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Roberta Bosco
Leggi i suoi articoliUn Juan Gris del 1917 da 4,2 milioni di euro nello stand di Leandro Navarro e una scultura di Chillida da 1,9 milioni di euro, si espongono a fianco di un quotidiano del giorno prima di Dave McKenzie intitolato «Notizie di ieri» e di uno sconosciuto ritratto di Lorca realizzato dal suo amico Pepe Caballero, in mostra nella galleria Guillermo de Osma. Aumenta l’arte elettronica e digitale con le poetiche sculture di dati di Daniel Canogar che si creano in tempo reale, mentre la Guest Lounge -che prima del politicamente corretto si chiamava Sala VIP- è stata costruita con legna bruciata l’estate scorsa nei boschi della Galizia. Ecco alcuni scorci della 45ma edizione di ARCOmadrid, una fiera dove si trova di tutto meno l’eco dei conflitti che stanno stravolgendo il mondo, anche se fedele all’arte politica di Eugenio Merino presenta da ADN, «La dichiarazione universale dei diritti umani» stampata su un bidone di petrolio, che ci ricorda qual è la vera forza motrice delle guerre.
Un'opera di Tomas Saraceno alla galleria Pinksummer
Un’opera di Alfredo Jaar alla galleria Thomas Schulte
Sembra che il mondo dell’arte abbia normalizzato una situazione che non gli è nuova: la 10ma edizione nel 1991 coincise con lo scoppio della Guerra del Golfo e, nel 2022, la guerra in Ucraina scoppiò il giorno dell’apertura, proprio quando si stava ristabilendo la normalità dopo le restrizioni dovute alla pandemia. Intanto galleristi e artisti, che combattono la loro guerra per la riduzione dell’IVA, non hanno esitato a farlo sapere con slogan accompagnati da un concerto di fischietti durante la visita della comitiva reale, il giorno dell’inaugurazione. Partecipare ad ARCO è caro e bisogna concludere la fiera con un buon bilancio. Tutti sono d’accordo: la guerra avrà certamente ripercussioni sul settore dell’arte perché inciderà sull’economia, ma le opere più costose e gli artisti affermati continueranno a vendere. Il problema, come sempre, riguarderà le opere meno note e ancor più degli artisti emergenti, i mid-career. «Amavamo tanto la rivoluzione»proclamano i neon di Alfredo Jaar nella galleria Thomas Schulte e in un angolo dello stand di Lia Rumma una fotografia di Shirin Neshat della serie «Le donne di Allah» del 1995, ci ricorda che il passato è sempre presente.
La direttrice di ARCO, Maribel López, è contenta: la fiera ha sfiorato i 100mila visitatori, con 40mila professionisti del mondo dell’arte e 400 collezionisti invitati e ha consolidato la sua posizione essenziale per il mercato tra Europa e i paesi dell’America Latina che coprono il 31% della partecipazione internazionale. In questa edizione hanno partecipato circa 1.300 artisti, con un continuo aumento della rappresentanza femminile, che ha raggiunto il 40%. Nonostante la abituale reticenza delle gallerie, si stima un impatto economico di 195 milioni di euro, oltre al mantenimento di 1.475 posti di lavoro. Dopo i primi giorni dedicati esclusivamente a collezionisti e professionisti, ARCOmadrid ha registrato importanti acquisizioni istituzionali, tra cui quelle del Museo Reina Sofía che ha investito oltre 400mila euro nell’acquisto di 17 opere di 14 artisti, nove dei quali sono donne (Annette Messager, Claudia Andujar, La Ribot, Ester Chacón, Venuca Evanán, Amparo de la Sota, Ana Laura Aláez, María Alcaide e Kapwani Kiwanga), della Fondazione ARCO con 7 opere, della Comunità di Madrid, del Comune di Madrid, della Giunta dell’Andalusia che ha aumentato il suo budget per acquisti del 45%, dell’Institut Valencià d'Art Modern (IVAM) con 30 opere di 23 artisti, di cui 19 donne, della Fondazione Masaveu Peterson e della Fondazione Sorigué tra molti altri. Anche le gallerie italiane tornano a casa abbastanza soddisfatte. Lo Studio Trisorio, un fedelissimo di ARCO, ha sempre successo con i libri intrappolati nella pittura di Umberto Manzo sui 25mila euro, Vistamare attirava l’interesse con una scultura cinetica di Rosa Barba da 100mila euro e Pinksummer presentava le affascinanti sculture di ragnatele di Tomás Saraceno.
Un’opera di Eugenio Merino da ADN galeria
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