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Ludovica Zecchini
Leggi i suoi articoliNel sistema dell’arte contemporanea, la fotografia continua a muoversi lungo una linea di tensione: linguaggio tra i più accessibili e diffusi nella pratica artistica, gode di una circolazione ampia ed economica delle opere, salvo raggiungere picchi di valore estremamente elevati nelle sue espressioni più significative. Una duplice natura che emerge con chiarezza osservando le prossime aste di aprile organizzate da Phillips a New York. Le vendite si articolano attorno all’asta live dell’11 aprile, affiancata da una tornata online (2–10 aprile), e presentano opere che attraversano il modernismo, il secondo dopoguerra e la contemporaneità, provenienti da importanti collezioni americane ed europee. All’interno del catalogo si inserisce anche Sebastião Salgado: A Life’s Voyage, nucleo articolato tra vendita in sala e online, a conferma di una strategia che intreccia narrazione curatoriale e diversificazione dell’offerta.
All’interno di questo scenario si colloca la scelta di Phillips di porre in apertura «Freischwimmer 123» (2004) di Wolfgang Tillmans, stimata tra i 150-250 mila dollari. Non solo un lavoro emblematico della sua ricerca senza macchina fotografica, basata sulla manipolazione diretta della luce, ma anche un indicatore della temperatura del mercato. L’artista, pur registrando una lieve flessione dei valori nel 2025, mantiene una presenza capillare e trasversale nelle aste internazionali, segno di una domanda diffusa e stratificata.
A dialogare con questa dimensione sperimentale è «The Family (A Work in Progress)» (1976) di Richard Avedon, commissionata da Rolling Stone in occasione del bicentenario degli Stati Uniti. I 31 ritratti che compongono il lavoro restituiscono una mappa del potere politico, culturale ed economico dell’epoca, trasformando il dispositivo fotografico in strumento di analisi sociale. L’opera è stimata 150-250 mila dollari.
Richard Learoyd, Seated Phie, stima 30-50 mila dollari
Il Modernismo è rappresentato da Tina Modotti e Edward Weston, le cui opere condensano rigore formale e tensione simbolica. «Bandolier, Corn, Sickle» (1927) di Tina Modotti rappresenta una natura morta dalla composizione rigorosa legata all’avanguardia messicana (stimata tra i 100-150 mila dollari), mentre «Nude (Tina on the Azotea)» (1923) di Edward Weston (stima 100-150 mila dollari) è un ritratto di Modotti che incarna la chiarezza scultorea e il rigore estetico della pratica del fotografo.
Il secondo dopoguerra trova espressione in immagini ormai canoniche come «Parade-Hoboken, New Jersey» (1955) di Robert Frank e «Untitled (Memphis)» (1971) di William Eggleston. In questo contesto, il lavoro sistematico di Bernd and Hilla Becher introduce una dimensione archivistica che ha profondamente influenzato le generazioni successive. La contemporaneità, tutt’altro che unitaria, emerge attraverso pratiche divergenti. Dalle costruzioni identitarie di Cindy Sherman alle sperimentazioni di Thomas Ruff, fino agli approcci di Catherine Opie, Vik Muniz, Richard Learoyd e Pieter Hugo. A chiudere idealmente il percorso è il nucleo dedicato a Sebastião Salgado, con 30 opere distribuite tra asta live e online. Dai cicli «Gold Mine» e «Kuwait: A Desert on Fire» fino alle immagini realizzate tra Amazzonia, Sahara e Antartide, il progetto ribadisce la persistenza di una fotografia intesa come testimonianza e presa di posizione etica.
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