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Giuseppe M. Della Fina
Leggi i suoi articoliNel pomeriggio del 29 maggio 1975, a Grosseto, «alla presenza delle autorità locali e di un numeroso pubblico», prese avvio il X Convegno di Studi Etruschi e Italici, dedicato al tema «La civiltà arcaica di Vulci e la sua espansione». Massimo Pallottino, nella veste di presidente dell’Istituto di Studi Etruschi, tenne un intervento per illustrare le finalità scientifiche dell’incontro, i cui lavori si conclusero nella giornata del 2 giugno. In quei giorni, cogliendo l’occasione del congresso, vennero inaugurate due strutture museali: il Museo Archeologico e d’Arte della Maremma a Grosseto e l’Antiquarium statale vulcente, divenuto oggi il Museo Archeologico Nazionale di Vulci.
Nel volume degli Atti, pubblicato nel 1977 (Leo S. Olschki Editore), scorrendo l’elenco dei partecipanti ci si rende conto che erano presenti tutti i maggiori etruscologi italiani ed europei del tempo.
A quell’esperienza, a cinquant’anni di distanza, si ricollega esplicitamente già nel titolo, «Vulci e il suo territorio. 50 anni dopo», un nuovo convegno promosso dall’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale e la Fondazione Vulci.
L’incontro si svolgerà a Montalto di Castro (Vt), presso il Teatro Lea Padovani, dal 16 al 18 ottobre e sarà l’occasione per presentare le ricerche portate avanti su Vulci negli ultimi decenni, che hanno consentito di comprendere meglio il ruolo svolto dalla città nelle dinamiche sociali, culturali, economiche e politiche dell’Etruria. Un ruolo di primo piano e di ponte tra l’area tirrenica e quella interna.
Il convegno si articolerà su cinque sessioni: nella prima verrà presa in esame la fase di formazione della città e il rapporto con il territorio che controllava; nella successiva è prevista un’analisi del fiorente artigianato artistico vulcente con un’attenzione particolare data ai contesti che ne hanno restituito le testimonianze.
La terza sessione sarà dedicata alla storia delle ricerche, il cui avvio su larga scala va individuato negli scavi promossi, a partire dal 1828, da Luciano Bonaparte, uno dei fratelli di Napoleone, divenuto principe di Canino. Una stagione dell’archeologia vulcente che si accompagnò a una dispersione notevole del patrimonio archeologico locale. Nella successiva protagonista sarà la sfera del sacro con la presentazione, tra l’altro, dei risultati delle campagne di scavo portate avanti da Mariachiara Franceschini e Paul P. Pasieka.
Nella sessione finale si prenderanno in esame i contatti commerciali e culturali tra Vulci, i centri del territorio e realtà più lontane, come, ad esempio, la Sardegna.
Una curiosità conclusiva. Nell’elenco dei partecipanti del convegno del 1975, figura un giovane etruscologo, che conseguirà il diploma di specializzazione solo nell’anno successivo: è Giuseppe Sassatelli, l’attuale presidente dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici.
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Con l’etruscologo Giuseppe M. Della Fina scaviamo nelle pagine di un romanzo o di un racconto e tra i versi di una poesia alla ricerca di oggetti di un passato lontano (per comprenderne il significato e il valore che perdurano nel tempo)
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