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Arabella Cifani
Leggi i suoi articoliTra Otto e primo Novecento un’ancora sprovveduta Italia fu spogliata di molti dei suoi più importanti tesori d’arte da eleganti signori inglesi, tedeschi e americani, conoscitori (e anche filibustieri in molti casi) che se la comprarono, spesso a buon prezzo e con molta cortesia, senza rubare, magari sorbendosi un vin santo con il venditore e contemplando il tramonto su Firenze.
La Fondazione Federico Zeri, continuando nel suo meritevole lavoro di studio dedicato ai conoscitori, edita ora il 13mo numero della sua collana «Nuovi diari di lavoro», che raccoglie i contributi del seminario, a cura di Neville Rowley, dedicato a Gustav Friedrich Waagen e Charles Lock Eastlake (Bologna, 21-23 settembre 2023). Anche questi due personaggi, noti essenzialmente agli specialisti, meritavano di essere indagati e conosciuti da un più vasto pubblico.
Gustav Friedrich Waagen (1794-1868) fu il primo direttore della Gemäldegalerie di Berlino, per la quale pubblicò decine di cataloghi scientifici; mentre Charles Lock Eastlake (1793-1865) fu il primo direttore della National Gallery di Londra, tra 1855 e 1865, e il principale responsabile di un’ambiziosa politica britannica di acquisizioni e di restauri. Oltre che colleghi, Waagen e Eastlake furono sempre amici e sodali, un po’ come il gatto e la volpe.
Come giustamente ricorda nella sua introduzione Neville Rowley, in Italia, Waagen e Eastlake hanno sofferto di una notorietà ambivalente che oggi, a leggere delle loro imprese, nell’ottica della protezione e della tutela del patrimonio artistico che faticosamente si è fatta strada nel nostro Paese, può anche sconfinare in una viva antipatia. La loro attività, soprattutto quella di Eastlake, ha infatti notevolmente impoverito il nostro patrimonio artistico e di questo non mi pare li si debba ringraziare anche se è giusto conoscerli, per evitare di ricadere in storie simili e, soprattutto, imparare l’amara lezione.
Gustav Friedrich Waagen ebbe un ruolo di primo piano nel dar vita agli studi di storia dell’arte della scuola berlinese e fu fra i primi in Europa a dare alla storia dell’arte la dignità di disciplina universitaria. Grande conoscitore, dotato di una prodigiosa memoria visiva, percorse tutto il Vecchio Continente, visitando raccolte pubbliche e private. Waagen si propose come compito principale quello di costituire la collezione del Museo di Berlino e di redigerne il catalogo: a questo scopo acquistò numerosi capolavori di maestri italiani. Ricordiamo, fra i tanti, la cosiddetta «Lavinia» (Ragazza con il cesto di frutta) di Tiziano e la «Madonna Terranuova» di Raffaello, opere di primitivi tedeschi e fiamminghi, nonché di Frans Hals. Quanto a Charles Lock Eastlake, fu anche buon pittore e il suo successo come artista gli permise di trasferirsi a Roma fin dal 1816. Tornò definitivamente in Inghilterra nel 1830 e si dedicò alla storia dell’arte.
Nel 1841 Eastlake divenne segretario della Fine Arts Commission, l’organismo responsabile del mecenatismo artistico del governo, due anni dopo invece conservatore della National Gallery. Nel 1855 fu nominato primo direttore della National. Assunse l’artista e storico dell’arte Ralph Nicholson Wornum come curatore principale e lo storico dell’arte e mercante tedesco Otto Mündler come «agente di viaggio» per gli acquisti. In soli due anni Eastlake e Mündler passando come cavallette in tutte le regioni italiane, ma anche nei Paesi Bassi e in Francia, acquisirono tesori per il museo. Dopo aver lasciato la carica di direttore, nel 1858, continuò a comprare capolavori sempre per il museo, tra cui intere collezioni, come la raccolta Beaucousin (1860), da cui proveniva l’«Allegoria con Venere e Cupido» del Bronzino e la collezione Lombardi-Baldi (1857), che conteneva la «Battaglia di San Romano» di Paolo Uccello. Tra i quadri italiani aggiunti da Eastlake al Museo di Londra figurano la «Vergine col Bambino» del Perugino (nel 1856), il «Martirio di san Sebastiano» del Pollaiolo (nel 1857), la «Famiglia di Dario davanti ad Alessandro» del Veronese (nel 1857), la «Madonna del Prato» di Giovanni Bellini (nel 1858) e il «Battesimo di Cristo» di Piero della Francesca (nel 1861). Fu anche fra i primi ad apprezzare i cosiddetti primitivi italiani, e, purtroppo, a portarne via un corposo nucleo.
Tutte queste cose, e molte altre ancora, sono narrate nel corposo volume, che raccoglie gli studi e gli approfondimenti di Robert Skwirblies, Susanna Avery-Quash, Julie Sheldon, Valeria Paruzzo, Matthew Hayes, Gabriele Fattorini, Aldo Galli, Alessandro Delpriori, Giacomo Alberto Calogero, Neville Rowley, Giulio Zavatta, Simone Facchinetti e Donata Levi.
A constatare quanto è legalmente andato fuori dall’Italia verso Inghilterra e Germania, sanguina il cuore e l’unica consolazione che possiamo avere è che, in mezzo a tanti capolavori, ai due siano stati appioppati anche un bel numero di falsi. Si tratta comunque per il nostro Paese di un danno irreparabile. Quadri che sono capisaldi della storia dell’arte, sono stati venduti per un velenoso mix di avidità economica, ignoranza dei proprietari, relazioni tossiche tra antiquari e intermediari. L’arte italiana è in tutto il mondo oggetto di ammirazione sconfinata, ma dobbiamo tristemente ammettere che fino a non molti decenni or sono non l’abbiamo saputa apprezzare e difendere come si doveva, né considerarla per quello che è realmente, ovvero parte fondante dell’identità nazionale.
Il mestiere del conoscitore. Gustav Friedrich Waagen, Charles Lock Eastlake
a cura di Neville Rowley, 432 pp., 180 ill., in collaborazione con Gemäldegalerie-Staatlichen Museen zu Berlin e The National Gallery, University Press, Bologna 2025, € 29
La copertina del volume
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