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Margherita Panaciciu
Leggi i suoi articoliA Parigi, nel pieno della stagione primaverile in cui il mercato dell’arte e del design concentra alcune delle sue aste più attese, Christie’s presenta il 26 e il 27 maggio una vendita che si impone per ambizione e densità: quasi 260 lotti che attraversano tutto il Novecento, dalle raffinatezze dell’Art Déco alle sperimentazioni del Modernismo internazionale, fino alle icone del design scultoreo del secondo dopoguerra. Una stima complessiva che si colloca tra i 10 e i 15 milioni di euro definisce il perimetro di un’asta che parrebbe una ricognizione storica sul gusto e sulla forma.
Il nucleo iniziale, tra i più attesi, proviene dalla collezione di Hélène e Gérard Doux e da solo costruisce un racconto coerente dell’eleganza interbellica. Qui l’Art Déco non è mai decorazione fine a sé stessa, ma sistema estetico completo: si articola in mobili, luci, superfici e proporzioni che definiscono un’idea precisa di modernità. Tra i pezzi più rilevanti figurano il grande chandelier Vautheret di Émile-Jacques Ruhlmann, stimato 300mila–500mila euro, e il tavolo da pranzo del 1933 (100mila–150mila euro), che restituisce la sua ossessione per la misura perfetta. Accanto, un raro paravento di Jean Dunand (40mila–60mila euro), il tappeto di Armand-Albert Rateau (100mila–150mila euro) e ulteriori arredi e complementi che elevano il nucleo a vero ambiente abitabile, quasi una ricostruzione mentale della Parigi degli anni Venti e Trenta.
Il percorso si espande poi verso il modernismo europeo e le sue declinazioni più sperimentali, con un insieme particolarmente ricco di opere che intrecciano design, scultura e arti applicate. La lampada da terra «Tête de femme» di Alberto Giacometti (200mila–250mila euro), proveniente dalla collezione Pierre e Patricia Kane Matisse, introduce una dimensione più scultorea e sospesa, mentre le opere di René Herbst realizzate per l’Aga Khan III testimoniano il dialogo tra funzione e committenza internazionale. A questo nucleo si aggiungono lavori di Jean-Michel Frank, tra cui un raro divano in bronzo e pelle (400mila–600mila euro), esempio paradigmatico del suo Minimalismo materico, e ulteriori arredi modernisti che rafforzano la sezione con una stima complessiva che si distribuisce su più lotti di alto valore.
Fulvio Bianconi, Vaso «con Macchie» «Gru», 1950. © Christie’s Images Limited 2026. Stima: 40mila - 50mila euro
C. Lalanne e F.X.Lalanne, «Pomme de Ben», 2007. © Christie’s Images Limited 2026, Emilie Lebeuf. Stima: 3 milioni – 5milioni di euro
Un capitolo particolarmente rilevante è dedicato alle icone del design francese del dopoguerra, dove la componente scultorea diventa dominante. Le celebri poltrone «Ours polaire» di Jean Royère (500mila–600mila euro) si impongono come uno dei lotti più riconoscibili della vendita accanto a un daybed «Persan» di Eileen Gray (400mila–600mila euro), che rappresenta uno dei vertici del modernismo europeo tra funzionalità e astrazione. A questi si aggiunge una selezione più ampia di sedute, tavoli e complementi che rafforzano la presenza di Royère, Gray e Frank come tre poli del design del XX secolo, con valori che complessivamente superano il milione di euro solo per questa sezione. Il momento più spettacolare arriva però con il nucleo dedicato ai Lalanne, ormai considerati figure centrali del design-arte contemporaneo. La «Pomme de Ben» di François-Xavier Lalanne (3 milioni–5 milioni di euro) rappresenta il lotto di punta assoluto, un oggetto-scultura che sintetizza ironia, natura e monumentalità. Accanto, opere di Claude Lalanne come il «Petit Lapin debout à collerette» (100mila–200mila euro) e ulteriori lavori della coppia costruiscono una presenza diffusa e riconoscibile, con una stima complessiva che, tra i vari pezzi, raggiunge diversi milioni di euro e conferma il loro ruolo ormai stabilmente museale.
Claude Lalanne, «Petit lapin debout à collerette», 2006. © Christie’s Images Limited 2026. Stima: 100mila - 200mila euro
Jean-Michel Frank, Canapé, (ca 1929). © Christie’s Images Limited 2026. Stima: 400mila - 600mila euro
La vendita si amplia ulteriormente con una sezione significativa dedicata al vetro muranese della collezione «Themes & Variations» di Liliane Fawcett, composta da quasi ottanta pezzi. Qui il design italiano del dopoguerra trova una delle sue espressioni più vitali: i vasi di Fulvio Bianconi, Flavio Poli, Dino Martens e Maurice Marinot costruiscono un panorama ricco e stratificato, in cui ogni lotto racconta una sperimentazione diversa su colore, trasparenza e forma. Tra questi, il vaso «Merletto» di Bianconi (40mila–50mila euro) si distingue come uno degli esempi più emblematici della poetica muranese del 1953, ma l’insieme dei lotti della collezione contribuisce a una sezione complessiva di forte impatto visivo e commerciale.
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