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Piero Dorazio, «La Ribambelle des Gobelins», 1964, Torino, GAM-Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea

Courtesy Archivio Piero Dorazio Milano Piero Dorazio by SIAE 2026 Foto su concessione della Fondazione Torino Musei

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Piero Dorazio, «La Ribambelle des Gobelins», 1964, Torino, GAM-Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea

Courtesy Archivio Piero Dorazio Milano Piero Dorazio by SIAE 2026 Foto su concessione della Fondazione Torino Musei

Il catalogo ragionato dell’opera di Piero Dorazio, un artista che contiene moltitudini

Uscirà in autunno per Skira il monumentale lavoro a cura di Francesco Tedeschi: 4mila opere in tre volumi con saggi critici, schede e un’antologia di testi sulla sua figura. Un’intervista in anteprima al curatore anticipa i dati salienti di questo lavoro molto atteso

Matteo Mottin

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È in uscita a ottobre, ma già prenotabile sul sito della casa editrice, il catalogo ragionato dei dipinti e delle sculture di Piero Dorazio (1927-2005). Edito da Skira, è la prima pubblicazione completa sulla produzione dell’artista: organizza oltre 4mila opere in tre volumi raccolti in cofanetto, con saggi critici, apparati bio-bibliografici, schede dettagliate e un’antologia di testi su Dorazio. Abbiamo incontrato il curatore del catalogo Francesco Tedeschi, professore di Storia dell’arte contemporanea all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. 

Chi è stato Piero Dorazio e quale immagine dell’artista emerge dal nuovo catalogo ragionato?
Piero Dorazio è stato uno degli artisti più importanti per l’arte italiana del XX secolo, con una proiezione internazionale di grande respiro. Nel corso della sua carriera ha costruito una rete di relazioni e collaborazioni che lo hanno portato ad affermarsi dagli Stati Uniti alla Germania fino al Giappone. Dai materiali raccolti per il catalogo emerge il ritratto di un artista che ha sostenuto con grande rigore la continuità di un percorso radicato nell’idea di arte moderna sviluppatasi nella prima metà del Novecento, in particolare attorno alle esperienze dell’astrazione. Attraverso una ricerca intensissima sul colore, sui processi compositivi e sulle diverse forme di combinazione del binomio colore-luce, Dorazio ha elaborato un linguaggio autonomo e complesso, spesso ridotto in maniera semplicistica a pochi momenti della sua produzione, ma in realtà molto più articolato.

Il lavoro di Dorazio è ancora attuale?
Credo che l’attualità di Dorazio emerga proprio quando si osserva l’insieme del suo percorso, che si è rinnovato continuamente. Spesso l’attenzione si concentra quasi esclusivamente sul periodo delle trame luminose, tra la fine degli anni Cinquanta e i primi Sessanta, quando il suo contributo alla trasformazione della pittura fu indubbiamente decisivo. Ma limitarsi a quel momento rischia di offrire una visione frammentaria. Se si considera invece l’intreccio delle diverse fasi della sua produzione si scopre un artista molto più ricco e complesso. In questo senso Dorazio appare ancora attuale perché la sua opera contiene, per così dire, una molteplicità di possibilità. Parafrasando il poeta Walt Whitman, Dorazio è un artista che «contiene moltitudini».  

A quale pubblico si rivolgeva l’artista, e a chi parla oggi la sua opera?
Dorazio ha sempre avuto una forte vocazione divulgativa. La sua attività artistica e teorica era orientata a diffondere un’idea di arte moderna che per lui affondava le radici nelle avanguardie astratte, da Kandinskij in avanti, ma che doveva essere continuamente rinnovata. Il suo libro La fantasia dell’arte nella vita moderna, del 1955, è uno dei testi più rilevanti per portare la cultura italiana degli anni Cinquanta a confrontarsi con quanto avvenuto nell’arte del Novecento. Anche la sua attività di insegnamento alla University of Pennsylvania a Filadelfia, rispondeva alla stessa logica di scambio e divulgazione.

Piero Dorazio, «Senza titolo (L’age d’or II)», 1996, collezione privata. Courtesy Archivio Piero Dorazio Milano / Piero Dorazio by SIAE 2026. Foto: Davide Sebastian e Enrico Blasi

Piero Dorazio, «Passeggiata del seduttore», 1954, collezione privata. Courtesy Archivio Piero Dorazio Milano / Piero Dorazio by SIAE 2026. Foto: Studio Ferriani

Il catalogo ragionato è uno strumento scientifico o offre anche una nuova lettura critica?
Un catalogo ragionato deve prima di tutto essere una pubblicazione scientifica, capace di documentare nel modo più completo possibile l’opera di un artista. Tuttavia, non esiste documentazione storica senza un retroterra critico. Il progetto è nato come lavoro d’équipe sotto la guida di Enrico Crispolti. Dorazio ha lasciato un archivio molto ricco e sistematico, e su questa base abbiamo costruito un catalogo articolato in 16 sezioni che coprono la sua intera produzione fino al 2005. Il catalogo è composto da tre volumi e documenta non solo la pittura ma anche la stagione scultorea degli anni Cinquanta e Sessanta. L’impianto è sostanzialmente cronologico, ma soprattutto dagli anni Ottanta emergono linee di ricerca parallele che si sovrappongono e dialogano tra loro.

Qual è stata l’eredità metodologica di Enrico Crispolti in questo progetto?
Crispolti ha lasciato un insegnamento molto chiaro: l’attenzione rigorosa al documento principale, che è sempre l’opera. Allo stesso tempo, però, riteneva necessario accompagnare la documentazione con strumenti interpretativi capaci di restituire la complessità del percorso di un artista. I processi creativi non sono mai lineari e un catalogo ragionato deve tener conto delle molte ragioni e suggestioni che orientano il lavoro di un autore. Questo equilibrio tra rigore documentario e lettura critica è il lascito più importante del suo metodo. 

Una curiosità: che carattere aveva Dorazio?
Aveva una personalità forte, talvolta anche scontrosa. La sua visione dell’arte era molto netta e questo lo portò spesso a confrontarsi duramente con altri protagonisti della cultura italiana, da Giulio Carlo Argan a Palma Bucarelli. Ma accanto al polemista c’era anche un artista profondamente riconoscente verso i maestri e i compagni di viaggio con cui condivideva una stessa idea di arte. Negli anni Settanta promosse a Todi iniziative dedicate a figure come Nino Franchina, Atanasio Soldati, Max Bill, Luigi Veronesi e Jean Arp, oltre ai compagni di Forma 1. Negli anni Novanta fu tra i promotori del progetto Arte Metro Roma, che coinvolse circa cinquanta artisti internazionali nella realizzazione dei mosaici per le stazioni della metropolitana della capitale. Dorazio poteva apparire rigido, ma allo stesso tempo era animato dalla forte convinzione che l’arte potesse contribuire concretamente a rendere il mondo un luogo migliore.

 

Piero Dorazio. Catalogo ragionato dei dipinti e delle sculture
a cura di Francesco Tedeschi, con la supervisione scientifica di Stefano Setti, 3 voll., 2.232 pp., ill. col. e b/n, cartonato con cofanetto, Skira, Milano 2026, € 479 

La copertina del volume

Matteo Mottin, 14 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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