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Luigi Gallo

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Luigi Gallo

Dal capolavoro di Laurana ai melaranci: gli ultimi restauri al Palazzo Ducale di Urbino

Il 17 giugno il direttore uscente Luigi Gallo presenta i lavori che hanno interessato il Salone del Trono, le Sale meridionali affacciate sul cortile del Pasquino e tutto il precedente recupero del piano nobile, in cui ha sede la Galleria Nazionale delle Marche

Stefano Luppi

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Luigi Gallo (Roma, 1966) lascia la direzione della Galleria Nazionale delle Marche in Palazzo Ducale e la Direzione regionale Musei Nazionali Marche per assumere il nuovo incarico di direttore della Pinacoteca Nazionale di Bologna e dei Musei emiliano romagnoli. E nella «Città in forma di palazzo», come la definì Baldassarre Castiglione ne Il Cortegiano (1528), il dirigente ministeriale «chiude» idealmente il 17 giugno, con la presentazione di quattro anni di lavori in diverse parti dello storico edificio (otto ditte coinvolte), finanziati in varie tranche attraverso il Pnrr per un totale di 6 milioni di euro, cui se n’è aggiunto uno del MiC. Gallo, il direttore generale Musei del MiC Massimo Osanna, lo storico dell’arte Giovanni Russo, l’architetto Francesco Primari e le restauratrici Giulia Papini e Marta Manfredi presenteranno quanto è stato fatto nel Salone del Trono e nelle Sale meridionali («dei melaranci») affacciate sul cortile del Pasquino, utilizzate anche come laboratorio di restauro temporaneo per interventi di manutenzione su opere su tavola e porte intarsiate del piano nobile. In questi anni si è proceduto alla messa a norma degli impianti elettrico e antincendio su circa 5mila metri quadrati di superficie, alla realizzazione di un nuovo impianto di illuminazione e di un sistema di monitoraggio microclimatico delle sale museali e al riordino museografico di ampia parte della collezione permanente della Galleria.

Una veduta della Soprallogge del Palazzo Ducale di Urbino dopo il restauro

Nel Salone del Trono, l’ambiente più ampio del palazzo, espressione della maestria di Luciano Laurana (1420 ca-79) e caratterizzato dalle celebri iniziali sul soffitto «FC» («Federico conte»), sono stati eseguiti lavori di adeguamento impiantistico e restauro delle superfici pavimentali e murali. Tutta la lunghezza di 35 metri ha riacquistato una più omogenea luminosità attraverso la riapertura di cinque finestre sul lato del Cortile d’Onore che erano state tamponate durante il restauro eseguito da Guglielmo Pacchioni nel 1938. Si è poi proceduto alla realizzazione di un nuovo sistema illuminotecnico e alla manutenzione conservativa dei sette cartoni per gli arazzi del ciclo degli «Atti degli Apostoli» commissionato da papa Leone X de’ Medici a Raffaello Sanzio nel 1515-16 per la Cappella Sistina. Durante i lavori nel Salone sono emerse tracce degli alloggi di strutture di sostegno per gli apparati effimeri progettati per le feste del tempo di Federico da Montefeltro e, come citano le fonti, per l’esibizione della commedia latina «Calandria» del cardinale Bernardo Dovizi da Bibbiena nel 1513.

Nelle tre sale meridionali, dette «dei melaranci» poiché qui i della Rovere (1508-1631) ricoveravano le piante di arance dolci, poi divenute sede del legato Apostolico (1631-1860) e appartamento del sottoprefetto prima di divenire parte del Museo nazionale nel 1916, si è intervenuti sulle superfici pavimentali la cui decorazione potrebbe essere stata suggerita da Leon Battista Alberti (1404-72) nei luoghi probabilmente abitati anche dalla contessa Battista Sforza (1446-72).

Una veduta dello Studiolo di Federico da Montefeltro al Palazzo Ducale di Urbino

Nelle Sale «dei melaranci» si è anche proceduto al riordino museografico delle tavole trecentesche, tra cui quelle dei riminesi Pietro, Francesco da Rimini e Giovanni Baronzio oltre ad Allegretto Nuzi, Puccio di Simone, e dei Crocefissi, come quello monumentale di influenza giottesca proveniente dalla Chiesa di San Francesco di Urbino.

Sotto la direzione di Gallo nel Palazzo Ducale si è proceduto a restauri per «step». Il primo è stato quello dell’Appartamento della Jole che ospita anche la «Flagellazione» di Piero della Francesca (1412 ca-1492), seguito dall’Appartamento degli Ospiti, dov’è collocata la «Madonna di Senigallia» sempre di Piero. Dopo la riapertura dell’Appartamento del Duca, con lo Studiolo e l’altrettanto celebre «Città Ideale», lo scorso 18 dicembre è stata la volta della conclusione dei lavori all’Appartamento della Duchessa, con il riallestimento museale lungo il percorso espositivo delle opere di Giovanni Santi e di Raffaello, ma anche Timoteo Viti e Girolamo Genga.

Gallo, che ha curato la mostra «Federico Barocci Urbino. L’emozione della pittura moderna» (cfr ilgiornaledellarte.com) ha dichiarato: «Urbino mi mancherà molto, soprattutto la luce del mattino dello stesso arancione dei quadri di Barocci. Oltre ai lavori al Palazzo Ducale in cui ha sede, i fondi del Pnrr hanno permesso la totale revisione museografica della Galleria Nazionale delle Marche, resasi necessaria essendo trascorsi quarant’anni dal riordino del soprintendente Paolo Dal Poggetto (1933-2019), e l’incremento delle collezioni. Non solo abbiamo condotto il restauro estensivo del piano nobile, affrontato nella sua complessità architettonica, collezionistica e impiantistica, ma avviato una sistematica campagna di interventi conservativi sulle opere. Trattamenti di anossia estensiva finalizzati alla disinfestazione e alla stabilizzazione dei materiali sono stati applicati alle pale, alle porte istoriate, ai soffitti e allo Studiolo di Federico da Montefeltro, riaperto al pubblico il 30 maggio dello scorso anno. Si tratta di un’azione capillare che contribuisce in modo determinante alla tutela preventiva e programmata, restituendo leggibilità e piena valorizzazione al palazzo e al suo patrimonio artistico. D’ora in avanti sarà inoltre possibile monitorare puntualmente il microclima assicurando lo stato di conservazione delle opere, mentre il nuovo sistema di illuminazione e i nuovi ausili per la visita assicureranno una migliore fruizione».

Una veduta del Palazzo Ducale di Urbino

Stefano Luppi, 02 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

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