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Il Castello di Chantilly, sede del Musée Condé

© Thibault Charpentier

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Il Castello di Chantilly, sede del Musée Condé

© Thibault Charpentier

Allarme al Castello di Chantilly: mancano le risorse per la conservazione

Il restauro globale dell’edificio e dei suoi annessi richiederebbe 68 milioni di euro. Una delle urgenze è la straordinaria biblioteca, che conta 19mila tra volumi, incunaboli e codici miniati, tra i quali il Libro d’ore Les Très riches Heures du duc de Berry

Luana De Micco

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Il Castello di Chantilly «non dispone attualmente delle risorse sufficienti per far fronte alla mole di investimenti indispensabili a garantirne la conservazione nel tempo». Le urgenze sono concrete: per affrontare il «restauro globale» del monumento occorrono 68 milioni di euro, 33 dei quali destinati in cinque anni alle sole «emergenze». Anne Miller, amministratrice generale del Domaine de Chantilly, ha suonato il campanello d’allarme sullo stato di «degrado» del sito e l’urgenza di realizzare dei lavori fondamentali per tutelare il monumento, a cominciare dal prezioso Cabinet des Livres. Se l’istituzione è autonoma nella gestione ordinaria (19,8 milioni di euro di introiti a fronte di 18,3 milioni di spese), e se la frequentazione nel 2025 è stata molto buona (658mila visitatori, +20% rispetto al 2024), le risorse finanziarie non bastano a sostenere l’entità dei cantieri necessari. 

Di qui l’elaborazione di un piano d’azione, battezzato «Chantilly 2030», finalizzato a valorizzare l’eredità storico-culturale del castello, a migliorare l’accoglienza e la qualità della visita, e a conquistare nuovi pubblici, sviluppando i trasporti pubblici della regione e potenziando la programmazione culturale, mostre e eventi. Obiettivo: superare i 700mila visitatori annui entro il 2030. 

Oltre a incrementare le risorse interne, il progetto punta anche a ripensare il modello economico e ad attirare finanziamenti esterni, pubblici e privati: «Si tratta, al tempo stesso, di assumere la responsabilità della conservazione e della manutenzione dell’intero complesso storico in tutte le sue componenti, artistiche, architettoniche e paesaggistiche, e di svilupparne le risorse, per alimentare un modello economico sostenibile», ha osservato Anne Miller. Il Castello di Chantilly deve la sua fisionomia attuale al duca d’Aumale, Henri d’Orléans (1822-97), figlio dell’ultimo re dei Francesi, Luigi Filippo. Nel 1875, il duca commissionò all’architetto Honoré Daumet la ricostruzione del castello, che era stato devastato da un incendio durante la Rivoluzione. L’intenzione era di farne la sede della sua straordinaria collezione di manoscritti e di opere d’arte, con dipinti di Poussin, Raffaello, Ingres, Delacroix, Watteau. Nel 1886 il duca donò l’intero complesso storico (palazzo, parco e collezioni) all’Institut de France, a condizione che il sito venisse preservato e aperto al pubblico alla sua morte, sopraggiunta 11 anni dopo. Il testamento venne rispettato e il Musée Condé aprì le porte nell’aprile del 1898. Per molti anni, tra il 2005 e il 2020, l’equilibrio economico è stato garantito dal sostegno del principe Karim Aga Khan, che ha finanziato in modo consistente (per circa 70 milioni di euro) la programmazione culturale e vari interventi di restauro, permettendo tra l’altro la riapertura dei Piccoli appartamenti. La fine di questo mecenatismo ha segnato l’inizio di una fase delicata per il monumento, aggravatasi con la crisi sanitaria del Covid-19. 

Cabinet des Livres, Sala di lettura. © Sophie Lloyd

I lavori di recupero considerati ora prioritari riguardano il Palazzo di Enghien, un edificio in stile neoclassico «all’italiana» costruito nel 1769 all’interno del parco e usato come caserma durante la Rivoluzione; le monumentali Grandi Scuderie, edificate tra il 1719 e 1735, dove ha sede il Musée du Cheval; i tre ampi soffitti vetrati del Musée Condé; e l’Hameau, un villaggio di cinque cottage con i tetti di paglia del 1774, che pochi anni più tardi avrebbe ispirato la più celebre Fattoria della regina Maria Antonietta a Versailles. 

Ma «l’urgenza assoluta» è il Cabinet des Livres. L’affascinante biblioteca, allestita alla fine dell’800 dallo stesso Daumet, custodisce 19mila volumi, tra cui 200 codici miniati medievali e 700 incunaboli. La sua opera più preziosa è considerata Les Très riches Heures du duc de Berry, un Libro d’ore commissionato intorno al 1411 ai fratelli Limbourg dal duca Jean de Berry e acquisito dal duca d’Aumale a Genova nel 1856 (28 pagine sono conservate in Palazzo Madama a Torino, Ndr). Il cabinet oggi «è in pericolo», ha avvertito il conservatore Mathieu Deldicque. Non è mai stato sottoposto né a restauro né a lavori di modernizzazione degli impianti elettrici e antincendio. «Le condizioni termoigrometriche sono catastrofiche, ha spiegato il conservatore. Il clima è troppo secco, le coste dei libri si sfaldano, il cuoio si polverizza e la polvere penetra nei libri. Per la sua fragilità, si potrebbe paragonare alla Grotta di Lascaux». In attesa del restauro, il museo è intanto costretto a contingentare l’ingresso dei visitatori. Solo per il suo recupero servono 4 milioni di euro e due-tre anni di lavori. Una nuova campagna di raccolta fondi prenderà il via nelle settimane a venire come quella già presente online, «J’adopte un livre», per sostenere il restauro dei volumi (circa 40mila euro sono stati raccolti su un obiettivo di 100mila). L’intervento, che prevede la pulitura e il consolidamento delle rilegature dei libri, è iniziato nel 2019. Per attirare nuovi visitatori, francesi e internazionali, il museo punta quest’anno su una «stagione italiana»

Per la prima volta il Musée Condé espone integralmente i 25 disegni del Barocco italiano delle sue collezioni grafiche, alcuni dei quali mai mostrati prima, con opere del Guercino, del Domenichino, di Agostino Carracci, Federico Barocci e Jusepe de Ribera: la mostra, dal titolo «Disegni del Seicento», è visitabile fino al 14 giugno. 

Chantilly accoglie inoltre temporaneamente due tavole di Giotto, un «San Giovanni Evangelista» e un «San Lorenzo», del Musée Jacquemart-André di Chaalis, chiuso per due anni di restauro, e un «Ecce Homo» inedito di Tiziano, ancora mai esposto prima, proveniente da una collezione privata di Cipro (fino al 14 giugno). Seguirà, dal 6 giugno al 4 ottobre, la mostra «Da Napoli a Chantilly», che ricostituisce, per la prima volta, la collezione d’arte di Carolina Bonaparte, in gran parte custodita al Musée Condé. Mecenate e collezionista, Carolina, moglie di Gioacchino Murat e regina consorte di Napoli, acquisì mosaici e sculture provenienti dai siti archeologici di Ercolano e Pompei e sostenne artisti come Ingres e Canova. Per l’occasione, alcune tele, tra cui il ritratto della regina dipinto da Ingres nel 1814, sono in restauro. 

Galleria delle Battaglie. © Sophie Lloyd

Luana De Micco, 10 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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