Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Redazione
Leggi i suoi articoliScoppia un caso destinato a travolgere la 61ma Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia: a pochi giorni dall’apertura, si dimette in blocco l’intera giuria internazionale, così come annunciato nel sito ufficiale, trasformando quella che doveva essere una celebrazione globale dell’arte contemporanea in un fronte aperto di tensione politica e istituzionale. A lasciare sono Solange Oliveira Farkas, presidente, insieme a Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi, un gruppo che fino a ieri rappresentava una delle giurie più autorevoli e internazionali mai riunite per la Biennale.
La rottura arriva all’indomani della visita degli ispettori inviati dal ministro della Cultura Alessandro Giuli a Ca’ Giustinian, ufficialmente per fare chiarezza sulla riapertura del Padiglione russo, ma di fatto dentro un clima già incandescente da settimane. La partecipazione della Russia è diventata il detonatore di uno scontro più ampio: da Bruxelles, il commissario europeo alla Cultura Glenn Micallef ha parlato di incompatibilità con i principi europei, arrivando a ventilare il ritiro di due milioni di euro di fondi, mentre sul piano interno la vicenda si intreccia con accuse di pressioni politiche e divisioni nella maggioranza.
In questo contesto, le dimissioni della giuria assumono un peso che va ben oltre la dinamica organizzativa. Secondo indiscrezioni, il collegio avrebbe scelto di escludere Russia e Israele dall’assegnazione dei premi, motivando la decisione con riferimenti a responsabilità politiche dei rispettivi governi: una presa di posizione che, se confermata, segnerebbe una linea di frattura netta tra autonomia critica e diplomazia culturale. Sullo sfondo, il rapporto ormai logorato tra il ministero e la presidenza della Biennale guidata da Pietrangelo Buttafuoco, che ha rivendicato più volte la correttezza dell’operato della Fondazione e il rispetto delle normative internazionali.
Mentre ai Giardini si lavora senza sosta per la pre-apertura e il Padiglione russo viene allestito tra polemiche e controlli, prende corpo anche lo scenario più estremo, quello del commissariamento, previsto nei casi di gravi irregolarità o paralisi degli organi. E con una giuria dimissionaria e uno scontro istituzionale ormai esplicito, la soglia non appare più così lontana. Così Venezia, che dal 9 maggio dovrebbe tornare al centro della scena artistica globale con la mostra In Minor Keys curata da Koyo Kouoh, rischia invece di diventare il teatro di una crisi che mette in discussione il ruolo stesso della Biennale (spazio di libertà culturale o campo di battaglia dove arte e geopolitica non riescono più a restare separate?).
Altri articoli dell'autore
Chiuso il primo decennio alla Somerset House, la fiera londinese ha ora una sede permanente a Kensington. Per l’XI edizione, dal 14 al 17 maggio, spazio a nuove sezioni, a un premio dedicato a Martin Parr e a un omaggio a Steven Meisel
L'artista multidisciplinare ha montato stralci di immagini della pittrice e poetessa italiana del Cinquecento Irene di Spilimbergo su una lastra di vetro componendo raffinati collage visivi
Dalla pittura figurativa degli anni Sessanta alla manipolazione del tubo luminoso: oltre cento opere ripercorrono cinquant'anni di sperimentazione dell'autore fiorentino
Attualmente tra i protagonisti della mostra internazionale alla Biennale di Venezia firmata da Koyo Kouoh, sarà lui a guidare la più importante Biennale del subcontinente indiano, in programma nel 2027



