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Michelangelo Tonelli
Leggi i suoi articoliÈ scomparso oggi, all’età di 69 anni, il maestro Beppe Vessicchio. Nato a Napoli il 17 marzo 1956, guidato da una folta barba e da uno sguardo sempre attento, Vessicchio ha lasciato un segno indelebile nella musica italiana, grazie al suo talento come arrangiatore, compositore e direttore d’orchestra, e alla sua capacità di parlare al grande pubblico restando un autentico uomo di musica. Vessicchio cresce nella vivace atmosfera musicale partenopea: da studente di architettura sente però la chiamata della musica e inizia presto a collaborare con artisti come Peppino di Capri, Edoardo Bennato e Nino Buonocore. Negli anni ’80 inizia la profonda collaborazione con Gino Paoli, dando vita ad arrangiamenti e brani iconici come Ti lascio una canzone, Cosa farò da grande e Una lunga storia d’amore. Dal 1990 in poi, Vessicchio diventa presenza fissa al Festival di Sanremo, dirigendo l’orchestra in molte edizioni della kermesse musicale. La frase «Dirige l’orchestra il maestro Beppe Vessicchio» divenne, per molti italiani, sinonimo di qualità musicale, ma anche di affetto popolare. Nel corso della carriera ha vinto più volte la competizione come direttore d’orchestra (tra cui con Piccola Orchestra Avion Travel nel 2000, Alexia nel 2003, Valerio Scanu nel 2010 e Roberto Vecchioni nel 2011). Non solo trenta edizioni di Sanremo: Vessicchio ha operato anche come direttore e docente in programmi televisivi come Amici di Maria De Filippi (dal 2001 al 2012 e poi nuovamente dal 2018 al 2022) e in altri progetti musicali e televisivi, mettendo al servizio dei giovani generazioni la sua esperienza.
Tra le sue curiosità: la passione per l’armonia in ogni sua declinazione – dalla musica al vino, fino agli studi sulle vibrazioni e sulle relazioni tra suono e materia – testimonia una visione larga e gentile dell’arte. Con la sua morte, l’Italia perde non soltanto un musicista di primissimo piano, ma anche un volto – ed una voce – che ha saputo attraversare generazioni, fonderne di diverse, incantare con semplicità. Il suo stile era fatto di misura, di tecnica, ma anche di umiltà e di simpatia: la barba era diventata un’icona, la bacchetta una promessa di armonia. In un’epoca in cui talvolta la musica si fa rumore, Vessicchio ricordava che «ogni persona è come una corda e possiede una capacità di vibrazione». Un addio, ma una “nota che resta”. I funerali saranno celebrati in forma strettamente privata, come richiesto dalla famiglia, in attesa che il mondo della musica trovi il modo pubblico di rendere omaggio al maestro. Ai suoi collaboratori, ai cantanti che lo scelsero, agli spettatori che lo applaudirono, rimane la traccia di una presenza che sapeva trasformare un gesto – un colpo di bacchetta – nella promessa di un accordo: tra tradizione e contemporaneità, tra palco e casa, tra scuola e sogno.
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