Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

Constantino Brumidi, «L’Apoteosi di Washington», 1865, Washington, Campidoglio

Image

Constantino Brumidi, «L’Apoteosi di Washington», 1865, Washington, Campidoglio

Constantino Brumidi, il Michelangelo di Capitol Hill

La cerimonia di insediamento di Trump si è svolta sotto l’enorme affresco realizzato dall’artista italiano (di origini greche), per 25 anni impegnato nel cantiere decorativo del Campidoglio degli Stati Uniti

Image

Maria Sancho-Arroyo

Leggi i suoi articoli

Constantino Brumidi (Roma, 1805-Washington, 1880) è noto soprattutto per gli affreschi realizzati nell’arco di 25 anni nel Campidoglio degli Stati Uniti. Le sue opere più celebri includono «L’Apoteosi di Washington», «Il Fregio della Storia Americana» e le sontuose decorazioni sui soffitti a volta dei corridoi. Oltre a questi progetti monumentali, ha ideato ed eseguito affreschi per svariati ambienti e uffici sempre all’interno del Campidoglio. Ispirandosi alle pitture parietali dell’antica Roma e di Pompei, nonché ai revival classici del Rinascimento, del Barocco e dell’inizio dell’Ottocento, l’artista ha saputo adattare questi modelli alla realtà americana. Nei corridoi, ad esempio, ciò che a prima vista sembra una decorazione a grottesca tradizionale a un’osservazione più attenta rivela raffinati dettagli di flora e fauna autoctone. 

Nato e formatosi a Roma all’Accademia di San Luca, Brumidi, di origini greche, ha padroneggiato una vasta gamma di tecniche pittoriche, tra cui il buon fresco. Prima di emigrare negli Stati Uniti nel 1852, lavora a importanti commissioni nei Palazzi Vaticani e romani. Negli Usa la sua carriera è segnata da un’intensa attività decorativa nel Campidoglio, dal 1855 fino alla morte. Nel 1865 completa «L’Apoteosi di Washington», l’imponente affresco che decora il centro della cupola della Rotonda. Il dipinto raffigura George Washington (primo presidente degli Stati Uniti nel 1789-97, Ndr) che ascende gloriosamente ai cieli, affiancato da figure femminili che simboleggiano la Libertà e la Vittoria/Gloria. Un arcobaleno si apre ai suoi piedi, mentre 13 fanciulle, che rappresentano i 13 Stati originari, circondano il gruppo centrale. Qui Brumidi si è ispirato ai grandi maestri del Classicismo e del Rinascimento, in particolare a Raffaello, infondendo all’opera solennità e simbolismo

Quasi 160 anni dopo, a gennaio 2025, la stessa cupola è diventata il suggestivo scenario della cerimonia di insediamento del 47mo presidente degli Stati Uniti, svoltasi al chiuso a causa delle temperature rigide che hanno reso impraticabile la tradizionale cerimonia all’esterno. Subito sotto la cupola, «Il Fregio della Storia Americana» raffigura in grisaille, simulando un bassorilievo, momenti chiave della storia degli Stati Uniti. Brumidi inizia quest’opera nel 1878, ma muore prima di completarla. Durante i lavori al fregio rischia anche la vita, quando la sua sedia scivola dal ponteggio: riesce a restare aggrappato a una scala per 15 minuti prima di essere salvato. Tra 1881 e 1889, l’italiano Filippo Costaggini ne prosegue l’esecuzione, ma un errore di calcolo lascia vuota una sezione di oltre nove metri, che il Congresso rifiuta di colmare con sue aggiunte. Solo nel 1951 Allyn Cox completa il fregio, chiudendo un progetto durato quasi un secolo. 

Per i corridoi, cinque gallerie interconnesse, Brumidi curò il progetto generale alla guida di un team internazionale, tra cui molti italiani. Le decorazioni furono realizzate con una combinazione di tecniche ad affresco e a olio su intonaco: Brumidi dipinse i sovrapporta a lunette con scene storiche e allegoriche con la tecnica del buon fresco, mentre gli altri artisti si occuparono delle pitture murali a olio. All’interno dell’elaborato schema ornamentale di ispirazione classica, l’artista integrò elementi tipicamente americani, tra cui scoiattoli, topi e chipmunk (roditori originari della Corea diffusi in Nord America, Ndr), oltre a paesaggi locali e strumenti agricoli. La sua eredità è ancora oggi ben visibile in questi ambienti, dove riuscì fondere tradizione classica e iconografia americana, consolidando la sua fama di «Michelangelo del Campidoglio degli Stati Uniti».

Maria Sancho-Arroyo, 05 aprile 2025 | © Riproduzione riservata

Altri articoli dell'autore

La sinergia tra opere, gallerie e istituzioni ha rafforzato il ruolo della città come porta d’accesso privilegiata all’America Latina e centro artistico di rilevanza mondiale

A Voice of America • La casa d’aste inglese fu la prima straniera a condurre una vendita pubblica in terra transalpina nel 1999. La nuova (e terza) sede parigina ha inaugurato da poco negli spazi dove svolgeva la propria attività la galleria Bernheim-Jeune

Si è tenuto quest’estate a New York un incontro sull’Art+Tech, la cui nona edizione è prevista a Hong Kong il 29 ottobre

È approdata alla National Gallery of Art di Washington la mostra sulla nascita dell’Impressionismo presentata in primavera al Musée d’Orsay. Ci accompagna nella visita Maria Sancho-Arroyo

Constantino Brumidi, il Michelangelo di Capitol Hill | Maria Sancho-Arroyo

Constantino Brumidi, il Michelangelo di Capitol Hill | Maria Sancho-Arroyo