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Gaspare Melchiorri
Leggi i suoi articoliAlle dieci di sera del 10 maggio 1933, sulla piazza dell’Opera di Berlino, «una delegazione di studenti sfilò preceduta dalla musica delle Squadre d'assalto [...], studenti con l'abito di gala delle rispettive corporazioni, tutti con una torcia in mano. I pompieri cosparsero di petrolio la pira e vi appiccarono il fuoco. I camion portarono allora i libri e gli studenti formarono una catena per gettarli nelle fiamme», come riportava un articolo del quotidiano «Le Temps» di due giorni dopo. A ogni pacco di libri gettato nelle fiamme, una voce gridava il nome dell'autore incriminato ed enunciava la sentenza: «Primo araldo: contro il materialismo e la lotta di classe, per un'unità del popolo e una concezione ideale della vita, affido alle fiamme gli scritti di Marx e di Kautsky». E così via: vengono bruciati ad esempio gli scritti di Freud, o ancora quelli di Erich Maria Remarque, «traditore letterario» nei confronti dei soldati della Grande Guerra. Quella notte vennero distrutti circa 25mila volumi, accusati dal regime nazista di corrompere lo spirito tedesco, di tradire la patria o di minare l’ordine morale.
Una mostra allestita alla Kasa dei Libri di Milano, dall’11 febbraio al 5 marzo, in ideale dialogo con le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, parte dal simbolo universale del fuoco olimpico, esplorandone però la faccia «cattiva», quella dell’elemento distruttore. L’argomento dell’allestimento è quindi quello dei roghi di libri, con un focus sul rogo di Berlino del 1933.
La mostra presenta nove aree, ciascuna dedicata a uno o più autori messi al bando, proposti nell’ordine in cui i loro libri furono gettati nel fuoco. Per ciascun autore vengono esposte edizioni coeve a quelle distrutte, sia in lingua tedesca, sia in traduzione italiana: in realtà molti di questi libri continuarono a essere pubblicati e letti nel nostro Paese anche dopo il 1933. Tra i casi più sorprendenti, quello di Emil Ludwig, autore dei Colloqui con Mussolini, che lo stesso duce aveva approvato, o quello di Erich Kästner, conosciuto soprattutto per i suoi libri per bambini.
In dialogo con il rogo di Berlino, la mostra dedica poi una sezione ai cinque autori italiani bruciati dal nazismo su altre piazze: Pietro Aretino, cantore di una libertà sessuale ante litteram; Giuseppe Antonio Borgese, cittadino del mondo e inguaribile utopista; Emilio Salgari, forse il più sorprendente dell’elenco, presente con un libro minore dei suoi moltissimi che poteva essere tacciato di antimilitarismo; Ignazio Silone, antifascista radicale, e Mura (unica donna), disinibita narratrice di romanzi leggeri. Di questi autori, la mostra espone libri italiani degli anni Trenta in abbondanza, sottolineando anche in questo caso un paradosso significativo: nonostante la censura e la distruzione in terra tedesca, in Italia tutti questi scrittori, ad eccezione di Silone, continuarono tranquillamente a essere pubblicati e letti.
Un particolare focus è dedicato dalla mostra alla casa editrice Querido Verlag che, fondata ad Amsterdam dall'editore olandese Emanuel Querido e dal direttore editoriale tedesco Fritz Landshoff, aveva come obiettivo la pubblicazione di autori banditi o messi al rogo dal regime nazista, tra cui figurano per esempio opere di Albert Einstein, dei fratelli Thomas ed Heinrich Mann. L’esperienza di Querido Verlag, durata dal 1933 al 1940, rappresenta una forma concreta di resistenza culturale: un progetto nato per rispondere all’emergenza, conclusosi tragicamente con l’invasione dei Paesi Bassi e la deportazione e uccisione di Emanuel Querido.
L’esposizione affronta inoltre il tema dell’«arte degenerata», espressione con cui il regime nazista bollò l’arte moderna, in nome della difesa della classicità, dell’ordine e dei valori della razza. Anche in questo caso sono esposti libri, libri d’artista e cataloghi del periodo nazista in diverse lingue occidentali.
Il percorso si conclude con una sezione dedicata a Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, romanzo distopico pubblicato nel 1953 che nel corso del tempo, anche grazie alla sua trasposizione cinematografica, è diventato simbolo dell’amore per i libri e della difesa della memoria. In mostra vengono proiettati anche estratti dall’omonimo film (1966) di François Truffaut, in particolare le scene dei roghi. La vicenda di Guy Montag, pompiere incaricato di bruciare libri e poi ribelle, richiama il senso ultimo dell’esposizione: la cultura, anche se minacciata, può e deve sopravvivere attraverso le persone che la custodiscono e la raccontano.
Libri e altri scritti considerati anti-tedeschi vengono bruciati a Berlino, 10-5-1933. Fonte: National Archives and Records Administration, College Park, MD