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Sergio Risaliti
Leggi i suoi articoliRiceviamo e pubblichiamo.
Oggi pomeriggio (26 marzo, Ndr) è accaduto un fatto che ci deve preoccupare. Un atto violento come sono in certi casi violente e pericolose le parole, i gesti, i simboli.
Condanniamo l’azione di due giovani che hanno attaccato delle banane alla scultura di Thomas J Price in Piazza della Signoria. Una scultura che rappresenta nella sua innegabile bellezza una ragazza nera assorta a leggere il suo smartphone.
Non è arte quella di questi due ragazzi, non è performance, non è attivismo. Ci si guardi bene dal considerarla goliardia, una ragazzata. È la punta di un iceberg che schizza fuori da una putrida melma culturale e sociale. È purtroppo un gesto che significa quello che è drammaticamente: qualcosa di osceno e violento che si chiama razzismo, frutto dell’ignoranza bestiale. Non si pensi che non sapessero quale limite stessero superando, sapevano bene che significato assumevano quelle banane sul corpo di una ragazza nera.
Appendere banane alla scultura di Thomas J Price ci dice quanto ci sia ancora bisogno di combattere il razzismo e la discriminazione in tutte le sue forme. Quel gesto accartoccia le polemiche sollevate giorni fa da chi ritiene «Time Unfolding» fuori contesto in Piazza della Signoria. I temi che tocca l’artista inglese restano centrali e ci costringono a farci domande. A prendere posizione senza se e senza ma. Prenderla alla leggere sarebbe una grave colpa.
Ringrazio gli agenti della municipale che hanno agito prontamente. Hanno dimostrato che ai loro occhi non c’è distinzione tra l’arte del passato e quella appena arrivata in Piazza della Signoria. Uno spirito di servizio che insegna la civiltà del rispetto e della tolleranza culturale a chi non la conosce e riconosce.