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Thomas Braida Fluffy 2026 oil on paper, handmade frame in resin and painted wood 78 × 62.5 × 3 cm framed

Courtesy Monitor

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Thomas Braida Fluffy 2026 oil on paper, handmade frame in resin and painted wood 78 × 62.5 × 3 cm framed

Courtesy Monitor

Da San Lorenzo a Bruxelles: MONITOR e Matèria costruiscono un asse romano

Ad Art Brussels 2026 MONITOR e Matèria presentano un booth congiunto nella sezione Discovery, costruito attorno al dialogo tra Thomas Braida e Francisca Valador. Un progetto nato a Roma e traslato nel contesto fieristico internazionale, che riflette sulle possibilità di collaborazione tra gallerie e sulla funzione della fiera come dispositivo di posizionamento.

Sophie Seydoux

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Ad Art Brussels 2026, nella sezione Discovery, MONITOR e Matèria presentano un booth condiviso dedicato a Thomas Braida e Francisca Valador. Il progetto nasce da una coincidenza avvenuta a Roma nella primavera del 2025: le due gallerie, situate a pochi metri di distanza nel quartiere San Lorenzo, inaugurano nello stesso giorno le personali dei rispettivi artisti. Un allineamento casuale che rivela una prossimità di ricerca e che oggi viene formalizzato nel contesto della fiera.

Dal contesto urbano alla piattaforma internazionale, la collaborazione tra le due gallerie si configura come operazione di scala. Non si tratta solo di presentare due artisti, ma di trasportare un ecosistema locale all’interno di una piattaforma espositiva curata che per sua natura tende a standardizzare le proposte. La scelta della sezione Discovery rafforza questa lettura. Pensata come spazio per pratiche emergenti o in fase di consolidamento, la sezione funziona come laboratorio interno alla fiera, dove la sperimentazione è ancora possibile. In questo ambito, il booth 5A-32 si struttura come un campo di relazione tra due pratiche che, pur mantenendo autonomia linguistica, condividono un terreno comune: la tensione tra pittura e scultura.

Per Art Brussels, Braida e Valador presentano nuove serie di dipinti accompagnate da interventi scultorei. Il lavoro si concentra sul processo, più che sull’immagine finita. La pittura si espande nello spazio, mentre la scultura assume una dimensione di leggerezza e articolazione minima. Entrambi gli artisti lavorano su una zona intermedia in cui il quadro perde stabilità e l’oggetto non si definisce completamente. Ne emerge un sistema di opere che non si impone per dichiarazione, ma per accumulo di variazioni e slittamenti.

Sophie Seydoux, 18 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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