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Marco Benedetto

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Marco Benedetto

Addio a Marco Benedetto: maestro discreto dell’informazione e dell’editoria italiana

Marco Benedetto lascia un’eredità forte: quella di aver creduto nella qualità dell’informazione come servizio pubblico, nell’importanza della riflessione critica e nella responsabilità civile del giornalismo. La sua vita e la sua opera resteranno un riferimento per chiunque guardi alla stampa non come a un prodotto commerciale, ma come a un pilastro della cultura e della democrazia italiana.

Lavinia Trivulzio

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 Si è spento nella sua abitazione di Roma all’età di 80 anni Marco Benedetto, giornalista e manager editoriale tra i più influenti dell’Italia repubblicana. La sua scomparsa segna la fine di una stagione lunga oltre mezzo secolo, in cui Benedetto ha contribuito con competenza, visione e sobrietà alle grandi trasformazioni del mondo dell’informazione e dell’editoria nostrana.  Nato a Genova il 26 gennaio 1945, Benedetto è stato una figura chiave nel panorama giornalistico italiano fin dai suoi primi passi professionali. Dopo gli esordi come cronista presso l’agenzia ANSA, operando tra Genova e Londra, entrò nel cuore dei grandi gruppi editoriali nazionali: fu capo ufficio stampa alla Fiat, amministratore delegato dell’Editrice La Stampa, e dal 1984 divenne dirigente di vertice e poi amministratore delegato del Gruppo L’Espresso–Repubblica, ruolo che ricoprì per oltre due decenni. 

È difficile raccontare l’Italia dell’informazione senza il contributo di Benedetto. In anni segnati da profondi cambiamenti tecnologici, sociali e politici, egli seppe coniugare competenza giornalistica e rigorosa visione manageriale: introdusse la tecnologia nelle redazioni, supervisionò l’adozione del colore e la diversificazione dei contenuti, e fu artefice di strategie che consolidarono la leadership di giornali come Repubblica e La Stampa nel mercato italiano. Dopo l’uscita dal gruppo L’Espresso–Repubblica, Benedetto non lasciò il mondo dell’informazione. Nel 2009 fondò il sito online Blitzquotidiano, che diresse fino al 2018, portando la sua esperienza nel digitale e formando una nuova generazione di giornalisti, con un equilibrio tra rigore professionale e linguaggi contemporanei. La sua carriera attraversa momenti cruciali della storia editoriale italiana: dalla modernizzazione delle redazioni negli anni Ottanta all’avvento del giornalismo digitale nel nuovo millennio. Non era uomo di clamore, ma di scelte ponderate, consapevole della responsabilità morale e civile dell’informazione in una democrazia matura.

Colleghi e uomini di cultura ricordano Benedetto come una persona di grande rigore, spirito critico e profonda umanità, capace di leggere la trasformazione del Paese con occhi acuti e posati. “Un genio dell’editoria”, disse di lui un maestro del giornalismo nazionale, sottolineando come la sua influenza sia stata spesso discreta ma decisiva. La sua scomparsa lascia un vuoto nel giornalismo italiano non solo per i ruoli istituzionali ricoperti, ma soprattutto per la sua capacità di intrecciare cultura, informazione e visione strategica, contribuendo a fare dell’editoria un elemento vivo e critico del dibattito pubblico

Lavinia Trivulzio, 12 dicembre 2025 | © Riproduzione riservata

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