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Redazione
Leggi i suoi articoliIl 2 febbraio scorso, all'età di 96 anni, si è spento Jean Widmer, l'uomo che è riuscito nell'impresa di racchiudere la complessità architettonica di uno degli edifici più audaci del mondo in poche, folgoranti linee nere. Il Centre Pompidou, annunciando la sua scomparsa, ha ricordato come il logo creato da Widmer nel 1977 sia diventato un'icona capace di sfidare i decenni senza perdere la propria forza grafica. Quel segno minimalista, caratterizzato da fasce orizzontali spezzate da una diagonale a zig-zag, non era solo un marchio, ma la traduzione visiva del genio strutturale di Renzo Piano e Richard Rogers, sintetizzato da Widmer in una forma universale e immediata.
Nonostante oggi sia impossibile immaginare il "Beaubourg" senza il suo logo, la sua adozione fu tutt'altro che scontata. Negli anni Settanta, il concetto di marketing culturale era ancora ai primordi e l'idea che un museo potesse avere un'identità visiva coordinata veniva vista con sospetto, quasi fosse una deriva commerciale troppo vicina al mondo della pubblicità. Widmer, tuttavia, riuscì a imporre la sua visione all'interno di un team di leggende del design internazionale, tra cui spiccano i nomi di Massimo Vignelli e Adrian Frutiger. Insieme, definirono anche quel sistema cromatico che ancora oggi guida i visitatori: il rosso per l'arte, il blu per il design industriale, il verde per la biblioteca e il viola per la musica.
Nato in Svizzera nel 1929 e formatosi alla scuola di Johannes Itten, esponente di spicco del Bauhaus, Widmer portò a Parigi il rigore e la pulizia formale elvetica. Prima di legare il suo nome alle istituzioni culturali, si era distinto come direttore artistico per riviste di moda come Le Jardin des Modes e per la cura dei cataloghi del Center for Industrial Creation. La sua capacità di elevare il design funzionale a opera d'arte trovò una delle massime espressioni lungo le autostrade francesi. Nei primi anni Settanta, infatti, fu incaricato di creare una serie di pittogrammi per segnalare i siti di interesse culturale lungo le arterie del Paese, un progetto nato per arginare l'invasione dei cartelloni pubblicitari in stile americano e offrire, invece, una segnaletica elegante e discreta.
Widmer amava ricordare che il logo del Pompidou fu il disegno più veloce della sua intera carriera: lo aveva già in testa, frutto di una capacità di astrazione coltivata in decenni di studi. Con la sua scomparsa, il mondo del design perde uno degli ultimi grandi maestri capaci di dimostrare che la semplicità non è un punto di partenza, ma il risultato di un profondo processo di comprensione della realtà.
I logo del Centre Pompidou disegnato da Jean Widmer
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