

Fu più o meno in quel periodo che Arslan lanciò il progetto di una mostra dedicata a Iside che vide la luce a Milano nel febbraio 1997. Con i suoi 720 reperti e un catalogo di altrettante pagine, resta uno degli eventi espositivi archeologici italiani più importanti.

Arslan riuscì anche ad acquistare cento dei reperti che si trovavano nei magazzini del Museo della Flagellazione di Gerusalemme. Padre Michele Piccirillo che era il direttore della collezione finì poi per cederli tutti. Tra il 1996 e il 1997 giunsero a Milano più di mille reperti, tra i quali il sigillo con il più antico cartiglio reale, un oggetto a nome di Tutankhamon e alcuni reperti provenienti dalle tombe reali della Valle dei Re. 

La galleria dedicata all’Antico Egitto al Castello Sforzesco è stata riaperta nel marzo scorzo. Molto di quello che i visitatori si trovano davanti agli occhi è grazie alla passione di Ermanno Arslan per quell’antica civiltà e al modo intelligente e innovativo con cui ha saputo proporla al pubblico. Un sentito grazie è quantomeno doveroso. 

Ricostruzione del sigillo del sovrano Peribsen con il più antico cartiglio della storia. Foto Francesco Tiradritti

Francesco Tiradritti, 03 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

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