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Stefano Luppi
Leggi i suoi articoliDopo quasi un trentennio di porte sbarrate, a Ferrara riapre al pubblico oggi, 18 giugno, Palazzo Prosperi-Sacrati, uno degli edifici di maggior pregio della Ferrara Estense, collocato a due passi da Palazzo dei Diamanti.
La struttura, firmata da Biagio Rossetti (1444-1516), infatti, venne eretta nel cosiddetto quadrivio rossettiano degli Angeli tra il 1492 e il 1514 per il medico ducale di Ercole I e Alfonso I, Francesco da Castello (scomparso nel 1511), nell’area dell’Addizione Erculea appunto di Rossetti.
Il Comune ferrarese lo ha acquistato nel 1999 e cinque anni dopo ha avviato una prima ristrutturazione rifacendo la copertura e rimuovendo numerosi controsoffitti non pertinenti, lavori proseguiti nel 2007, per essere però subito bloccati fino a dopo il forte sisma del 2012.
Con i fondi post-terremoto è stato possibile far ripartire i lavori su una superficie di circa 2.700 metri quadrati.
«Questo restauro da oltre 7 milioni di euro (uno specifico finanziamento del MiC oltre a 1,7 milioni dalla Regione Emilia-Romagna e 600mila euro del Comune), durato tre anni, ha spiegato alla inaugurazione il sindaco Alan Fabbri, ha restituito un edificio monumentale che sarà sede di una nuova destinazione museale ed espositiva, implementando così la vocazione di tutta l’area che comprende i Diamanti, Spazio Antonioni e Palazzo Massari (anch’esso di prossima riapertura) sede del Museo dell’Ottocento, del Museo Giovanni Boldini e del Museo d’Arte Moderna e Contemporanea Filippo de Pisis. Il 29 giugno scadrà un bando di concessione del Comune per rendere Prosperi-Sacrati un nodo vivo della vita culturale ferrarese, affidando lo spazio a un soggetto con vocazione culturale e museale, capace di costruire sinergie e dialogare con i poli citati vicini».
Une veduta interna di Palazzo Prosperi-Sacrati
Une veduta interna di Palazzo Prosperi-Sacrati
Il progetto architettonico che ha ridato vita a Palazzo Prosperi-Sacrati è firmato da Studio di Architettura Zermani e Associati di Parma con la direzione lavori di Paolo Zermani: «Il progetto, spiega, si fonda su tre principi: rigore, continuità costruttiva e leggibilità dell’evoluzione storica. Abbiamo lavorato sul riconoscimento e sulla trasmissione delle misure antiche di Prosperi-Sacrati attraverso una filosofia di intervento che ha puntato all'eliminazione degli elementi incongrui aggiunti al corpo originario, al consolidamento strutturale, al restauro e alla reintegrazione delle parti decorate, dotando l’edificio dei servizi per la nuova destinazione museale. Il recupero del rapporto con il giardino, abbattendo due porzioni novecentesche ha completato la restituzione del palazzo alla sua postura urbana originaria, con la ricostruzione differente dei muri perimetrali».
Tra gli interventi si possono segnalare il consolidamento sismico dell’intero organismo edilizio mentre sul fronte decorativo sono stati recuperati i frammenti degli apparati pittorici e plastici antichi ancora presenti, decorazioni e lacerti di affreschi posti sotto le originali travi lignee dipinte.
L’ampio scalone monumentale settecentesco del palazzo, un raro esempio di ampia scala elicoidale a pianta ellittica con gradini in pietra di Verona, è stato recuperato restituendo ai marmi e agli stucchi il chiaroscuro originale così come la facciata in laterizio a vista, con il celebre portale marmoreo in stile veneziano che rappresenta il più evidente e magnifico tratto distintivo dell’edificio.
Conclude Paolo Zermani: «L’allestimento museale è concepito come macchina espositiva reversibile, con pareti in cartongesso distanziate dalle murature, impianti integrati a minimo impatto e illuminazione su binari regolabili. Il giardino riqualificato completa l'offerta con spazi per eventi all’aperto e i recupero si è ispirato al settecentesco “Prospetto del Palazzo orti e giardini” che documenta l’importanza del binomio edificio-giardino nella filosofia rossettiana».
Une veduta interna di Palazzo Prosperi-Sacrati
Stefano Luppi
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