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Redazione GdA
Leggi i suoi articoliDopo trentacinque anni di assenza dall'Italia, «Danse du Pan-Pan à Monico» di Gino Severini arriva a Cortona. La grande tela, in prestito dal Centre Pompidou di Parigi, è entrata nelle sale di Palazzo Casali, sede del MAEC, dove sarà uno dei nuclei della mostra «Gino Severini. Modernità come dialogo», aperta dal 5 luglio.
Il dipinto misura oltre quattro metri di lunghezza. È la replica che Severini realizzò tra il 1959 e il 1960 nel suo studio romano, ricostruendo un'opera eseguita nel 1911 e oggi perduta. Per farlo si affidò alle fotografie dell'originale e alla documentazione conservata nel proprio archivio, restituendo uno dei lavori più rappresentativi della sua stagione futurista.
Nato a Cortona nel 1883, Gino Severini è stato tra i protagonisti del Futurismo italiano e, al tempo stesso, una figura di raccordo con le avanguardie europee. Trasferitosi a Parigi all'inizio del Novecento, entrò in contatto con l'ambiente cubista senza rinunciare ai principi del movimento fondato da Filippo Tommaso Marinetti. La sua ricerca si sviluppò attorno ai temi della città moderna, del dinamismo e della vita notturna, osservati attraverso una costruzione rigorosa dello spazio e una scomposizione della forma che risente tanto del Futurismo quanto del Cubismo.
«Danse du Pan-Pan à Monico» nasce proprio in questo contesto. L'opera prende ispirazione dal Monico, uno dei locali più frequentati della Parigi della Belle Époque, dove musica, danza e spettacolo diventano materia pittorica. La scena non viene raccontata in modo descrittivo. Figure, luci e suoni si intrecciano in una composizione frammentata che restituisce la percezione del movimento più che la sua rappresentazione. Tra i personaggi compare anche un autoritratto dell'artista, inserito con discrezione all'interno della folla.
Quando fu presentata nel 1911 alla galleria Bernheim-Jeune di Parigi, l'opera attirò subito l'attenzione della critica. Guillaume Apollinaire la definì «l'opera più importante dipinta da un pennello futurista», riconoscendone la capacità di sintetizzare le ricerche del movimento in una composizione di forte complessità visiva. L'originale seguì poi il percorso delle mostre futuriste organizzate in Europa da Marinetti. Venduto in Germania nel 1912, scomparve con ogni probabilità durante la Seconda guerra mondiale. La replica realizzata da Severini quasi cinquant'anni dopo rappresenta oggi l'unica testimonianza completa di quel dipinto.
Il ritorno dell'opera in Italia è stato possibile grazie al prestito del Centre Pompidou e al sostegno di Romana Severini, figlia dell'artista. Per Cortona assume anche un valore simbolico: riporta nella città natale del pittore uno dei lavori che meglio raccontano il momento in cui Severini contribuì a definire il linguaggio del Futurismo, mantenendo però uno sguardo costante verso la scena artistica internazionale. La mostra, promossa dal Comune di Cortona e dal MAEC in collaborazione con l'Accademia Etrusca, riunisce oltre ottanta opere provenienti da musei italiani ed europei e da collezioni private. Il percorso, curato da Daniela Fonti e Margherita D'Ayala Valva, ricostruisce le diverse fasi della produzione di Severini, mettendo in evidenza il dialogo continuo tra la cultura italiana e quella francese che ha attraversato tutta la sua carriera.