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Cecilia Paccagnella
Leggi i suoi articoliLa Giuria Internazionale della 61ma Mostra Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia ha diffuso una nota in cui si afferma che per l’assegnazione dei premi non verranno presi in considerazione «quei paesi i cui leader sono attualmente accusati di crimini contro l’umanità dalla Corte penale internazionale».
Al centro del mirino Russia e Israele, la cui partecipazione alla manifestazione veneziana negli ultimi mesi ha sollevato diverse polemiche.
La decisione della Fondazione Biennale di permettere alla nazione di Putin di riaprire il proprio Padiglione (che già nel 2022 rimase chiuso per volere del curatore e degli artisti dopo l’invasione dell’Ucraina) era stata criticata a inizio marzo anche dalla Commissione europea, che ieri, 23 aprile, ha informato di aver ritirato i finanziamenti per 2 milioni di euro in tre anni e concedere alla Biennale 30 giorni di tempo per argomentare la volontà di includere il Paese nell’edizione che inaugurerà al pubblico il 9 maggio.
Dal canto suo, la Fondazione «rifiuta ogni forma di esclusione o censura della cultura e dell’arte. La Biennale, come la città di Venezia, continua ad essere un luogo di dialogo, apertura e libertà artistica, favorendo i legami tra popoli e culture, con la costante speranza di porre fine ai conflitti e alle sofferenze».
La Giuria, però, non ignora che nel 2023 è stato emesso un mandato di arresto per Vladimir Putin, giudicato colpevole di crimini di guerra in Ucraina dalla Corte penale internazionale. La stessa accusa è stata rivolta nel 2024 al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, con l’aggravante di aver commesso a Gaza anche crimini contro l’umanità.