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Era il 1926 quando, per volere di Ettore Modigliani, uno dei «padri nobili» della Pinacoteca di Brera, nasceva l’Associazione degli Amici di Brera e dei Musei milanesi, un’istituzione che da allora (come continua a fare tuttora) avrebbe dato un contributo sostanziale all’incremento delle collezioni, alla promozione dei restauri, all’attività e all’immagine della Pinacoteca milanese.
Fu la prima in Italia, un modello per tutte quelle che l’avrebbero seguita. Riuniva un gruppo di facoltosi (e generosi) esponenti della migliore cultura della città, a iniziare dal suo primo presidente Luigi Alberico Trivulzio (1868-1938), esponente di uno dei più antichi casati milanesi ed erede di una superba collezione d’arte, in cui figuravano i 12 «Arazzi dei Mesi» (su disegno di Bramantino), il «Codice Trivulziano» di Leonardo, la «Pala Trivulzio» di Mantegna, da lui ceduta in parte, nel 1935, al Comune di Milano. E fu lui, da presidente, a promuovere i primi doni degli Amici alla Pinacoteca: il «Pergolato» di Silvestro Lega (immagine simbolo dell’attuale mostra milanese sui Macchiaioli) e i ritratti dei duchi Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti, opera di Bonifacio Bembo. Tredici anni dopo il regime avrebbe chiuso l’Associazione (associazione a delinquere, ai loro occhi?), non senza aver costretto alla fuga nel 1938, con le leggi razziali, Ettore Modigliani (1873-1947). Nel 1939, però, poco prima della soppressione, gli Amici fecero in tempo a donare alla Pinacoteca una delle sue gemme più preziose, la «Cena in Emmaus» di Caravaggio.
Ettore Modigliani accompagna il principe Umberto di Savoia in visita a Brera
Rifondata nel 1949, grazie all’impegno di Fernanda Wittgens (1903-57), poi direttrice di Brera lei stessa, l’Associazione, attraverso i suoi presidenti e i suoi membri (per tutti, Emilio e Maria Jesi, che nel 1978 disposero il lascito alla Pinacoteca della loro straordinaria collezione di maestri del ’900; Lamberto Vitali, che nel 1997 donò la propria preziosa raccolta; Aldo Bassetti, donatore del ciclo delle «Fantasie» di Mario Mafai) non avrebbe più smesso di donare capolavori e di affiancare l’istituzione in ogni sua necessità.
Cento anni dunque dalla loro fondazione. Cento anni che saranno celebrati per l’intero 2026 con una serie di iniziative. Ce ne parla Carlo Orsi, che degli Amici di Brera è presidente dalla fine del 2020, nel periodo durissimo della pandemia, e che da allora si è mosso per dare ulteriore impulso all’Associazione, muovendosi per il riconoscimento come Onlus e per la sua iscrizione al Registro unico nazionale del Terzo settore, in modo da garantire maggiore sicurezza e trasparenza all’Associazione stessa e alle aziende che la sostengono, e stringendo importanti sinergie: «La nostra filosofia, spiega Carlo Orsi a “Il Giornale dell’Arte”, è la consapevolezza che Brera, al pari della Scala, non è Milano soltanto ma è l’Italia e il mondo: è un brand (consentitemi la parola) famoso ovunque. Detto questo, ciò che mi è sempre interessato è avere rapporti con altre associazioni, istituzioni, musei (la più recente con la Fondazione Luigi Rovati). Oggi bisogna far sistema soprattutto con istituzioni che abbiano bisogno di sinergie per essere meglio conosciute. Noi, come Ets (Terzo settore) non abbiamo introiti e viviamo della generosità dei soci e dei sostenitori esterni: uno di loro per esempio, sosterrà la pubblicazione del libro della storia degli Amici e delle loro donazioni, esposte e no, che uscirà in questo anno di celebrazioni (le stesse opere che in autunno saranno protagoniste di una mostra nelle Sale Napoleoniche). E alle donazioni passate degli Amici alla Pinacoteca si sono aggiunti di recente il ritratto (da me ritrovato) di Ettore Modigliani, grande direttore e soprintendente di Brera, che il pittore inglese Harold Knight dipinse nel 1930, quando lui organizzò l’imponente “Exhibition of Italian Art 1200-1900” alla Royal Academy di Londra. Ci sono poi i grandi cartoni di Francesco Hayez e Pelagio Palagi esposti di recente a Palazzo Reale nella mostra su Appiani, donati alla Pinacoteca dalla nostra consigliera Francesca Luchi in memoria del marito Guido Rossi, cui va aggiunto il ritratto, opera di Giuseppe Bossi (1777-1815), celebrato pittore e collezionista, e segretario dell’Accademia di Brera, a Ignazio Fumagalli, che segretario sarebbe stato dopo di lui: un legame doppio con Brera, che non potevamo lasciarci sfuggire. Al Comune di Milano, invece, doneremo l’archivio di James Stirling (1924-92), il famoso architetto inglese che lavorò negli scorsi anni ’80 a Palazzo Citterio (sua la sala ipogea che oggi porta il suo nome, Ndr), chiamato dall’allora presidente degli Amici, Ennio Brion, a ridisegnare il palazzo, che solo un anno fa si è potuto inaugurare grazie all’impegno del direttore generale Angelo Crespi. L’archivio andrà al Casva (Centro Alti Studi sulle Arti Visive, Ndr), l’istituzione comunale inaugurata di recente al QT8 (il quartiere pilota realizzato nel 1947, per l’ottava Triennale, Ndr) dove si conservano e valorizzano gli archivi di tanti maestri dell’architettura e del design. La collaborazione con l’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi è infatti intensa».
La Tessera famiglia con 120 euro all’anno consente l’ingresso a due adulti e fino a 5 minori, non necessariamente dello stesso nucleo familiare
I rapporti con le altre istituzioni della città sembrano infatti essere più fitti che in passato. Sto pensando per esempio alle «Storie dell’Arte», le lezioni tenute da studiosi di fama che si sono spostate dalla Sala Bassetti, nel Palazzo di Brera, al Piccolo Teatro.
Questo è uno degli strumenti con cui ci connettiamo alla città: pensate inizialmente soprattutto per i soci, le «Storie dell’Arte», curate dal nostro vicepresidente Marco Carminati, si sono aperte alla collettività, in collaborazione con il Comune e con il Piccolo: dagli 80 posti iniziali siamo passati ai 500 dello scorso anno, che sono andati sempre esauriti. Quello con la cittadinanza è un rapporto che si era un po’ perduto, cui invece io tengo molto. Abbiamo poi introdotto la Tessera famiglia (120 euro all’anno per due adulti e fino a 5 minori, non necessariamente dello stesso nucleo familiare, Ndr) con numerosi benefit, e operiamo nel sociale rapportandoci con realtà come Itaca e altre associazioni che si occupano delle fasce più deboli. Credo che sia nostro compito restituire alla città ciò che si è ricevuto.
Tuttavia, tornando alle donazioni, mi sembra che quelle clamorose del passato (penso alla «Cena in Emmaus» di Caravaggio ma non solo a quella) non si ripetano più.
Quelle donazioni erano legate a un tessuto sociale (quello dei grandi industriali e delle grandi famiglie lombarde) che si è disgregato. Milano, è vero, non è più presente com’era un tempo. Certo, una defiscalizzazione più facilmente accessibile (così come accade fuori d’Italia) sarebbe di grande aiuto. Occorrerebbe uno supporto da parte dello Stato, su molti fronti: penso per esempio agli sforzi del direttore generale Angelo Crespi per poter aprire tutti i giorni Palazzo Citterio, e agli ostacoli che incontra quotidianamente con burocrazia, sindacati e molto altro. E dire che Brera è un unicum: è una sorta di magnifico «condominio» in cui ci sono istituzioni come la Pinacoteca, con i suoi tesori d’arte, la Biblioteca Braidense e l’Accademia di Belle Arti; c’è l’Orto Botanico e c’è l’Osservatorio astronomico, con il telescopio perfettamente restaurato di Giovanni Schiaparelli (l’astronomo che fu suo direttore dal 1862 al 1900, Ndr), che quasi nessuno conosce anche perché l’orario di accesso è ridottissimo. Una visione unitaria e, come dicevo, supportata e agevolata dallo Stato, potrebbe fare del palazzo di Brera un luogo unico al mondo.
Gli Amici di Brera, cos’altro possono fare, ora, per contribuire?
Ciò che io ho cercato subito di fare, è stato di dare all’Associazione una struttura che possa andare avanti anche senza di me: sono entrato nel tempo del Covid e ho trovato debito sostanzioso. Ora siamo in attivo, e c’è un’ottima struttura, che funziona su tanti fronti: non solo sulle donazioni ma sui restauri (quest’anno sosteniamo il restauro di «La Donna al sole»,1930, capolavoro di Arturo Martini destinato a Palazzo Citterio), sul sociale, sulla didattica, sulla famiglia. Tutto ciò accade grazie ai collaboratori, il cui ruolo è fondamentale, e grazie alla generosità dei nostri soci e dei soci corporate.
Il presidente degli Amici di Brera, Carlo Orsi
Il vicepresidente degli Amici di Brera, Marco Carminati
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