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Claire Bishop, il pubblico mentre assiste alla performance di Jérôme Bel, MoMA Dance Company, al MoMA di New York, nel 2016

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Claire Bishop, il pubblico mentre assiste alla performance di Jérôme Bel, MoMA Dance Company, al MoMA di New York, nel 2016

Come guardiamo le opere d’arte nell’era di internet

Claire Bishop lo interpreta come una nuova modalità di fruizione, conseguenza dell’evoluzione tecnologica e del nostro rapporto con gli strumenti digitali

Matteo Mottin

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Visitando una mostra capita spesso di incontrare qualcuno che, prima ancora di osservare un’opera, la fotografa o ne registra un video da condividere sui social. Se per alcuni questo comportamento è un chiaro segno del declino della civiltà contemporanea, Claire Bishop lo interpreta invece come una nuova modalità di fruizione, conseguenza dell’evoluzione tecnologica e del nostro rapporto con gli strumenti digitali. Attenzione disordinata presenta quattro saggi, scritti nell’arco di dieci anni, che analizzano il modo in cui internet ha riorganizzato il nostro modo di guardare l’arte: la crescente abitudine a leggere dati e informazioni online in modo frammentario, unita alla possibilità di condividere e commentare immagini in tempo reale, ha prodotto una nuova forma di sguardo ibrido e «indisciplinato», incentrato su una socialità espansa che Bishop trova affine a quella del pubblico teatrale di un tempo, avvezzo durante gli spettacoli alle chiacchiere e al lancio di verdura. 

I testi esaminano l’evoluzione di specifiche pratiche artistiche nel corso degli ultimi trent’anni, dall’avvento di internet ad oggi, e sono organizzati secondo un ordine decrescente di attenzione richiesta al pubblico: dal sovraccarico di informazioni dell’arte basata sulla ricerca, in cui gli artisti non creano oggetti ma mettono a disposizione vaste moli di dati in archivi consultabili, passando per la performance, la cui rinascita dalla seconda metà degli anni Duemila coincide precisamente con la commercializzazione del primo iPhone, fino agli interventi, operazioni pensate per catturare l’attenzione del pubblico su un determinato tema per un solo istante, e concludendo, in maniera non scontata, sull’interesse carsico degli artisti per l’architettura e il design modernista. 

In questo libro denso e scorrevole Bishop cita volutamente artisti poco noti o periferici, preferendo costruire l’intero discorso su pratiche pertinenti ma non ancora storicizzate. Per esempio, nel capitolo sul Modernismo non menziona nemmeno una volta Rirkrit Tiravanija, che su questo tema ha lavorato ampiamente, come dimostra la sua recente personale al Pirelli HangarBicocca di Milano. L’idea di basare la ricerca su artisti, progetti e movimenti meno conosciuti sembra aprire il titolo del libro a un doppio senso: per attenzione disordinata si può anche intendere quella che la storia dell’arte occidentale ha riservato per lungo tempo alle produzioni artistiche periferiche. 

Attenzione disordinata. Come guardiamo l’arte e la performance oggi
di Claire Bishop, traduzione di Federico Florian, 228 pp., ill. b/n, Johan & Levi, Milano 2025, € 29

La copertina del volume

Matteo Mottin, 22 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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