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Giuseppe M. Della Fina
Leggi i suoi articoliEcco la prima descrizione dei celebri affreschi della tomba François, ora acquistati, dopo decenni di trattative, dallo Stato Italiano per l’impegno del Ministero della Cultura: «Esimie pitture munite ciascuna figura di ben chiara iscrizione etrusca, senza della quale circostanza si sarebbe creduto che questo sepolcro avesse appartenuto ad altra epoca, tanta è la bellezza delle medesime pitture da far rammentare i bei tempi del Botticelli e del Perugino».
Si deve all’archeologo Alessandro François e si trova nelle pagine della rivista Bullettino dell’Instituto di Corrispondenza Archeologica, al tempo di grande prestigio nell’ambiente antiquario. L’autore dell’articolo, poche settimane prima, nella primavera del 1857, aveva scoperto e poi scavato la tomba. Era stato un premio alla sua perseveranza: già da alcuni anni aveva sperato di scavare a Vulci, ma i contatti con Alexandrine de Bleschamp, vedova di Luciano Bonaparte e proprietaria di una vasta tenuta nella zona, non avevano avuto un seguito. Nel 1855 la Principessa di Canino morì e la proprietà passò rapidamente di mano. Il principe Alessandro Torlonia, il nuovo proprietario, consentì a François d’indagare nelle sue terre. Fu una scelta indovinata: in località Ponte Rotto, venne individuata quasi subito la tomba che oggi porta il nome dello scavatore.
Il risalto della scoperta fu notevole: gli affreschi impressionarono per la qualità e il tema, ma quando, nel 1863, vennero staccati dalle pareti ed entrarono nella collezione Torlonia, le pitture e il monumento funerario per il quale erano state realizzate iniziarono ad avere una fortuna diversa. Su quest’ultimo cadde l’oblìo, al punto che nel 1924 Goffredo Bendinelli dovette programmare nuove ricerche per rintracciare la “Grotta Bella”.
Quali sono i motivi dell’importanza del ciclo pittorico? Il livello stilistico degli affreschi, innanzitutto, che giustifica l’ingenuo entusiasmo di François. L’artista che realizzò gli affreschi mostra un’attenzione notevole per l’uso delle luci e delle ombre e della resa plastica delle figure, avendo accolto con prontezza la lezione del pittore Nicia di Atene. È sufficiente osservare con attenzione la figura di Cassandra, raffigurata mentre cerca di difendersi da Aiace Oileo, per comprendere come il pittore della tomba François avesse presente il nuovo modo di dipingere.L’importanza degli affreschi è ancora maggiore per l’interesse storico dei soggetti raffigurati. Si tratta di episodi della storia etrusca e romana, ma visti nell’ottica degli Etruschi. Vi sono raffigurati vari duelli tra guerrieri vulcenti e i loro alleati contro personaggi romani e i loro sostenitori anche di ambito etrusco. In particolare vi è raffigurato Marce Camitlnas che uccide il romano Cneve Tarchunies (Gneo Tarquinio), da identificare probabilmente con Tarquinio Prisco, e Mastarna che libera Celio Vibenna. Sappiamo dall’imperatore romano Claudio, che Mastarna va identificato con Servio Tullio.
Negli affreschi della tomba vulcente abbiamo quindi il racconto di vicende relative alla storia di Roma nella versione etrusca: l’uccisione di Tarquinio Prisco e il ricordo di un’azione coraggiosa di Mastarna (Servio Tullio), sodale dei fratelli Celio e Aulo Vibenna originari di Vulci. Gli scontri - secondo Filippo Coarelli, che ha studiato a fondo il monumento - potrebbero essersi svolti all’interno della stessa reggia di Roma. Gli affreschi raccontano quindi la successione di Servio Tullio a Tarquinio Prisco non come le fonti storiche latine hanno narrato e il cui racconto è giunto sino a noi. Le pitture sembrano suggerire che la successione tra il quinto e il sesto re di Roma sarebbe stata una lotta tra Tarquiniesi e Vulcenti, con i rispettivi alleati, per esercitare un’egemonia sulla città. C’è da aggiungere che le scene vittoriose per i Vulcenti si ricollegano ad altre tratte dalla tradizione greca e illustrate nello stesso ciclo pittorico, come, ad esempio, il sacrificio dei prigionieri troiani voluto da Achille in espiazione della morte di Patroclo. Tutto ciò spinge a far ritenere che il committente della tomba credeva nell’identificazione dei Vulcenti con i Greci e dei Romani con i Troiani. Conosciamo il suo ritratto e il suo nome: si tratta di Vel Saties, raffigurato coronato e con una veste di fattura raffinatissima.
Resta da dire che gli affreschi sono databili intorno al 330 a.C., entro pochi decenni Vulci e l’intera Etruria sarebbero caduti in mano romana e il ricordo dei successi vulcenti venne avvolto in un alone di doloroso rimpianto che riesce a giungere fino a noi.
«Vel Saties intento a osservare gli auspici», 330 a.C. circa, Roma, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia
«Prigioniero troiano», 330 a.C. circa, Roma, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia
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