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Mazzuchelli e Cardoso

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Mazzuchelli e Cardoso

Aprire una galleria, dove il mercato cresce

Intervista a Kiki Mazzucchelli e Luciana Cardoso, ideatrici dell'omonima galleria a San Paolo, inaugurata pochi giorni fa. Una scelta in controtendenza rispetto ai mercati globali, ma che la dice lunga sullo stato di salute dell'economia dell'arte del più grande Paese Latino-americano

Matteo Bergamini

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Hanno aperto le loro porte esattamente una settimana fa, nel quartiere di Jardins. Quasi contemporaneamente, sono volate a New York durante la settimana di Frieze, per partecipare a Conductor, piccola fiera diretta da Adriana Farietta e con un focus sul Sud globale. Alla fine del mese, un nuovo appuntamento, con Arpa, la piccola e super curata fiera d'arte contemporanea allo Stadio del Pacaembu, a San Paolo, ideata da Camilla Barella. E poi di nuovo alcuni progetti paralleli, tanto a San Paolo come a Londra, in collaborazione con altre realtà: intervista con Kiki Mazzucchelli e Luciana Cardoso, le due anime della neonata Mazzucchelli Cardoso.

Inizio dalla «ragione di vita» di una galleria: stando a quanto riportato dalla recente ricerca dell'Associazione Act, "O tamanho do mercado de arte no Brasil"(Il volume del mercato dell'arte in Brasile, ndr) nel 2025 il settore ha totalizzato 3,12 miliardi di reais, con una crescita media dell'8% annuo nel Paese dal 2021, mentre il mercato globale dell'arte si è contratto del 2,5% nello stesso periodo: una controtendenza assoluta. Oltre a una domanda interna sempre più consolidata, esistono altri fattori a cui attribuite lo stato di salute del settore?

KM + LC: «Uno dei motivi per cui abbiamo deciso di aprire una nuova galleria – in un momento in cui molte gallerie internazionali stanno chiudendo i battenti – è proprio la convinzione che ci sia ancora molto spazio per la crescita in Brasile. Il Paese ha una produzione artistica di altissima qualità e varietà, e un pubblico molto avido di opzioni culturali. Anche in una città vibrante come San Paolo, il settore delle gallerie commerciali non sembra ancora saturo come nelle grandi metropoli globali. Da un punto di vista commerciale, c'è sia una nuova generazione di collezionisti che si affaccia al mercato, sia artisti di generazioni più giovani o più mature che hanno bisogno di nuove piattaforme per diffondere il proprio lavoro. Questa combinazione di fattori, ci sembra, ha contribuito molto al mantenimento della crescita negli ultimi cinque anni».

Voi operate da tempo, con ruoli diversi (Kiki come curatrice, Luciana nel mondo dell'impresa) nel sistema dell'arte brasiliano e internazionale. Sulla base della domanda precedente, qual è stato il momento in cui avete deciso di aprire la galleria?

KM: «La decisione di aprire la galleria è arrivata in modo molto naturale, a partire dall'avvicinamento che abbiamo avuto nell'ultimo anno. Ci conoscevamo già socialmente, ma è stato proprio in quel periodo, sul lavoro, che abbiamo percepito un'affinità più profonda, sia per quanto riguarda lo sguardo sull'arte, sia nel desiderio di costruire qualcosa di proprio insieme. Ognuna di noi proveniva da un percorso piuttosto consolidato. Nel mio caso, appunto, dalla curatela, con un'attività tra Brasile ed estero, e Luciana con un'ampia esperienza aziendale nel campo della pubblicità. È stato lì che abbiamo percepito un interesse per un formato di lavoro più allineato alla nostra esperienza e al momento storico che stavamo vivendo».

LC: «La decisione di aprire la galleria arriva anche dal desiderio di dedicare tempo ed energia a qualcosa che era già centrale nella mia vita di collezionista. La Mazzucchelli Cardoso nasce come un modo per strutturare questo coinvolgimento, con più responsabilità, continuità e profondità. Anche il nostro incontro, mio e di Kiki, è stato un momento importante proprio perché condividiamo una percezione chiara dell'importanza del tempo, della coerenza e della costruzione di comunità nel mercato. Imbatterci in questa sinergia, oggi, è stato molto significativo per la nostra decisione di strutturare il progetto».

È stato un processo lungo o la volontà di creare la Mazzucchelli Cardoso è scattata improvvisamente?

LC + KM: «Probabilmente questa idea era latente in ognuna di noi e quando abbiamo percepito le nostre affinità, ma anche differenze, è scattata la scintilla. Possiamo dire che la volontà è arrivata rapidamente, ma il processo è stato minuzioso, come tutto ciò che coinvolge studio e intenzioni. Esiste una fiducia reciproca nello sguardo dell'altra e un interesse condiviso nel pensare la galleria come uno spazio di coerenza e sperimentazione, e questo è stato il nostro punto di partenza e la guida del processo».

C'è sempre un aspetto molto impegnativo nell'iniziare una nuova impresa: nonostante i venti siano favorevoli, quali sono state le difficoltà che avete affrontato finora, dietro le quinte?

KM + LC: «Le maggiori difficoltà sono le questioni strutturali che tutti affrontano quando aprono un'attività in Brasile. Specificamente per quanto riguarda il settore delle gallerie nel Paese, i costi di circolazione internazionale delle opere, poiché siamo geograficamente molto distanti dai grandi centri, e di importazione di opere di artisti stranieri, con aliquote proibitive che impediscono un maggiore scambio globale».

Tornando ancora alla prima domanda e a quello che mi avete appena raccontato: la maggior parte dei professionisti del settore artistico in Brasile concorda sul fatto che il mercato dell'arte brasiliano continui a essere una questione molto nazionale, nonostante oggi la circolazione di artisti, curatori e tendenze fuori dal Paese sia maggiore; un processo che forse è diventato più presente dopo la pandemia. A proposito di nuove strategie per una maggiore internazionalizzazione, dareste qualche esempio?

KM + LC: «Sebbene facciano parte della nostra strategia azioni più tradizionali come la partecipazione a fiere internazionali, uno dei nostri pilastri è la collaborazione con partner in altri Paesi. Queste collaborazioni possono spaziare dall'occupazione dello spazio di una galleria fuori dal Brasile, a residenze "self-led" di artisti stranieri a San Paolo per produrre mostre, così come partecipazioni a eventi "pop-up" internazionali, tra gli altri. Nel corso di più di tre decenni di attività professionale, entrambe abbiamo costruito una rete piuttosto vasta di interlocutori internazionali che stiamo attivando per rendere possibile la circolazione dei nostri artisti a livello globale».

Cosa dovremmo aspettarci dalla programmazione della Mazzucchelli Cardoso? E quali saranno i prossimi passi, dunque?

LC + KM: «La proposta della Mazzucchelli Cardoso si baserà su repertorio e sperimentazione, comprendendo che non ci sono scorciatoie nella costruzione di carriere consistenti. La galleria opera con un focus sul lungo periodo: senza fretta, ma con il senso di urgenza per strutturare traiettorie solide e sostenibili per gli artisti e formare collezioni che rappresentino il meglio della produzione artistica del nostro tempo. Il programma contempla artisti giovani in diversi momenti della carriera come Luísa Matsushita, Heloisa Franco, Felipe Seixas, Camila Sposati, Fran Chang e biarritzzz. Inoltre, abbiamo già alcune mostre programmate per quest'anno con la partecipazione di artisti internazionali. Le mostre con cui abbiamo aperto il 15 maggio sono di due artiste rappresentate dalla galleria: nella vetrina, biarritz presenta una serie creata a partire dalla ricerca sviluppata in Marocco che collega il deserto del Sahara con il Sertão del Cariri. Nella sala principale, Camila Sposati porta una mostra che riunisce opere in ceramica, disegni e tessuti. L'insieme è stato esposto in vari musei in Europa ed è inedito in Brasile. Anche lo spazio è parte centrale del progetto. Situata a Jardins, il quartiere che ospita le più rilevanti gallerie di San Paolo, la galleria è stata concepita per accogliere e favorire scambi tra artisti, collezionisti e pubblico, e sorprende già all'ingresso con una vetrina dove le persone possono vedere la mostra dalla strada. Il progetto architettonico è dello Estúdio Palma (@palma_palma_palma), di Cleo Döbberthin e Lorenzo Lo Schiavo»

Matteo Bergamini, 21 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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