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L’edificio che odspita a Washington la Smithsonian Institution, conosciuto anche come «Il Castello»

Foto tratta da Wikipedia. Foto: Nate Lee | CC BY SA 4.0

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L’edificio che odspita a Washington la Smithsonian Institution, conosciuto anche come «Il Castello»

Foto tratta da Wikipedia. Foto: Nate Lee | CC BY SA 4.0

Effetti dello «shutdown»: chiudono i musei della Smithsonian

I 21 enti afferenti al complesso di Washington serrano i battenti. Ci si chiede quale sarà l’impatto sulla loro programmazione futura

La Smithsonian Institution, rete di musei di Washington, attaccata svariate volte negli ultimi tempi dall’amministrazione Trump, ha ricevuto un altro duro colpo questo fine settimana, quando il protrarsi della «chiusura» del governo l’ha costretta a chiudere i battenti per il prossimo futuro. Nelle scorse settimane questo ente, che riceve la maggior parte dei suoi finanziamenti dal governo Usa, aveva utilizzato i propri fondi per rimanere aperto. Inizialmente aveva previsto di chiudere il 6 ottobre, poi aveva prolungato l’apertura fino all’11 del mese.

Non è il primo museo della capitale degli Stati Uniti a chiudere a causa dello «shutdown» (la procedura del governo federale Usa che coinvolge il settore esecutivo ogniqualvolta il Congresso non riesce ad approvare la legge di bilancio, e quindi il rifinanziamento delle attività amministrative): la National Gallery of Art è chiusa dallo scorso fine settimana. Ma quella della Smithsonian, le cui 21 istituzioni comprendono l’Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, lo Smithsonian American Art Museum e la National Portrait Gallery, è finora la maggior chiusura di questo tipo.

Durante l’ultimo shutdown del governo in ordine di tempo, avvenuto tra fine 2018 e inizio 2019, i dipendenti del complesso di musei erano stati lasciati senza stipendio. Non era immediatamente chiaro che cosa sarebbe successo questa volta. Il 10 ottobre la Casa Bianca ha annunciato di aver avviato un altro ciclo di licenziamenti durante lo shutdown.

L’attuale chiusura è iniziata il primo ottobre ed è ora alla sua seconda settimana. È causata dai disaccordi tra Democratici e Repubblicani sulla politica sanitaria. Prima dello shutdown, i Democratici hanno cercato di annullare i tagli alla sanità effettuati dai Repubblicani, mentre i Repubblicani hanno invitato i Democratici ad accettare il loro piano di finanziamento.

Quale sarà ora l’impatto sulla programmazione futura della Smithsonian? Alla fine di questo mese, lo Smithsonian American Art Museum ha in programma di inaugurare una mostra dedicata alla pittrice statunitense Grandma Moses (1860-1961); si terrà? La National Portrait Gallery ha già rinviato una mostra legata a un concorso di ritrattistica che avrebbe dovuto inaugurarsi il 18.

I rapporti tra la Smithsonian e il governo, del resto, sono tesi fin dall’inizio di quest’anno. A marzo, Trump ha emesso un decreto esecutivo in cui denunciava la Smithsonian, sostenendo che fosse «caduta sotto l’influenza di un’ideologia divisiva, incentrata sulla razza». Da allora ha pubblicato un elenco di opere d’arte (tra cui alcune legate alla migrazione e all’identità transgender) esposte nei suoi musei con un tono di condanna.

La National Portrait Gallery è stata particolarmente colpita da questo clima divisivo. La sua direttrice, Kim Sajet, si è dimessa dopo che Trump ha annunciato di averla licenziata. Sempre in questo museo, l’artista Amy Sherald ha annullato una prevista tappa della sua mostra itinerante, sostenendo che l’ente l’aveva censurata, chiedendole di rimuovere un dipinto raffigurante una donna trans di colore in posa come la Statua della Libertà.

Gaspare Melchiorri, 13 ottobre 2025 | © Riproduzione riservata

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