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Una veduta della Sala Federiciana all’Ambrosiana di Milano

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Una veduta della Sala Federiciana all’Ambrosiana di Milano

Ambrosiana premiata dalla cultura non elitaria

Nel 2025 il museo milanese ha registrato un 50% di visitatori in più rispetto all’anno precedente grazie a una gestione manageriale e a scelte inclusive

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

Quattro anni fa, furono in 60mila a varcare l’ingresso della Pinacoteca Ambrosiana, il museo più antico di Milano, istituito nel 1618 dal cardinale Federico Borromeo, dove si conservano ineguagliabili capolavori di Leonardo da Vinci, Raffaello, Caravaggio e di molti altri maestri. 

Da allora, per il terzo anno consecutivo, i numeri sono cresciuti percentualmente in doppia cifra e nel 2025 sono arrivati a circa mezzo milione, con un incremento del 50 per cento su un già fortunatissimo 2024. A imprimere questa svolta radicale è stato il segretario generale della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, Antonello Grimaldiun manager prestato alla cultura», come ama dire di sé), che ora commenta: «Non si tratta di un miracolo ambrosiano ma del frutto di una gestione della “cultura” manageriale inclusiva, non elitaria e autoreferenziale. Una gestione che si basa su pilastri fondamentali: preservare, valorizzare, innovare e comunicare, sempre all’insegna della sostenibilità finanziaria, culturale e sociale. Tutto questo all’interno di uno spirito d’appartenenza che contraddistingue l’operato di tutto il mio staff». 

E il neopresidente della Congregazione dei Conservatori, Andrea Canova (ordinario dal 2019 di Letteratura italiana all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano), conferma: «Tutta l’Ambrosiana s’impegna a proseguire nel 2026 il proprio lavoro e a migliorarlo. Gli ottimi risultati ottenuti nell’anno che finisce ci fanno ben sperare per il prossimo ma, aggiunge da studioso quale è, non ci dobbiamo accontentare dei numeri: è necessario preparare e mettere in pratica un progetto culturale adeguato alla storia della nostra istituzione, che sia in grado di comunicare a un pubblico sempre più ampio con la ricchezza del suo patrimonio. Non trascureremo le domande profonde che arrivano da Milano e dal mondo che ci circonda: la nostra città vive un periodo di grande notorietà e attira l'attenzione universale, però soffre di una rappresentazione spesso troppo superficiale. L’Ambrosiana deve colmare, collaborando con le altre realtà culturali, un vuoto di pensiero e di cuore».

In questo 2026, riallestito l’atrio d’ingresso alla Pinacoteca, dopo la personale di Nicola Samorì chiusa il 13 gennaio, a marzo sarà la volta di Sidival Fila, frate francescano e famoso artista, e in primavera, in collaborazione con la Fondazione Rava, nella Sala del Foro Romano troverà posto il progetto «Remake», in cui ragazzi di diversi penitenziari italiani e donne del carcere della Giudecca di Venezia realizzeranno disegni ispirati al «Cartone» di Raffaello (dell’affresco vaticano della «Scuola d’Atene»), poi assemblati e cuciti in un’opera delle dimensioni reali del cartone stesso (8x3 metri circa) e a maggio, per i più giovani, si aprirà la mostra (gratuita) del tape artist No Curves.

Ada Masoero, 14 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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Ambrosiana premiata dalla cultura non elitaria | Ada Masoero

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