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Elena Franzoia
Leggi i suoi articoliLo scorso 20 novembre è mancato Massimo Ricci, tra i massimi studiosi a livello internazionale dell’architettura brunelleschiana e in particolare del capolavoro più epico e complesso del grande «Pippo»: la Cupola di Santa Maria del Fiore. Coinvolgente e cordiale, Ricci era un toscano verace e un architetto che amava il cantiere. Dal 1975, con un lunghissimo percorso, la Cupola infatti se l’era spiegata, aiutando a svelare i molti segreti che lo stesso Brunelleschi non spiegò mai, non solo attraverso le complicate proiezioni della geometria descrittiva, ma anche attraverso i semplici strumenti che un uomo dell’epoca di Brunelleschi poteva avere. Nel dettagliato racconto che lo stesso Ricci ha fatto delle sue scoperte, afferma infatti: «Limitai le operazioni possibili a quelle eseguibili con i soli strumenti adoperati nei cantieri dell’epoca: il filo a piombo, l’archipenzolo e la squadra».
Nel 1984 Ricci intraprese, come ebbe occasione di scrivere, «la costruzione del grande modello della Cupola in muratura di mattoni del peso di circa 500 tonnellate in scala 1:5 nel Parco dell’Anconella a Firenze (…). Questo modello costituisce la conclusione delle ricerche sul metodo costruttivo della Cupola. È stato concepito per approfondire le verifiche sugli aspetti operativi del metodo costruttivo ipotizzato. L’esperimento, noto ormai a livello internazionale, sta dando risultati importantissimi che permettono la decifrazione capillare della tessitura muraria della Cupola e la spiegazione razionale del ruolo di tutti i dispositivi lasciati in opera dal Brunelleschi (staffe, ganci e simili apparecchi presenti nel Monumento). I miei muratori sono stati forniti dalla Scuola Edile della Provincia di Firenze e da studenti di Architettura del mio corso, afferenti alla mia Associazione Filippo di Ser Brunellesco».
Nato a Firenze il 13 maggio 1946, Ricci si era laureato con il massimo dei voti e la lode presso la Facoltà di Architettura della sua città, con la quale ha continuato per tutta la vita a collaborare come ricercatore e professore di Tecnologia dell’architettura e dei materiali. Non solo appassionato ricercatore e divulgatore, ma molto attivo anche nel campo professionale, Ricci ha consolidato e restaurato importanti testimonianze storiche come il complesso monumentale della Chiesa e Convento di Santa Maria a Mercatale (sec. VI-XII), la Pieve e la Torre Longobarda di Corsignano di Pienza (sec.VI-XIV) e alcune antiche chiese sull’isola d’Elba, oltre ad avere fornito consulenze per la Cattedrale di Pienza, dal complesso quadro statico e fessurativo, e dell’Antica Borsa di Valencia (1457), città con la cui università ha collaborato e che gli ha intitolato una borsa di studio. Lungimirante e premonitore anche il lungo impegno dell’architetto nei temi oggi attualissimi della sostenibilità energetica e ambientale.
Massimo Ricci all’Anconella con una delegazione di studiosi russi nel 2020
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