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Fotografia multispettrale di G. Ware

Courtesy Antiquity Publications

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Fotografia multispettrale di G. Ware

Courtesy Antiquity Publications

È stato decifrato il nome di un astronomo-matematico maya attivo circa 1.250 anni fa

L’iscrizione, in cui si legge il nome di Sak Tahn Waax, fa parte di un insieme di 52 «microtesti» matematici e astronomici rinvenuti tra il 2010 e il 2012 sulle pareti di una camera intonacata del sito di Xultun, all’interno del complesso archeologico di San Bartolo-Xultun, vicino al confine con il Messico

Giorgio Valentini

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Per la prima volta emerge dall’anonimato il nome di uno scienziato della civiltà maya. Si chiamava Sak Tahn Waax, «Volpe dal petto bianco», ed era un astronomo-matematico attivo circa 1.250 anni fa. La sua firma compare al termine di una complessa formula astronomica e matematica dipinta sulle pareti di una struttura residenziale dell’antica città di Xultun, nel Guatemala settentrionale.

La scoperta, pubblicata sulla rivista «Antiquity», rappresenta il primo caso noto in cui un’opera scientifica dell’epoca classica maya (250-900 d.C.) possa essere attribuita a un autore identificabile. Secondo Franco Rossi del Massachusetts Institute of Technology, che ha guidato la ricerca, il ritrovamento dimostra il valore riconosciuto agli specialisti del calcolo e dell’astronomia nella società maya.

L’iscrizione fa parte di un insieme di 52 «microtesti» matematici e astronomici rinvenuti tra il 2010 e il 2012 sulle pareti di una camera intonacata del sito di Xultun, all’interno del complesso archeologico di San Bartolo-Xultun, vicino al confine con il Messico. I testi, molto deteriorati, sono stati decifrati grazie a rilievi, fotografie ad alta definizione e tecniche di elaborazione digitale delle immagini, che hanno consentito di interpretare undici glifi fondamentali.

La formula firmata da Sak Tahn Waax introduce osservazioni astronomiche finora sconosciute, relative al calendario rituale di 260 giorni, all’anno solare e ai movimenti di pianeti come Venere e Marte. Gli studiosi ritengono che questi calcoli servissero a stabilire le date più propizie per eventi politici e religiosi, dalla consacrazione dei sovrani alla costruzione dei monumenti.

L’importanza del ritrovamento va oltre l’identificazione del suo autore. La stanza sembra infatti essere stata un laboratorio di scrittura e produzione dei codici maya: gli archeologi vi hanno rinvenuto anche strumenti per la fabbricazione della carta, ipotizzando che i testi murali costituissero bozze preparatorie per manoscritti oggi perduti. In un contesto in cui quasi tutti i libri maya sono scomparsi a causa della fragilità dei materiali organici, queste iscrizioni offrono una testimonianza eccezionale dell’intreccio tra arte della scrittura, scienza e cultura visiva nella civiltà mesoamericana.

Giorgio Valentini, 14 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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