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Luana De Micco
Leggi i suoi articoliTra illusioni ottiche, sculture che sembrano vive, immagini sintetiche e identità generate da algoritmi, i Magasins Généraux di Pantin, alle porte di Parigi, dedicano l’estate a una domanda che al giorno d’oggi ci poniamo molto di frequente: siamo ancora capaci di distinguere il vero dal falso? Dal 25 giugno al 27 settembre, il centro d’arte sul Canal de l’Ourcq, presenta «Simulacres», una mostra collettiva, curata da Anna Labouze e Keimis Henni, che riunisce artisti di generazioni e provenienze differenti attorno ai temi del mimetismo, dell’illusione e della simulazione. L’obiettivo è comprendere come gli artisti «confondono i confini tra realtà e apparenza», esplorando o anticipando il rapporto tra realtà e rappresentazione, e utilizzando tecniche diverse, dalle pratiche artigianali alle tecnologie più avanzate. Il percorso si articola in tre sezioni: iperrealismo, illusione e simulazione. In questo contesto si inserisce il lavoro dell’artista statunitense Tony Matelli (Chicago, 1971), noto tanto per le sue destabilizzanti sculture figurative a grandezza naturale quanto per la rivisitazione di oggetti della vita quotidiana, come i bouquet di fiori capovolti in bronzo policromo. A Pantin viene presentata un’opera della serie «Arrangement» (2022), una scultura iperrealistica in silicone in cui l’artista si ritrae con la testa piegata sul collo: una riflessione sulla condizione umana e l’alienazione. L’iperrealismo assume forme differenti nei disegni di Arinze Stanley o ancora nelle sorprendenti tele dell’artista algerino Dhewadi Hadjab, la cui pratica combina pittura e fotografia per esplorare il movimento dei corpi nello spazio.
Nella seconda sezione, dedicata all’illusione, non si tratta più di restare fedeli al reale, per quanto reinventato e improbabile, ma di destabilizzare i sensi. Sono presentate, per esempio, le opere di Ann Veronica Janssens e Iván Navarro, artista cileno noto per le sue sculture in neon e luci fluorescenti a sfondo politico, di cui è esposto «Polka 3» (2022): «Installazioni, dispositivi e ambienti mobilitano luce, prospettiva, movimento». Il visitatore viene invitato a dubitare non tanto delle immagini, quanto della propria percezione. La terza parte affronta il tema contemporaneo della simulazione. Sono presentati lavori di artisti come Holly Herndon, Lou Fauroux o ancora Mat Dryhurst, che hanno contribuito a definire una riflessione critica sulle immagini generate dall’Intelligenza Artificiale, dai deepfake e dalle nuove forme di avatar sintetici. Le loro ricerche dialogano con quelle di Bill Posters e Jon Rafman, figure che da anni osservano le trasformazioni prodotte dalle piattaforme digitali, dagli algoritmi e dagli ambienti virtuali. Tra i lavori presentati figurano inoltre le opere di Maria Mavropoulou, Mayara Ferrão, Julius von Bismarck, Ryan Gander, Julian Charrière, Pauline Bastard, Sarah-Anaïs Desbenoit, Marine Ducroux-Gazio e del duo Laura Bottereau & Marine Fiquet. L’allestimento, affidato a Paf Atelier di Christopher Dessus, trasforma le sale dei Magasins Généraux, un ex sito industriale degli anni Trenta convertito in centro d’arte e sperimentazione nel 2016 dall’architetto Frédéric Jung, in una sorta di «palazzo degli specchi contemporaneo», con riflessi, giochi di luci e superfici che moltiplicano gli effetti di disorientamento prodotti dalle opere.
Mayara Ferrão, «Who prays to the dark ocean», 2025. © Mayara Ferrão
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