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Elena Franzoia
Leggi i suoi articoliDalla lunga esperienza nel campo della movimentazione e dell'imballaggio di opere d’arte dell’azienda Tratto (oggi Apice) nel 2000 nasceva a Venezia OTTART, specializzata in «elementi ed ambienti per opere d’arte». «Sebbene l’arte sia davvero presente ovunque e a più livelli nella nostra penisola, la sua sovrabbondanza nella vita quotidiana non rendeva così evidente –quando abbiamo cominciato questa avventura imprenditoriale– la necessità di una professione specifica per l’allestimento delle opere, scrive nell’introduzione Maurizio Torcellan, fondatore di Tratto e OTTART. Ci si affidava a progettisti illuminati, ebanisti e fabbri di fiducia o di facile reperimento. Mancava la concezione del “da chiodo a chiodo”, ossia di una pratica presa in totale gestione da un professionista capace e responsabile che potesse in maniera multidisciplinare interfacciarsi con tutte le fasi di allestimento di un’opera per la sua conservazione ed esposizione».
I primi 25 anni dell’innovativa e pionieristica attività di OTTART sono ora racchiusi in un volume, curato dalla storica dell’arte e giornalista Veronica Rodenigo, dal titolo accattivante e rivelatore: Il mestiere invisibile di esporre arte. «Il dietro le quinte delle esposizioni è meno noto, discreto, tende a mantenere come una sorta di educazione, un profilo tecnico, tanto efficiente quanto riservato, come se tutta la fatica e l’impegno fossero dedicati alla meraviglia del momento, a quell’attimo che scatta tra il pubblico e le opere e che, ancora oggi, ogni volta, considero una sorta di festa, un dono condiviso», scrive il critico e curatore Luca Massimo Barbero. In questo senso, il volume si pone quindi anche come necessaria valorizzazione della complessa e poco comunicata «macchina professionale» che consente e ottimizza la fruizione espositiva, in cui convergono in modo paritetico architettura, ingegneria e sapere artigiano. «Attori spesso non protagonisti sono professionisti specializzati che dominano la scena fino al giorno della vernice. Poi scompaiono», sottolinea giustamente Rodenigo.
Per questo motivo, il volume raccoglie le interviste ad alcuni tra i progettisti che hanno maggiormante collaborato con OTTART. Con Alessandro Pedron il focus si concentra sull’exhibit design della mostra principale del pluriennale, fortunatissimo evento «Homo Faber» alla Fondazione Cini di Venezia e sulla mostra «Albrecht Dürer. La collezione Remondini» (20 aprile-30 settembre 2019) nel Palazzo Sturm di Bassano del Grappa, mentre l’architetto Massimo Alvisi e l’ingegnere Maurizio Milan raccontano a due voci il complesso allestimento della grande mostra «Emilio Vedova» nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano, che ha risposto con un ardito e radicale «muro diagonale» al progetto curatoriale di Germano Celant.
Il committente David Landau e la exhibit designer Annabelle Selldorf pongono poi l’accento sulla sartorialità che caratterizza il progetto «Le Stanze del Vetro» alla Fondazione Cini, mentre Michele Coppola, direttore Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo e direttore delle Gallerie d’Italia, affronta tramite l’esempio del «Martirio di sant’Orsola» di Caravaggio, prestato dalla sede napoletana delle Gallerie alla recente mostra dedicata al Maestro nel romano Palazzo Barberini, il tema oggi cruciale delle necessità conservative sottese alla sempre più frequente movimentazione delle opere d’arte in occasione degli eventi temporanei. «Il luogo e il territorio» affronta infine il profondo legame di OTTART con il contesto espositivo veneziano.
Il mestiere invisibile di esporre arte, a cura di Veronica Rodenigo, 192 pp., ill. col., Marsilio Arte, Venezia 2025, € 26
Vetrina realizzata dalla falegnameria Capovilla per Carlo Scarpa. Venini 1932-1947 alla Fondazione Cini di Venezia
Giuseppe Penone, «Idee di pietra - Olmo», 2008 - The Listener. Installazione all’Arsenale di Venezia
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