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Cristina Kristal Rizzo, «Sonno. Lungo Reno Bologna, Live Arts Week X», 2021

Foto Luca Ghedini, courtesy di Xing

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Cristina Kristal Rizzo, «Sonno. Lungo Reno Bologna, Live Arts Week X», 2021

Foto Luca Ghedini, courtesy di Xing

Alla festa (mobile) ci pensa l’artista

Prende spunto da una mostra immaginata, e mai realizzata, da Alberto Boatto il progetto itinerante del collettivo bolognese Xing. Esiste nella contemporaneità neoliberale e iperproduttiva, un’idea di festa che non coincida con consumo, spettacolarizzazione o dispositivo identitario?

Stefano Luppi

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A cinquant’anni dall’intuizione mai realizzata dal critico d’arte Alberto Boatto (1929-2017), che nel 1976 propose per la Galleria d’Arte Moderna di Bologna una serie di eventi performativi legati alla socialità, Xing, organizzazione culturale basata nel capoluogo emiliano, torna a interrogare il rapporto tra arte, temporalità e comunità attraverso «Festa», un progetto diffuso che ha visto il debutto lo scorso 10 maggio all’Expo di Bologna con «Addio alle carni» di Simon Vincenzi e che entro il 2027 attraverserà Bologna, Torino, Cesena, Firenze, Milano e Riola. Gli organizzatori lo definiscono una «costellazione» di attività performative a visione gratuita commissionata ad artisti invitati a ripensare radicalmente il concetto appunto di «festa» attraverso una serie di analisi del regime percettivo e sociale. 

Il riferimento teorico a Boatto è dunque centrale dal momento che il critico immaginava una «mostra di eventi» capace di sottrarre l’arte all’immediatezza produttiva e alla funzionalità sociale, assegnandole uno spazio di irriducibilità poetica. Xing riprende oggi tale tensione, aggiornandola all’interno delle live arts e delle pratiche performative contemporanee, ambiti che l’organizzazione esplora da oltre vent’anni attraverso esperienze come Netmage, «F.I.S.Co.» e Live Arts Week. La questione posta da «Festa» è radicale: esiste ancora, nella contemporaneità neoliberale e iperproduttiva, un’idea di festa che non coincida con consumo, spettacolarizzazione o dispositivo identitario? La riflessione così esplora rave party, processioni, potlach (rito cerimoniale di scambio e ridistribuzione di beni praticato da alcune popolazioni del Pacifico), parate, ritualità private e manifestazioni politiche, individuando caratteristiche che sfociano nei campi dell’estetica e della nuova socialità postpandemica. I prossimi appuntamenti annunciati da Xing delineano differenti declinazioni del progetto. 

Il 18 settembre, presso Fondazione Merz di Torino, Riccardo Benassi (Cremona, 1982) presenterà «Tecnosistemix. Le ultime fabbriche rimaste in lontananza intonano gospel ripetitivi…», una ricerca centrata sulle relazioni tra infrastrutture tecnologiche, linguaggio e desiderio. L’11 dicembre sarà la volta di Claudia Castellucci (Cesena, 1958) con «Convegno di gente che non ha più bisogno dell’Arte / Senz’Arte», ospitato al Centro Comandini di Cesena. Figura cruciale della scena teatrale europea, Castellucci sviluppa da decenni una ricerca che intreccia filosofia, pedagogia e coreografia. 

Stefano Luppi, 17 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

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