Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Walter Pfeiffer, «Untitled», 1979

© Walter Pfeiffer. Courtesy l’artista e Sultana, Paris

Image

Walter Pfeiffer, «Untitled», 1979

© Walter Pfeiffer. Courtesy l’artista e Sultana, Paris

Alla Pinacoteca Agnelli Walter Pfeiffer, Nathalie di Pasquier, Peter Fischli e Modigliani

La prima mostra istituzionale in Italia del fotografo svizzero, due nuove installazioni sulla Pista 500 e un nuovo appuntamento del programma Beyond the Collection

Michela Moro

Leggi i suoi articoli

Le quindici «Bandiere per Zefiro» ideate da Nathalie di Pasquier (Bordeaux, 1957) e che sventolano sul tetto del Lingotto di Torino obbligano anche il visitatore inconsapevole ad alzare lo sguardo da terra. Nuova addizione sulla Pista 500, spazio espositivo esterno della Pinacoteca Agnelli, diretta da Sarah Cosulich e presieduta da Ginevra Elkann, aggiungono con le loro geometrie astratte e i colori vivaci un respiro fantasioso e internazionale a tutto l’edificio. Le bandiere riportano pattern che possono rimandare a simboli conosciuti, ma sono in realtà esclusivamente frutto dell’immaginazione dell’artista, considerati in questa occasione segno di apertura, di dialogo e di collaborazione in senso lato. Tra i segni astratti una sola bandiera rappresenta un cane, quello dell’artista: «Soffriva di labirintite, ha perso l’equilibrio ed è caduto dal balcone, per fortuna su una bandiera che l’ha salvato: quindi la bandiera è l’unica cosa che racconta un po’ della sua vita», riferisce l’artista nel suo poetico modo di vedere la vita, interessata soprattutto alla relazione tra spazio e oggetti, qui attivata in modo semplice ma pieno di energia.

L’energia trasuda in tutte le mostre appena inaugurate della programmazione primaverile sui vari livelli della Pinacoteca Agnelli, a cominciare da «In Good Company» (fino al 13 settembre) prima esposizione istituzionale dell’opera di Walter Pfeiffer, a cura di Nicola Trezzi e Simone Castets. Walter Pfeiffer (Beggingen, Svizzera, 1946) è un fotografo attivo dagli anni Settanta, anticipatore di estetica e contenuti per artisti come Jürgen Teller e Wolfgang Tillmans, e ripercorrere le sei decadi della sua pratica è una passeggiata nella contemporaneità. Concepita in modo non cronologico in sei sale tematiche, la mostra espone il divertimento, la crudezza e la varietà delle istanze, le esplorazioni compiute in tutte le direzioni nella Svizzera molto conformista e conservatrice degli anni Settanta, con la grande libertà di andare contro le gerarchie anche nel rapporto tra opera artistica e fotografia di moda commerciale. Pfeiffer ha una formazione molto eclettica: studia alla Scuola di Arte e Mestieri di Zurigo, dove si insegna forma e colore secondo il Bauhaus, poi lavora come vetrinista per un grande magazzino, fa il grafico, e tutto si intreccia nella sua pratica, benché si definisca tuttora un fotografo amatoriale. Non solo fotografo, scrive, dipinge e concentra la sua attenzione anche sull’aspetto performativo del lavoro spesso pervaso di forte erotismo, tra sorpresa e seduzione.

Una veduta della mostra «Modigliani Sottopelle. Quattro capolavori» alla Pinacoteca Agnelli di Torino. Courtesy Pinacoteca Agnelli, Torino. Foto © Sebastiano Pellion di Persano

Pressoché tutte le fotografie in mostra sono exhibition copy, scattate in quegli anni ma scelte dai curatori, stampate e prodotte espressamente per la mostra, perché Walter Pfizer è rimasto un pioniere e un outsider, con poche occasioni per esporre. In origine le fotografie erano ideate per libri fotografici più che per essere esposte, e quasi mai datate. «Volevamo una mostra in cui capire tutto di lui e spesso all’epoca Pfeiffer non aveva i mezzi per stampare, dice Nicola Trezzi. Poi c’è la questione concettuale, perché lui è veramente un creatore di immagini, anche profetico sulla questione dei social media e di Instagram: non è la stampa l’oggetto, è l’immagine pensata. Questo è una scelta curatoriale consapevole, senza gerarchie, perché il suo atteggiamento è assolutamente antigerarchico; non so se queste fotografie nascevano patinate, ma il risultato finale è che Pfeiffer ha l’opportunità di presentare il lavoro come avrebbe voluto e come è stato concepito fin dagli anni Settanta. È un artista molto prolifico. Ci siamo focalizzati solo sulla fotografia e ci siamo trovati davanti moltissime immagini mai presentate prima se non in libri, quindi è un altro tipo di esperienza».

Per il programma Beyond the Collection, iniziativa nata tre anni fa volta a riflettere sulla Collezione Permanente del Museo, che consta di 25 opere ma offre mille diversi spunti di considerazione, la Pinacoteca Agnelli inaugura un nuovo appuntamento, la mostra «Modigliani sottopelle. Quattro capolavori», che propone una visione tecnologica e appassionante dell’arte. Quest’edizione, a cura di Pietro Rigolo e Beatrice Zanelli, contribuisce a una nuova datazione di «Nu couché» di Amedeo Modigliani, capolavoro acquisito da Giovanni e Marella Agnelli nel 1960, in dialogo con altri tre grandi capolavori dell’artista: «Female Nude Reclining on a White Pillow», prestito della Staatsgalerie di Stoccarda, il ritratto di Gaston Modot e «Maternité», entrambi provenienti dal Centre Pompidou di Parigi. Sottoponendo a sofisticate ricerche le tele utilizzate da Modigliani del 1917, 1918 e 1919 per la realizzazione di dipinti, tra cui i quattro presenti in mostra, con l’aiuto di uno speciale algoritmo e analizzando la trama e l’ordito dei supporti su cui l’artista dipingeva, si è arrivati alla conclusione che la precedente datazione del 1917-18 dev’essere posticipata al 1918-19, aggiungendo con le informazioni tecniche altri importanti tasselli alla vita e l’opera di Modigliani, «artista maledetto» dall’aura romantica e leggendaria. Ingrandite nei dettagli, le tele restituiscono l’odore dei colori e permettono veramente di immaginare i gesti delle pennellate di questo capolavoro, «Nu couché», tra gli ultimi realizzati dall’artista. Il dipinto è corredato dalla storia e dalle immagini dei collezionisti, tra cui i vari saloni che ha arricchito con la sua presenza, incluse le fotografie d’epoca del salotto di casa Agnelli pubblicate su «Vogue».

Conclude la visita, sempre sul tetto del Lingotto, l’altra nuova installazione sulla Pista 500 della Pinacoteca Agnelli: con il suo trenino rosa dai vagoni destrutturati posto in verticale, «Addition, Subtraction, Multiplication» di Peter Fischli (Zurigo, 1952) riesce a collegare la base commerciale dell’edificio all’iconica storica pista di collaudo Fiat attraversandone le famose rampe.

Peter Fischli, «Addition, Subtraction, Multiplication», Pinacoteca Agnelli, Torino. Courtesy Pinacoteca Agnelli, Torino. Foto © Sebastiano Pellion di Persano

Michela Moro, 07 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

Alla Pinacoteca Agnelli Walter Pfeiffer, Nathalie di Pasquier, Peter Fischli e Modigliani | Michela Moro

Alla Pinacoteca Agnelli Walter Pfeiffer, Nathalie di Pasquier, Peter Fischli e Modigliani | Michela Moro