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Margherita Panaciciu
Leggi i suoi articoliIl viaggio, il collezionismo, la spiritualità e la ricerca si intrecciano in una vendita che promette di essere uno degli appuntamenti più affascinanti della stagione europea dedicata all’arte asiatica. Il prossimo 13 giugno, a Colonia, la casa d’aste Lempertz porterà all’incanto una selezione proveniente dalla celebre Astamangala Collection, all’interno della sua asta di arte asiatica: sessanta lotti dal vivo e oltre cento opere proposte nella vendita online in programma dal 4 al 18 giugno. Le vendite «racconteranno» una vita interamente consacrata all’Asia e alle sue culture spirituali. Al centro di questa storia vi è infatti Sjoerd de Vries, storico dell’arte, viaggiatore e fondatore della Galleria Astamangala, uno dei punti di riferimento europei per l’arte himalayana e indiana. Fondata ad Amsterdam nel 1979, la galleria nacque da una passione sviluppata lungo le antiche rotte terrestri percorse da de Vries negli anni Settanta attraverso India, Nepal e Ladakh. Viaggi che, ben presto, si trasformarono in un’autentica missione culturale. L’Himalaya divenne il centro della sua ricerca e della sua esistenza. Attraversando regioni remote di Tibet, Mongolia, Cina e India, spesso in condizioni estreme, de Vries visse a stretto contatto con monaci, mercanti, artigiani e comunità locali, assimilando una conoscenza profonda delle tradizioni buddhiste e indù.
Frammento di scisto grigio del Gandhara raffigurante il Buddha Śākyamuni, Pakistan, periodo Kushan, III secolo circa. Courtesy of Lempertz
Un grande altare giainista del tirthankara Chandraprabha, proveniente dal Gujarat, realizzato in ottone con intarsi in argento, India, datato 1568. Courtesy of Lempetz
Per lui il viaggio era studio, osservazione, documentazione. Annotava rituali, fotografava pratiche religiose, studiava simboli e iconografie, sviluppando un approccio che andava ben oltre il mercato antiquario. Questa visione emerse già alla fine degli anni Settanta, quando una mostra dedicata ai thangka tibetani ad Amsterdam rivelò il carattere distintivo della sua attività: non meri oggetti da collezione, semmai testimonianze culturali da comprendere e contestualizzare. Nel tempo, la Galleria Astamangala si trasformò in un luogo quasi leggendario per studiosi e collezionisti internazionali, a metà tra spazio espositivo e centro di ricerca. Dal 2013, nella sede al numero 574 di Keizersgracht, nel cuore di Amsterdam, l’atmosfera evocava quella di un tempio himalayano: un ambiente meditativo dove ogni opera sembrava custodire una storia, una pratica rituale, una memoria spirituale.
Il gusto di de Vries si distingueva per una sensibilità rara. Più che la perfezione conservativa o il valore commerciale immediato, a guidarlo erano la forza simbolica degli oggetti, la rarità iconografica e il loro significato culturale. Una filosofia che ha attirato negli anni istituzioni di assoluto prestigio come il Metropolitan Museum of Art, il British Museume il Victoria and Albert Museum, confermando l’autorevolezza internazionale della galleria. Con il mutare delle normative internazionali e delle sensibilità legate alla circolazione delle opere d’arte, il mercante e studioso olandese affrontò con lucidità anche le questioni etiche del settore, collaborando con l’ispettorato olandese per il patrimonio culturale e contribuendo al dibattito museale europeo sull’arte asiatica.
I lotti presentati da Lempertz restituiscono perfettamente questa traiettoria intellettuale ed esistenziale. Tra le opere di maggior rilievo spicca una rara coppia di tendaggi da tempio in broccato di seta con applicazioni, testimonianza della magnificenza delle tradizioni tessili himalayane, proposta con una stima di 20mila-25mila euro. Accanto a questi, una raffinata selezione di miniature indiane, stimata 15mila-25mila euro, offre uno sguardo prezioso sulla sofisticazione narrativa e cromatica della pittura di corte del subcontinente. L’asta di Colonia si preannuncia dunque come occasione per entrare nell’universo di Sjoerd de Vries, viaggiatore instancabile e raffinato interprete delle culture asiatiche, che per oltre quarant’anni ha costruito un ponte culturale duraturo tra mondi lontani.
Una straordinaria coppia di tendaggi da tempio tibetani in broccato di seta con applicazioni, ca 1900. Courtesy of Lempetz
Un mandala bhutanese raffigurante Vajradhara, XIX secolo. Courtesy of Lempetz
Per lui il viaggio non era mai semplice esplorazione: era studio, osservazione, documentazione. Annotava rituali, fotografava pratiche religiose, studiava simboli e iconografie, sviluppando un approccio che andava ben oltre il mercato antiquario. Questa visione emerse già alla fine degli anni Settanta, quando una mostra dedicata ai thangka tibetani ad Amsterdam rivelò il carattere distintivo della sua attività: non meri oggetti da collezione, ma testimonianze culturali da comprendere e contestualizzare.
Nel tempo, la Galleria Astamangala si trasformò in un luogo quasi leggendario per studiosi e collezionisti internazionali, a metà tra spazio espositivo e centro di ricerca. Dal 2013, nella sede al numero 574 di Keizersgracht, nel cuore di Amsterdam, l’atmosfera evocava quella di un tempio himalayano: un ambiente meditativo dove ogni opera sembrava custodire una storia, una pratica rituale, una memoria spirituale.
Il gusto di de Vries si distingueva per una sensibilità rara. Più che la perfezione conservativa o il valore commerciale immediato, a guidarlo erano la forza simbolica degli oggetti, la rarità iconografica e il loro significato culturale. Una filosofia che ha attirato negli anni istituzioni di assoluto prestigio come il Metropolitan Museum of Art, il British Museume il Victoria and Albert Museum, confermando l’autorevolezza internazionale della galleria.
Ma il percorso di de Vries non si limitò al collezionismo. Con il mutare delle normative internazionali e delle sensibilità legate alla circolazione delle opere d’arte, il mercante e studioso olandese affrontò con lucidità anche le questioni etiche del settore, collaborando con l’ispettorato olandese per il patrimonio culturale e contribuendo al dibattito museale europeo sull’arte asiatica.
I lotti presentati da Lempertz restituiscono perfettamente questa straordinaria traiettoria intellettuale ed esistenziale. Tra le opere di maggior rilievo spicca una rara coppia di tendaggi da tempio in broccato di seta con applicazioni, testimonianza della magnificenza delle tradizioni tessili himalayane, proposta con una stima di 20.000-25.000 euro. Accanto a questi, una raffinata selezione di miniature indiane, stimata 15.000-25.000 euro, offre uno sguardo prezioso sulla sofisticazione narrativa e cromatica della pittura di corte del subcontinente.
Più che semplici opere d’arte, i lotti della Astamangala Collection appaiono come frammenti di un lungo dialogo tra Oriente e Occidente. Oggetti scelti non soltanto per la loro bellezza, ma per la capacità di custodire simboli, credenze e storie millenarie.
L’asta di Colonia si preannuncia dunque come molto più di un appuntamento di mercato: sarà l’occasione per entrare nell’universo di Sjoerd de Vries, viaggiatore instancabile e raffinato interprete delle culture asiatiche, che per oltre quarant’anni ha costruito un ponte culturale duraturo tra mondi lontani.
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