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Redazione
Leggi i suoi articoliDopo oltre vent’anni di attività, tra il progetto iniziale e l’evoluzione in spazio espositivo, chiude i battenti la Galleria Apart, uno degli avamposti più liberi e coraggiosi dell’arte contemporanea romana. Fondata nel 2008 in un piccolo spazio di Via della Barchetta 11, la galleria ha vissuto successivamente due trasferimenti – in Via di Monserrato nel 2009 e infine nell’ampia sede di Via Francesco Negri 43 dal 2013 – senza mai smarrire la sua direzione: sostenere la ricerca degli artisti emergenti, offrendo loro uno spazio di libertà e dialogo con la scena internazionale.
«È stata un’entusiasmante cavalcata resa possibile anzitutto dal valore dei “nostri” artisti e dall'impegno dei collaboratori, ma anche dall’affetto, dalla considerazione e dalla vicinanza di collezionisti, curatori, professionisti del mondo delle fiere, giornalisti e appassionati che hanno seguito e supportato il nostro lavoro. A tutti va il nostro ringraziamento», si legge in una nota della galleria firmata Armando e Fabrizio, rispettivamente Armando Porcari e Fabrizio Del Signore, fondatori dello spazio.
Gli artisti selezionati durante l’attività della galleria, giovani ma non acerbi, si distinguevano per coerenza e profondità concettuale e un’estetica personale, elementi che costituivano il vero DNA della galleria. Fin dalla sua nascita, Apart si è distinta per la cura della progettazione espositiva e per un’impostazione curatoriale radicale, che privilegiava l’opera rispetto alle mode del mercato. Un’impostazione rara, soprattutto in un contesto dove la sopravvivenza di uno spazio indipendente è spesso una sfida quotidiana.
La chiusura della Galleria Apart segna la fine di un ciclo, ma lascia anche un’eredità preziosa: quella di uno spazio che ha saputo mettere l’artista al centro. «Non c’è bisogno di indicare le cause della nostra decisione, tanto evidenti sono i segni di una crisi che sta scuotendo le fondamenta di un settore la cui progressiva emarginazione, soprattutto nelle sue espressioni di vero sostegno agli artisti, finirà per indebolire ulteriormente il tessuto culturale del nostro Paese», prosegue il testo diramato in cui, sul finire viene espresso pure un augurio ai colleghi galleristi, soprattutto i più giovani, parte di un sistema affatto semplice e le cui dinamiche spesso sfuggono anche agli attori del settore.
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