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Redazione
Leggi i suoi articoliNato 35 anni fa, nel 1991, il Lofoten International Art Festival-Liaf è l’appuntamento biennale d’arte più «vecchio» della Scandinavia e, probabilmente, il più settentrionale del panorama internazionale. Si svolge infatti nell’arcipelago che sorge sulla costa nord-occidentale della Sápmi/Norvegia, appena sopra il Circolo Polare Artico. Organizzato e gestito dal North Norwegian Art Centre in collaborazione con il comitato direttivo del Liaf, il Festival, con un approccio sensibile alla complessità del luogo, tra fiordi e montagne, commissiona nuovi progetti e presenta opere di artisti locali e internazionali.
Il nuovo capitolo del Liaf, il 19mo, si terrà dal 28 maggio al 27 giugno 2027. A dirigerlo è stata chiamata la curatrice e autrice portoghese Filipa Ramos (Lisbona, 1978), la cui ricerca, incentrata sull’ecologia, reimmagina il rapporto tra esseri umani, animali e ambienti. Docente del programma di master presso l’Istituto d'arte della Fachhochschule Nordwestschweiz, a Basilea, dove tiene i seminari su Arte e Natura, Ramos è direttrice artistica del Loop Festival di Barcellona. Nel 2025 ha pubblicato The Artist as Ecologist (2025) e tra i progetti attuali figurano la serie di simposi in corso «The Shape of a Circle in the Mind of a Fish», creata con Lucia Pietroiusti, con la quale ha anche curato «Songs for the Changing Seasons» alla 1a Biennale del Clima di Vienna (2024) e «Persones Persons», l’8a Biennale Gherdeïna (2022).
Il Liaf non è legato a un luogo o a uno spazio permanente, ma si reinventa ogni volta insediandosi in strutture già esistenti nell’arcipelago, dove, nelle parole di Ramos, «il vento si muove tra le creste, i canti degli uccelli segnano il passare delle stagioni, i visitatori apportano e riportano portano via con sé accenti diversi, le barche scandiscono la vita quotidiana. Questi flussi ci ricordano che un luogo è fatto di voci, storie e relazioni». La proposta della neodirettrice artistica, che si è detta onorata di «lavorare per, con e all’interno di un territorio in cui le realtà artistiche e ambientali sono così strettamente legate» favorirà le «pratiche di ascolto attento e la loro capacità di riunire gli individui, comporre narrazioni diverse e plasmare nuovi immaginari. Nata dal mio impegno di lunga data con l’ecologia e dalla ricerca di promuovere forme di giustizia ambientale multispecie, la mia proposta per il Liaf 2027 parte dalla convinzione che l’arte apra modi unici di ascoltare, osservare e stare-con».
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