Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Credits Emiliano Cribari.

Image

Credits Emiliano Cribari.

Canevari, Marini, Barclay e Andreoni: racconto in quattro atti

Al Forte Belvedere di Firenze il programma espositivo punta sulla riflessione sui conflitti e la crisi della civiltà umanistica

Laura Lombardi

Leggi i suoi articoli

Si è riaperta al Forte Belvedere di Firenze la stagione di iniziative dedicate all’arte contemporanea, a cura di Sergio Risaliti, secondo quella consuetudine che vide nel 1972 la mostra di Henri Moore, seguita da molte altre. Con la promozione della Fondazione MUS.E, che ne cura la gestione, e il coordinamento scientifico del Museo Novecento, il programma espositivo propone attività che intrecciano arte, storia, paesaggio, musica, con conferenze e mediazione culturale. «Drama: Four Acts» (fino al 16 ottobre) si articola in quattro tempi nelle sale della palazzina negli spazi esterni del Forte. Il progetto «God Year» di Paolo Canevari è caratterizzato dall’approccio oscillante tra innocenza e crudeltà, tra ironia e tragedia, tra gioco e violenza, con cui l’artista affronta i temi più scottanti della contemporaneità, decostruendo le retoriche con cui la realtà viene spesso falsificata. Emblematico è il video in cui un ragazzo gioca a pallone con un teschio tra le macerie di un edificio a Belgrado («Bouncing Skull»). Immagini fortemente evocative, segnate da una presa di posizione etica e politica molto netta, come si nota anche nelle sculture, con l’impiego di materiali industriali. Il titolo «God Year» è un gioco di parole tra il nome di una delle più note industrie di pneumatici (Goodyear) e «l’anno del Signore», per sottolineare il sottile confine tra sacro e profano, tra portatori di pace e produttori di morte. Come d’altronde «Madonna», figura lignea della Vergine Maria che sorregge uno pneumatico sulla testa come se fosse un’aureola.

Sempre sul filo della riflessione sui conflitti e la crisi della civiltà umanistica, le opere di Canevari dialogheranno, dal 16 luglio, con alcune sculture in bronzo di Marino Marini, riunite sotto il titolo «No heroes». Frutto della ricerca identitaria legata alla figura umana e ai suoi archetipi, le opere di Marini vedono riflesso, nel tema del cavallo e del cavaliere, la metafora della condizione umana e del rapporto tra individuo, natura e storia. Il suo linguaggio, dopo la Seconda guerra mondiale, abbandona infatti l’equilibrio monumentale, classico, degli anni Trenta, per forme più rigide e spigolose. Ed è in quelle figure frante, distorte, introverse e accasciate, in cui si dissolve il mito dell’eroe trionfante, che l’universo di Marini incontra quello perturbante di Canevari, generando un’analogia di fondo nella risposta alla tragica condizione umana, pur nella diversità di tempi, forme e materiali. Un dialogo che proseguirà, intensificandosi, a settembre, quando giungeranno le opere del norvegese Per Barclay, nella mostra «Oscuro abbagliante»

Tramite l’olio combusto, elemento distintivo della sua ricerca, Barclay trasformerà, in un’installazione site specific, lo spazio del Forte in un ambiente immersivo e contemplativo, giocato sui contrasti tra profondità e superficie, luce e oscurità. Da un lato la solidità e la memoria della tradizione scultorea di Marini, dall’altro la dimensione contemporanea, fluida dell’installazione di Barclay, che ne rielabora la presenza con la luce e il riflesso. «Il perenne conflitto tra bene e male, guerra e pace, armonia e violenza suscita amore, dolore, compassione e disorientamento ed è causa di profonde ispirazioni artistiche», commenta Risaliti: è infatti l’arte a scuoterci dall’indifferenza, immergendoci «nel dramma e nel tragico della nostra storia». Completa il percorso tra passato e presente, sul bastione del Forte affacciato su Firenze, l’installazione sonora di Friedrich Andreoni, «La morte di Orfeo», evocazione del mito, fonte d’ispirazione del melodramma «Euridice», musicato da Giulio Caccini su libretto di Ottavio Rinuccini, rappresentato per la prima volta a Palazzo Pitti nel 1602, dove l’armonia dell’opera classica si trasforma nel «“j’accuse” dell’opera d’arte contemporanea».


 

Paolo Canevari, Madonna, 1998. Credits Giorgio Benni.

Laura Lombardi, 15 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

Laura Lombardi

Leggi i suoi articoli

Canevari, Marini, Barclay e Andreoni: racconto in quattro atti | Laura Lombardi

Canevari, Marini, Barclay e Andreoni: racconto in quattro atti | Laura Lombardi