Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Sophie Seydoux
Leggi i suoi articoliLa 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia perde la sua giuria a pochi giorni dall’apertura e, nello stesso momento, cambia il proprio sistema di premiazione. Al centro della ridefinizione, oltre al presidente Pietrangelo Buttafuoco, si colloca l’intervento politico di Matteo Salvini, che sostiene apertamente la nuova direzione.
Le dimissioni della giuria -composta da Solange Oliveira Farkas (presidente), Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi- sono state formalizzate il 30 aprile. «Abbiamo rassegnato le nostre dimissioni», si legge nella nota diffusa dalle curatrici, che richiama una dichiarazione di intenti precedente. La decisione arriva dopo un incontro diretto con Buttafuoco e segue settimane di tensioni legate alla riapertura del padiglione russo e alla presenza degli artisti israeliani.
Il passaggio segna una frattura istituzionale in una delle strutture più consolidate della Biennale. La giuria internazionale rappresentava un elemento centrale nella definizione del valore critico della manifestazione. La sua uscita apre uno spazio immediatamente occupato da una revisione del modello. Buttafuoco introduce così un cambiamento netto: i premi non saranno più assegnati all’inizio della rassegna, ma alla fine, il 22 novembre. La selezione dei vincitori viene affidata al pubblico attraverso due nuovi riconoscimenti, i “Leoni dei Visitatori”, destinati al miglior partecipante della mostra internazionale e alla migliore partecipazione nazionale. In quest’ultima categoria restano inclusi tutti i Paesi presenti, Russia e Israele compresi, secondo un principio dichiarato di parità e inclusione.
Su questa svolta interviene Matteo Salvini, che ne diventa il principale sostenitore politico. «Meglio di così non poteva andare. Sarà una Biennale autonoma e democratica», afferma il vicepremier. La posizione è netta: il passaggio dai giurati al pubblico viene interpretato come un rafforzamento del carattere aperto della manifestazione.
Salvini insiste sul punto chiave della riforma: «Ritengo geniale la decisione dell’amico Buttafuoco di assegnare i premi non all’inizio della rassegna ma alla fine. I leoni saranno assegnati non da cinque giurati, sulle cui dimissioni non mi pronuncio, ma dai visitatori». Il giudizio introduce una lettura precisa del cambiamento: il valore si sposta dalla valutazione specialistica a una partecipazione estesa.
La dichiarazione si inserisce in un quadro politico più articolato. Giorgia Meloni prende le distanze dalla scelta sul padiglione russo, pur riconoscendo l’autonomia dell’istituzione. Salvini, al contrario, rafforza la legittimità del nuovo corso, sottolineando la coerenza con un’idea di Biennale “democratica”. Il cambio di assetto si riflette anche sul formato dell’apertura. Il 9 maggio la mostra inaugurerà senza cerimonia ufficiale. L’evento istituzionale viene eliminato, mentre la premiazione slitta alla chiusura. La Biennale si presenta così al pubblico con una struttura modificata, sia nei tempi sia nei meccanismi di riconoscimento.
Altri articoli dell'autore
Il Consiglio dei ministri ha nominato Massimo Osanna nuovo Capo del Dipartimento Attività culturali del Ministero della Cultura. Dopo gli anni alla Direzione Generale Musei, l'archeologo assume uno degli incarichi più strategici del dicastero. La nomina apre ora la successione alla guida della rete museale nazionale e ridisegna alcuni equilibri interni del ministero.
È morta a 36 anni l'artista tedesca Paula Kamps, pittrice apprezzata per le sue immagini sospese tra apparizione e dissolvenza, costruite attraverso velature di inchiostro e acquerello. Formata alla Kunstakademie Düsseldorf con figure come Lucy McKenzie, Tomma Abts ed Elizabeth Peyton, negli ultimi anni aveva conquistato crescente attenzione tra Europa, Stati Uniti e Asia grazie a una pittura capace di trasformare la memoria, il sogno e la fragilità della percezione in immagini di rara intensità.
Tornabuoni annuncia l’espansione della sede di Milano, che riaprirà in autunno con spazi espositivi raddoppiati e un nuovo programma di mostre. L’ampliamento milanese conferma il rafforzamento di uno dei principali player italiani del mercato internazionale del moderno e del dopoguerra.
La Spring Marquee Week di Christie’s a New York ha totalizzato 1,45 miliardi di dollari, il risultato più alto mai raggiunto dalla maison nelle aste di maggio. Al centro della settimana, la vendita della collezione SI Newhouse, capace da sola di generare oltre 630 milioni di dollari e di riscrivere i record mondiali di Jackson Pollock e Constantin Brâncuși. A seguire, il nuovo record d’asta di Mark Rothko ha completato una sequenza che restituisce un dato: il mercato resta selettivo, ma davanti a opere museali, provenienze irrepetibili e qualità assoluta, la domanda globale continua a muoversi senza esitazioni.



