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Bassorilievo in argilla e smalto verde raffigurante uno dei quattro re guardiani celesti, Corea del Sud, Gyeongju, Monastero dei Quattro re guardiani celesti, regno del re Munmu, ca 679, Gyeongju, Museo Nazionale di Gyeongju

ⓒ Foto Museo Nazionale di Gyeongju

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Bassorilievo in argilla e smalto verde raffigurante uno dei quattro re guardiani celesti, Corea del Sud, Gyeongju, Monastero dei Quattro re guardiani celesti, regno del re Munmu, ca 679, Gyeongju, Museo Nazionale di Gyeongju

ⓒ Foto Museo Nazionale di Gyeongju

Al Musée Guimet l’età d’oro dell’antica civiltà coreana

I raffinati tesori del regno di Silla approdano per la prima volta in Europa, a Parigi: corone d’oro, gioielli, armature, reliquiari buddhisti, statue e preziosi manufatti raccontano l’ascesa di una raffinata cultura dell’Asia orientale

Luana De Micco

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Il Musée Guimet dedica per la prima volta in Europa una grande mostra all’antico regno di Silla, civiltà che per quasi un millennio (dal 57 a.C. al 935 d.C.) dominò la parte sud-orientale della penisola coreana, lasciando un’eredità artistica e spirituale decisiva per la storia del Paese. Organizzata in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Gyeongju, la mostra «Silla: l’Oro e il Sacro. Tesori reali della Corea» (dal 20 maggio al 31 agosto) riunisce tesori raramente concessi in prestito fuori dalla Corea del Sud: corone d’oro, gioielli, armature, reliquiari buddhisti, statue e preziosi manufatti che raccontano l’ascesa di una raffinata cultura dell’Asia orientale. Capitale della dinastia Silla, età d’oro dell’antica civiltà coreana, era Geumseong, oggi Gyeongju, patrimonio dell’Umanità Unesco per il suo parco dei tumuli, con le tombe dei re e regine, il grande tempio buddhista Hwangnyongsa e le vestigia monumentali di fortezze. Fu da qui che il regno di Silla costruì la propria potenza, da piccolo Stato della confederazione di Jinhan, a regno esteso su gran parte della penisola nel VII secolo, grazie all’alleanza con la dinastia cinese Tang.

La mostra del Guimet segue questo lungo percorso storico attraverso sei sezioni in cui si intrecciano archeologia, religione e storia. Le tombe monumentali di Gyeongju hanno restituito lance di ferro cerimoniali del III secolo, collane di giada, agata e cristallo, giare a forma di becco d’anatra e cresta di gallo.

Il regno di Silla era inserito in una vasta rete commerciale che collegava la Corea al Giappone, alla Cina, all’Asia centrale, fino al Mediterraneo. Di questi commerci e scambi sono presentati oggetti che arrivano da molto lontano, tra cui la preziosa daga con l’elsa e il fodero del pugnale decorati con granati e vetro intarsiato, rinvenuta in una tomba durante gli scavi di Gyerim-ro, testimonianza dei contatti con le culture dell’Asia centrale.

Cuore dell’esposizione è l’epoca dei sovrani Maripgan, quando il clan Kim consolidò il proprio potere, tra IV e VI secolo, a cui si riferisce una delle rare corone d’oro di quest’epoca pervenute fino ad oggi, scoperta nel 1921 a Gyeongju, in quella che da allora viene chiamata Geumgwanchong, la Tomba della Corona d’Oro. Alta e slanciata, la corona è composta da sottili lamine d’oro decorate con pendenti in giada verde e motivi che evocano alberi sacri e corna di cervo. Non era solo un ornamento regale, ma il simbolo del rapporto tra il sovrano e il cosmo, tra il mondo terreno e quello spirituale. Attorno alla corona, sono allestiti cinture, orecchini e altri gioielli, ampi collier, acconciature e coppe d’oro e in bronzo rinvenuti nei siti funerari. La mostra insiste anche sul ruolo centrale del Buddhismo nella trasformazione del regno. Adottata ufficialmente nel 527, la nuova religione fornì ai sovrani un potente strumento politico e spirituale. Con l’unificazione del regno, nel 676, il Silla diventa la «Terra di Buddha». Nelle vallate cominciano a sorgere nuovi monasteri, pagode, santuari. In mostra sono allestite raffinate statue di Buddha e Bodhisattva in bronzo dorato, reliquiari cesellati e decorazioni architettoniche provenienti dai grandi complessi religiosi di Bulguksa e Hwangnyongsa. Il percorso si chiude con una sezione dedicata alla grotta di Seokguram, il più celebre santuario buddhista della Corea, costruito nell’VIII secolo sul monte Toham. Una ricostruzione multimediale restituisce l’atmosfera della rotonda sacra, dominata dal Buddha sereno, seduto in meditazione, circondato da bodhisattva, guardiani ed esseri celesti.

Corona in oro e giada, Tomba della Corona d’oro, V secolo, Corea del Sud, Gyeongju, Museo Nazionale di Gyeongju. ⓒ Foto Museo Nazionale di Gyeongju

Statuetta femminile in argilla, VII secolo, Corea del Sud, Gyeongju, Hwangseong-dong, Museo Nazionale di Gyeongju. ⓒ Foto Museo Nazionale di Gyeongju

Luana De Micco, 20 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

Al Musée Guimet l’età d’oro dell’antica civiltà coreana | Luana De Micco

Al Musée Guimet l’età d’oro dell’antica civiltà coreana | Luana De Micco