Il Kupferstichkabinett (Gabinetto dei Disegni e delle Stampe) di Berlino dal primo marzo al 15 giugno presenta la mostra «L’Universo Cavaliere Azzurro» che unisce alle sue importanti opere di artisti di Der Blaue Reiter, icona dell’Espressionismo tedesco, quelle da Kunstbibliothek, Museum Europäische Kulturen e Neue Nationalgalerie e da collezioni private tedesche (per un totale di 90 opere esposte) in questa mostra curata da Andreas Schalhorn.
Der Blaue Reiter, momento culturale tanto fondante per l’arte del XX secolo quanto di ardua classificazione, nacque dalle «affinità elettive» fra artisti tedeschi e russi (tra gli altri, Vasilij Kandinskij, Franz Marc, Paul Klee, August Macke, Alexej von Jawlensky, Marianne von Werefkin e Gabriele Münter) attivi a Monaco dal 1911 al 1914, quando la Prima guerra mondiale portò alla fine fisiologica del movimento con il russo Kandinskij costretto a lasciare la Germania e Macke (nel 1914) e Marc (nel 1916) morti entrambi in trincea. Pur successiva a Die Brücke (nato a Dresda nel 1905), l’altro gruppo da cui partì l’Espressionismo tedesco, l’attività di Kandinskij e dei suoi compagni non si caratterizzò mai in senso politico e allo stesso modo, benché nato anche sull’onda del coevo Futurismo italiano, Der Blaue Reiter non produsse un proprio manifesto estetico e programmatico, ma come unica attività pubblicò a gennaio 1912 (ripubblicato a fine 1914) Der Blaue Reiter Almanach, sorta di quaderno letterario fra arte, poesia e musica (del gruppo fece parte anche il dodecafonico Schoenberg) con 14 articoli e 140 tavole di opere contemporanee, col titolo ripreso dal dipinto di Kandinskij del 1903 che battezzò il movimento.
Sempre cosmopolita e interdisciplinare, l’approccio del Blaue Reiter si pone quasi speculare agli altrettanto coevi fauve francesi, per il condiviso senso lirico e gioioso della vita, declinato nell’ideologia estetica e creativa di Kandinskij e Marc centrata sullo «Spirituale nell’Arte» (arte come «espressione» visiva dell’esperienza interiore): poetica che portò Kandinskij a svincolare colore e forma da qualsiasi riferimento concreto e ad aprire la via all’Astrattismo. Non a caso, il nome del movimento (nato dall’amore di Kandinskij per il blu e da quello di Marc per i cavalli) esplicita il blu come colore della spiritualità (più intenso è, più esprime l’aspirazione al sublime e all’eterno).
La mostra è divisa in sette sezioni tematiche: l’Almanach; la Prima Mostra (1911-12) alla Modernen Galerie Heinrich Thannhauser di Monaco con 43 opere di 14 artisti fra i quali Henri Rousseau, Heinrich Campendonck, Robert Delaunay, Kandinskij, Macke, Marc, Gabriele Münter e Schoenberg; la Seconda Mostra (1912) alla Galerie Neue Kunst Hans Goltz di Monaco che, oltre a esporre opere di Paul Klee e Alfred Kubin, coinvolse autori esterni al Blaue Reiter (fra cui André Derain, la russa Natal’ja Gončarova, Ernst-Ludwig Kirchner ed Emil Nolde) e vasto spazio diede a disegno e grafica. A seguire Franz Marc e l’«animalizzazione dell’arte» con gli animali e il colore simbolo dell’espressione divina; lo scambio poetico e sentimentale fra Marc e la poetessa Else Lasker-Schüler; le figure femminili del gruppo: Gabriele Münter e Marianne von Werefkin (compagna del membro Alexey von Jawlensky) e infine la Sturm-Galerie berlinese, «spin-off» della rivista letteraria «Der Sturm» (creata nel 1910 su modello dell’italiana «La Voce» di Firenze, 1908-16) e inaugurata nel marzo 1912 con la mostra di Der Blaue Reiter e Oskar Kokoschka e xilografie di Heinrich Campendonk.
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Franz Marc, «Ruhende Pferde», 1912. © Staatliche Museen zu Berlin, Kupferstichkabinett / Dietmar Katz
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August Macke, «Landschaft mit hellem Baum», 1914. © Staatliche Museen zu Berlin, Kupferstichkabinett / Volker-H. Schneider