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Nicoletta Biglietti
Leggi i suoi articoliA Como arte e sport condividono gli stessi spazi urbani. Con «ART IS MY FAVE SPORT», in programma fino al 22 marzo 2026, la città diventa teatro di una mostra di arte contemporanea diffusa che si innesta all’interno di sedi sportive storiche, architetture simbolo del Novecento comasco, profondamente integrate nel paesaggio del lago.
Il progetto, ideato da Fondazione COMO ARTE ETS e inserito nel Cultural Program dell’Olimpiade Culturale di Fondazione Milano Cortina, è curato da Giovanni Berera e Paolo Bolpagni e prende avvio da una caratteristica specifica della città: la presenza di impianti sportivi che sono anche opere architettoniche riconosciute, costruite tra gli anni Venti e Trenta e ancora oggi vissute quotidianamente da atleti, soci e cittadini. È in questi luoghi che l’arte contemporanea viene chiamata a inserirsi, senza modificarne la funzione, ma amplificandone il significato culturale.
La Società Canottieri Lario «Giuseppe Sinigaglia», fondata nel 1891 e ospitata dal 1931 in un edificio progettato dall’ingegnere Gianni Mantero, rappresenta uno dei punti di partenza del percorso. Qui è esposta un’opera «Senza titolo» di Deda Barattini, appartenente al fondo di Fondazione COMO ARTE ETS, in dialogo con uno degli esempi più significativi di architettura sportiva razionalista affacciata sul Lario. Qui sarà anche presente una balena di Nicola Salvatore. Pochi metri più in là, lo Stadio Giuseppe Sinigaglia, inaugurato nel 1927 su progetto dell’architetto Giovanni Greppi, ha accolto per la prima volta a Como Maurizio Cattelan con «Stadium» (1991), il grande calciobalilla che trasforma lo stadio in uno spazio di partecipazione collettiva. All’interno dello stesso complesso, la Piscina Sinigaglia, realizzata nei primi anni Trenta su progetto di Mantero, ospita «Mirrors Club», l’opera al neon di Massimo Bartolini, inserita in un contesto che mantiene un rapporto diretto con il lago e con l’architettura originaria dell’impianto.
Questo nucleo urbano, che concentra alcune delle architetture sportive più rappresentative della città, diventa anche uno dei luoghi simbolici del calendario olimpico: il 3 febbraio 2026 la fiaccola olimpica attraverserà Como, passando proprio in prossimità di questi spazi. Un momento che rafforza il legame tra il progetto espositivo, la storia sportiva della città e l’avvicinamento ai Giochi di Milano Cortina.
In questo stesso contesto si inserisce l’Aeroclub Como, fondato nel 1930 in un’area dove il volo con idrovolanti è documentato fin dal 1913 e riconosciuto come una delle più antiche scuole di volo per idrovolanti ancora attive al mondo. Qui, nel mese di marzo Marzia Migliora presenterà «Fil de sëida», un'installazione video in collaborazione con la Galleria Lia Rumma.
Il percorso si amplia progressivamente oltre il centro cittadino. Al Golf Club di Villa d’Este a Montorfano, Paola Pivi interviene negli spazi interni della club house, affiancata da due sculture della serie «Anatomia Umana» di Salvatore Astore, mentre al Circolo Tennis di Villa Olmo, nella storica nevera, debutta in città il giovane artista comasco Mario Uliassi con un’opera tratta dalla serie dedicata alle foreste in fiamme. La Pinacoteca Civica di Como accoglie un momento di dialogo con la storia dell’arte del Novecento: «Il Lottatore» di Mario Sironi ed «Elementi di Lotta» di Gualtiero Nativi, provenienti dal MART di Trento e Rovereto, affiancati dal mosaico Polaroid di Maurizio Galimberti, realizzato con i ritratti degli atleti della Como Nuoto.
La memoria sportiva cittadina trova spazio anche alla Palestra Negretti, storica sede della Scherma Comense e della Ritmica Comense, dove Fabrizio Musa espone una serie di monotipi di sciatori lungo la scalinata, in dialogo con le immagini delle vittorie degli atleti comaschi. Alla Casa del Fascio, edificio simbolo dell’architettura razionalista italiana, sono presentate le fotografie di Carlo Mollino dedicate al mondo dello sci, grazie alla collaborazione con il Politecnico di Torino – Fondo Carlo Mollino e l’Agenzia del Demanio.
«ART IS MY FAVE SPORT» si configura così come un racconto unitario, costruito per attraversamenti successivi più che per tappe isolate. Le opere vengono incontrate nei luoghi della pratica sportiva quotidiana, in spazi che continuano a svolgere la loro funzione originaria e che, proprio per questo, restituiscono una lettura viva del rapporto tra architettura, corpo e paesaggio urbano.
Murizio Galimberti, «Pallanuotisti della Societa COMO NUOTO», 2025. Credits Lorenzo Butti. Courtesy Fondazione COMO ARTE.
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