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Vittorio Bertello
Leggi i suoi articoliA Gerusalemme lo scorso 22 novembre, al termine di una solenne liturgia presso il Santo Sepolcro che ha segnato il 20mo anniversario dell’intronizzazione del patriarca Theophilos III, è stato inaugurato un nuovo museo dedicato al patrimonio liturgico del Patriarcato greco-ortodosso. Dopo una rapida visita, Theophilos III ha benedetto le sale del museo, allestito nell’antica residenza del patriarca Diodoros.
Le collezioni riunite nel museo abbracciano vasti ambiti geografici e cronologici. Comprendono soprattutto icone bizantine o arabo-palestinesi, opere di botteghe greche, georgiane o russe, manoscritti miniati, calici e vasi sacri, oltre ad alcuni paramenti liturgici utilizzati dai patriarchi di Gerusalemme. Alcuni pezzi risalgono al Medioevo; altri illustrano gli antichi rapporti che il Patriarcato aveva instaurato con le comunità cristiane d’Oriente e d’Europa. Numerosi oggetti erano rimasti invisibili per decenni, conservati nelle cripte, nelle sagrestie o nei monasteri della città vecchia.
Intervistata dalla rivista francese «Terre Sainte Magazine», Anastasia Keshman, storica dell’arte dell’Università ebraica di Gerusalemme e specialista in iconografia bizantina, ritiene che nella collezione si trovino «alcuni esemplari eccezionali dell’epoca bizantina tarda, vari esempi di arte post-bizantina, soprattutto di scuola cipriota, e alcune icone russe. Ma la grande maggioranza appartiene alla scuola locale (in generale siro-palestinese e, in particolare, gerosolimitana) realizzate da artisti locali di lingua greca e/o araba». Una raccolta che, come afferma lei stessa, lascia «senza parole». Una magnifica icona dedicata all’esistenza di san Saba reca la data 1786, il che, secondo la professoressa Keshman, ne fa «una delle più antiche icone di questo tipo in Terra Santa».
Il progetto museale, personalmente sostenuto dal patriarca Theophilos III, è stato assegnato a un gruppo di lavoro ristretto. Il capo progetto Igor Shapovalov, la museologa Natalia Gorgova e l’archeologo Stavros Andreou hanno supervisionato la trasformazione dell’edificio e l’allestimento delle collezioni. Un lavoro condotto in collaborazione con la Fondazione russa dell’Arcangelo Michele, rappresentata all’inaugurazione dalla direttrice Elena Milskaya. Da due anni i restauratori della Fondazione erano impegnati nel restituire splendore a icone, croci processionali, reliquiari e molti altri oggetti. Una delle sale sarà dedicata alle donazioni storiche offerte al Santo Sepolcro da sovrani e pellegrini provenienti dalla Russia, un aspetto documentario della storia del Patriarcato greco e del cristianesimo in Terra Santa.
Benché l’inaugurazione rappresenti l’apertura ufficiale del museo, esso non sarà accessibile al pubblico che in un secondo momento. Le opere hanno trovato posto nelle dodici sale che le ospitano, ma le didascalie non sono ancora tutte installate e all’allestimento mancano gli ultimi ritocchi. È prevista anche la creazione di una piattaforma digitale per rendere questo patrimonio accessibile a un pubblico più ampio.
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