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Gaspare Melchiorri
Leggi i suoi articoliAll’età di 95 anni è scomparso il 10 giugno a Düsseldorf Günther Uecker, artista celebre per i chiodi conficcati nelle sue tele. Il decesso è stato comunicato dalla sua galleria newyorkese, Lévy Gorvy Dayan, che non ne ha specificato la causa del decesso.
Uecker era nato nel 1930 a Kuhlen-Wendorf, un villaggio del Meclemburgo-Pomerania anteriore, allora un «Bezirk» (unità territoriale equivalente ai «Länder» della Germania ovest) dell’ex Ddr (la Repubblica Democratica Tedesca, allora conosciuta anche come «Germania est»). Iniziò la propria formazione artistica nel 1949, quando intraprese i suoi studi a Wismar. Frequentò poi la scuola d’arte di Berlino-Weißensee e, dopo la sua fuga dalla Germania est, si trasferì a Düsseldorf nel 1955, dove studiò sotto la guida di Otto Pankok alla Kunstakademie.
Uecker era uno dei principali nomi associati a Zero, gruppo d’avanguardia fondato nel 1957 da Otto Piene e Heinz Mack. L’artista vi aderì nel 1961, anche se già esponeva con il movimento, che finì per estendersi ben oltre la Germania, con le adesioni di Yves Klein e di Jean Tinguely.
Zero si prefiggeva lo scopo di riportare l’arte alle sue basi assolute. Nel manifesto del 1963, Piene, Mack e Uecker dichiararono: «Zero è l’inizio. Lo zero è rotondo. Lo zero è la rotazione». Uecker realizzava questo intento con le sue astrazioni, ottenute configgendo chiodi su varie superfici o oggetti, su tele, lightbox, televisori e altro ancora.
I chiodi di Uecker trovavano un senso nel dinamismo delle opere che l’artista tedesco realizzava. Piantava i chiodi in dischi che ruotavano, in sedie che non potevano più essere utilizzate o in un tronco d’albero meccanizzato che girava. In opere successive, ispirate ai deserti, Uecker ha conficcato i suoi chiodi su tele bianche che, se viste sotto una particolare illuminazione, proiettavano ombre che sembravano deformarsi e ruotare, finendo per assomigliare davvero a dei paesaggi desertici.
Günther Uecker ha anche insegnato, alla Kunstakademie di Düsseldorf, dal 1974 al 1995. Tra le sue ultime opere, vanno ricordate le vetrate blu della cattedrale di Schwerin, che vennero inaugurate nel dicembre dell’anno scorso. È rimasto attivissimo sino a qualche anno fa. Il critico d’arte Glenn Adamson nel 2019 riferiva che l’artista, all’epoca quasi novantenne, lavorava ancora sette giorni su sette, sei ore al giorno, nel suo studio di Düsseldorf.
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