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Veduta dell’interno della Basilica di San Felice, facente parte del Complesso di Cimitile

Foto tratta da Wikipedia. Foto: MentNfg | CC BY SA 4.0

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Veduta dell’interno della Basilica di San Felice, facente parte del Complesso di Cimitile

Foto tratta da Wikipedia. Foto: MentNfg | CC BY SA 4.0

Arte, storia, fede: è partito il recupero del Complesso Basilicale Paleocristiano di Cimitile

In provincia di Napoli un progetto per il percorso di tutela, valorizzazione e conservazione a lungo termine di un sito unico per stratificazione di epoche, integrità e valore spirituale

Vittorio Bertello

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L’11 febbraio sono ufficialmente partiti i lavori di restauro del Complesso Basilicale Paleocristiano di Cimitile (Na). L’avvio del cantiere segna un passaggio decisivo nel percorso di tutela e valorizzazione promosso dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli, volto a garantire la conservazione a lungo termine di un complesso unico per stratificazione storica, integrità e valore spirituale.

Hanno partecipato alla cerimonia di avvio dei lavori la soprintendente Paola Ricciardi, il vescovo della Diocesi di Nola Francesco Marino, la sindaca di Cimitile Filomena Balletta, il parroco don Giovanni De Riggi, la funzionaria restauratrice e responsabile unica del progetto (Rup) Palma Maria Recchia, la funzionaria architetta e direttrice dei lavori Filomena Russo Del Prete, insieme con i rappresentanti dell’impresa esecutrice Ar Arte e Restauro srl.

Il complesso di Cimitile, sviluppatosi tra IV e VI secolo d.C. attorno alla tomba di San Felice, rappresenta uno straordinario esempio di architettura paleocristiana del Mediterraneo. Si articola in vari edifici di culto dedicati ai santi Felice, Stefano, Tommaso, Calionio, Giovanni, ai Martiri e alla Madonna degli Angeli. Gli edifici più antichi risalgono al IV secolo, ma il periodo di massima floridezza va dalla fine del IV secolo all’inizio del V, quando il nobile Ponzio Anicio Meropio Paolino vi si ritirò come monaco, prima di diventare Vescovo di Nola intorno al 409 (Paolino di Bordeaux, poi Paolino di Nola). Danneggiato da una disastrosa alluvione nella prima metà del VI secolo, si riprese e diventò un celebre santuario. La basilica di San Felice, retta da un preposito, dal 1599 rimase alle dipendenze del Capitolo Cattedrale nolano e solo nel 1675 riacquistò l’autonomia. Agli inizi del XVIII secolo la parte orientale della basilica di San Felice fu distrutta per costruire la nuova chiesa parrocchiale. Nel XIX secolo il santuario conobbe un lungo periodo di abbandono; tra il 1933 ed il 1960, ad opera dell’architetto Gino Chierici, fu sottoposto a importanti lavori di scavo e di restauro, attività proseguite poi negli anni successivi fino al giorno d’oggi.

Set­te edifici di culto, mosaici, affreschi, sepolture, stratificazioni medievali e barocche raccontano, senza interruzioni, oltre sedici secoli di fede, arte e comunità. Un luogo che, proprio per la sua lunga storia, presenta oggi delicate criticità conservative legate all’umidità, alle infiltrazioni e al degrado degli apparati decorativi.

Il progetto è frutto di un’approfondita analisi interdisciplinare, interessa in particolare la Basilica di San Felice, la Basilica di San Giovanni e l’area della Basilica Nova, e prevede alcune importanti voci: • restauro degli apparati decorativi e murari. Si tratta di interventi su mosaici, affreschi, stucchi, opus sectile, superfici lapidee e intonaci dipinti, finalizzati alla stabilità, alla leggibilità e alla conservazione nel tempo; • consolidamento delle coperture e regimentazione delle acque, ottenuti con la realizzazione di sistemi di protezione sommitale con materiali compatibili e il miglioramento dello smaltimento delle acque meteoriche, anche mediante l’uso di rame; • miglioramento della fruizione e dell’accessibilità, con nuove rampe, passerelle e pavimentazioni in cocciopesto per il superamento delle barriere architettoniche e per una lettura più chiara degli spazi e delle sepolture; • interventi impiantistici, nella fattispecie con nuovi impianti di illuminazione, valorizzazione scenografica degli ambienti più significativi e sistema di videosorveglianza.

I lavori saranno condotti garantendo la continuità della fruizione del sito, compatibilmente con le esigenze di sicurezza. È inoltre prevista l’organizzazione di visite guidate in corso d’opera, per permettere al pubblico di conoscere da vicino il lavoro dei restauratori e le fasi dell’intervento.

«Le basiliche di Cimitile rappresentano un sito di straordinaria importanza, per la fede e per il loro valore artistico e culturale. Sono un luogo a cui teniamo profondamente, dichiara la soprintendente Paola Ricciardi, e che abbiamo già voluto valorizzare nei mesi autunnali con le aperture straordinarie promosse dal Ministero della Cultura. Crediamo molto nei cantieri come occasioni di conoscenza: per questo intendiamo aprirli al pubblico, compatibilmente con la sicurezza, perché vedere i restauratori al lavoro è sempre un’esperienza unica. Il complesso di Cimitile è un luogo speciale nel panorama campano e nazionale. Siamo fortemente motivati e continueremo a investire energie, competenze e passione per la sua tutela».

Affresco del Cristo con l’Eucaristia nel Complesso Basilicale di Cimitile. Foto tratta da Wikipedia. Foto: don Tommaso | CC BY SA 2.0

Veduta interna della Cappella dei Santi Martiri, nel Complesso Basilicale di Cimitile. Foto tratta da Wikipedia. Foto: MentNfg | CC BY SA 4.0

Vittorio Bertello, 12 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

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